Le elezioni anticipate di cui non parla più nessuno

 

 Taccuino Italiano, 14 ottobre 2010 > Giornale del Popolo, Lugano

A poche settimane da quando in Italia sembrava si fosse a un passo dalle elezioni anticipate ormai di queste possibili elezioni anticipate non parla più nessuno. Perché? I motivi proclamati sono alti e nobili, e non è detto che siano del tutto insinceri, ma al di sotto di essi ce n’è  uno del quale nessuno parla, ma che ha avuto un peso determinante: i sondaggi riservati, che sia il governo che l’opposizione commissionano senza tregua, davano pessimi segnali. Il rischio che gli elettori, disgustati della politica in generale, o non andassero a votare o votassero in modo anomalo tanto da variare il quadro politico in modo imprevedibile, era così forte che Berlusconi ha cambiato idea e Bossi si è allineato senza grande fatica.  Dalle file dell’opposizione sia Bersani che Casini con molta compostezza si sono brevemente stracciati le vesti, ma tirando sotto sotto un bel sospiro di sollievo. Al momento solo Di Pietro chiede ad alta voce lo scioglimento delle Camere, immaginando di poter essere uno dei possibili grandi vincitori delle eventuali nuove votazioni. Ed è proprio per questo che i maggiori partiti sia del governo che della minoranza hanno tra loro silenziosamente convenuto di evitarle. 

 In questi giorni poi, come è comprensibile, in Italia fa notizia soprattutto il caso dei quattro militari italiani in missione in Afghanistan morti quando il loro blindato è saltato su una mina. Con loro sale a 34 il numero degli soldati della vicina Repubblica che hanno perso la vita in Afghanistan. Come è noto si tratta di militari di professione, e non di cittadini chiamati alle armi. In Italia infatti non c’è più il servizio militare di milizia. Anche se la morte sul campo è nel loro caso un rischio professionale da mettere in conto,  l’opinione pubblica resta tuttavia comprensibilmente commossa. Solo per completare l’informazione aggiungiamo poi che i quattro caduti, alpini della Julia, appartenevano a quella nuova realtà dell’Esercito italiano a causa delle quale gli attuali alpini non hanno più niente a che vedere con gli alpini “storici”, forze legate al territorio e inquadrate in reparti che prendevano nome dalla zona di reclutamento. La Julia sarebbe la brigata friulana, ma dei quattro caduti tre erano meridionali e uno toscano. E in genere l’attuale esercito italiano è formato in larghissima parte da giovani del Sud.

L’emozione, dicevamo, è più comprensibile, ma obiettivamente aiuta anche la classe politica a far dimenticare,  almeno ancora per qualche giorno, i problemi di fondo della politica italiana. E, come purtroppo già tante volte è accaduto,  aiuta pure ad evitare che dalla stampa e dall’opinione pubblica vengano delle domande sgradite ai comandi militari. Accadde così dopo la distruzione alla caserma dei carabinieri di Nassirya (Iraq), che era del tutto priva di una protezione adeguata a reggere all’attacco di un veicolo guidato da un terrorista suicida. E così anche adesso è molto probabile che nessuno domanderà come mai  un convoglio di autocarri così consistente fosse preceduto solo da un’autoblindo e non anche da un veicolo corazzato caccia-mine.

Trascorsi i giorni del doveroso lutto nazionale l’Italia tornerà comunque al suo attuale problema di fondo: l’alternativa tra un governo che resta in carica ma non governa, e il ricorso a votazioni anticipate che potrebbero squilibrare seriamente il cosiddetto “quadro politico”.  Posto così il dilemma è senza sblocchi. Una via d’uscita però ci sarebbe: un governo che si rimette a governare costi quel che costi. Al prezzo cioè di passare da una maggioranza forte sulla carta, ma debole nei fatti perché troppo eterogenea, a una maggioranza ridotta, magari traballante sulla carta, ma forte nei fatti perché ben più compatta  e determinata.  Riusciranno i nostri eroi…  Vedremo

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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