Mettere sul mercato la RAI: la riforma urgente che purtroppo Berlusconi non può comunque fare

Prisma n.6/nuova serie, 23 ottobre 2010

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom — che non aveva mai avuto nulla da ridire su Rai3 e su sue trasmissioni come “Anno Zero”, “Report”, “Ballarò” e  “Che tempo che fa/Vieni via con me” — ha ufficialmente diffidato il TG1, diretto da Augusto Minzolini, accusandolo di dar prova di un “forte squilibrio” a favore del governo. Da un lato è un’iniziativa che sfiora l’offesa al comune senso del pudore, ma dall’altro è anche la scoperta dell’acqua calda. Il TG1 pende da sempre a favore del governo del momento: è per così dire la sua vocazione. Chi ha più anni se lo ricorda democristiano, post-democristiano, di centro-sinistra, di centro-destra, poi di sinistra e così via. Nel passato svoltava con più eleganza, ma erano tempi più facili. Il TG3 nonché l’intera RAI 3, come sanno anche i bambini, ha invece sempre e comunque un analogo “forte squilibrio” a favore dell’area politica di sinistra, ma questo all’Agcom non fa problema alcuno. Poi da una parte e dall’altra ci sono le cadute di stile, ma appunto è di cadute di stile che si tratta, non di differenze di sostanza. Ciascuno cade poi a modo suo, secondo i punti deboli della rispettiva cultura politica. A destra l’avversario diventa allora uno che ti fa arrabbiare, magari imbestialire, ma non è innanzitutto qualcuno da odiare. A sinistra invece l’odio e il disprezzo sono di regola il punto di partenza. E’ molto interessante al riguardo andarsi a rileggere il discorso con cui Robespierre chiese la condanna a morte di “Luigi Capeto”, ossia dello sventurato Luigi XVI. E’ il prototipo cui poi hanno attinto, magari senza saperlo, i giacobini di tutti i tempi, dai massimi ai minimi — da Lenin giù giù nel baratro fino a Michele Santoro e a Milena Gabanelli — per invocare l’eliminazione del loro nemico, dall’ultimo re di Francia al “rinnegato Kautsky” fino ad arrivare a Berlusconi. L’avversario non è uno che ha un progetto  opposto al tuo, che  la pensa diversamente da te e al quale perciò a buon diritto ti opponi per rispettabili motivi politici, non per motivi personali. No, è  uno che non pensa; è uno stupido e ipso facto un disonesto, un difensore di sordidi interessi, qualcuno in fin dei conti che dovrebbe sparire dalla faccia della terra.

Stando così le cose la questione da porsi sarebbe tutt’altra. Ci sarebbe piuttosto da domandarsi che cosa mai sia il cosiddetto “servizio pubblico radio-televisivo”. La risposta è semplice: è una colossale finzione che viola un principio di fondo della democrazia, ovvero la libertà di stampa, e funge da ideologia giustificativa a copertura degli interessi di una parte importante dell’ampio settore parassitario della burocrazia centrale. Nel nostro Paese infatti questa burocrazia è costituita non solo da burocrati ministeriali ma anche e sempre di più da burocrazie para-statali parallele, le due più rilevanti e voraci tra le quali sono appunto la RAI e l’Alitalia. Non c’è alcun bisogno di un “servizio pubblico” radiotelevisivo. Se qualcuno pretendesse di creare un “servizio pubblico” della stampa o di Internet istituendo un unico grande editore nazionale incaricato di produrre in grande perdita, a spese dei contribuenti,  testate varie guidate da direttori nominati da questa o da quella forza politica, certamente l’opinione pubblica (o quel che oggi ne resta) si mobiliterebbe, e a ragione, in difesa della libertà di stampa.  Nel campo radiotelevisivo la RAI è esattamente questo, erede non a caso dell’EIAR, l’ente radiofonico monopolistico voluto a suo tempo da Mussolini. Se fosse stata un po’ più autenticamente democratica di quanto in realtà era, l’Italia post-fascista avrebbe dovuto abolirlo, e non soltanto cambiargli nome. Se sarebbe stato giusto allora ancor più lo sarebbe adesso, anche se è di certo più difficile. In nome della libertà e anche a difesa delle tasche dei contribuenti la RAI deve semplicemente essere messa sul mercato, con tutte le garanzie perché i potentati nazionali e soprattutto internazionali del mondo della comunicazione non se ne facciano un boccone. Si potrebbe pensare a distinguere tra la struttura di emissione, insomma la “rete”, e le strutture di produzione dei programmi giornalistici e non. La prima potrebbe andare sul mercato senza specifici vincoli, mentre alle seconde sarebbe opportuno garantire forme di azionariato diffuso nonché collegi di autorevoli garanti a tutela del loro rispettivo specifico orientamento. In nome della libertà non ho alcuna obiezione a che vada in onda “Anno Zero”. Mi irrita però che vada in onda anche a mie spese. Non sopportando il suo settarismo ipocrita non lo guardo e non lo guarderei. Non sopporto però di dovermelo pagare pure io. Mettere sul mercato la RAI è una riforma urgente che tra l’altro non solo non costerebbe niente, ma anzi farebbe guadagnare qualcosa allo Stato. Purtroppo però è una riforma che comunque Berlusconi, grande proprietario di reti televisive, non può assolutamente fare. Se ci provasse sarebbe ahimè più che mai sommerso da accuse di interessi privati in atti d’ufficio; e ne ha già abbastanza.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Mettere sul mercato la RAI: la riforma urgente che purtroppo Berlusconi non può comunque fare

  1. stefano ghidoli ha detto:

    A proposito di “avversario” e “nemico”: al Meeting di Rimini di quest’anno, l’intervento della Presidente della Repubblica di Irlanda si poteva condensare così – la Politica è tale solo se sono in grado di vedere nei miei avversari degli interlocutori capaci anche di suggerirmi idee valide, perchè l’intelligenza e la saggezza non abitano mai da una parte sola. Se non è così, ma l’avversario è visto come nemico, la politica si è corrotta in potere. Quando ho sentito queste parole ho pensato che se nel silenzio della propria coscienza ogni italico boss avesse scovato un briciolo di dignità, l’indomani avremmo avuto dimissionario il 90% dei così detti personaggi che contano: politici, amministratori, giornalisti, magistrati e chi più ne ha ne metta a iniziare dai segretari delle assemblee di condominio. Ecco perchè ci sono paesi che si rialzano velocemente dopo batoste colossali (Irlanda docet per rimanere in tema) ed altri che rimangono perennemente al tappeto ko, a scazzottarsi furibondi ad esempio sulla RAI. E’ sempre più vero il proverbio che il pesce puzza dalla testa.

  2. alberto ha detto:

    Caro Roberto,
    tutto vero:la Rai è ributtante.In tanti anni ha solo rubato tutto il possibile e servito gli interessi più bassi dei partiti.Non ha quasi mai prodotto niente di vendibile all’estero e mai nessuna idea….mah!E vogliono anche il canone….ma hai ragione:non si potrà fare nulla,morirà succhiando soldi lentamente,molto lentamente,come Alitalia;ci vorranno una ventina d’anni perchè vinca su tutta la linea Sky…..un’altra occasione sprecata…

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