“Rivolta dei rifiuti”: Napoli gigante snervato, smarrito e perciò incline alla follia

Taccuino Italiano,  27 ottobre 2010  > Giornale del Popolo, Lugano

Quella che ora pudicamente viene definita la “crisi dei rifiuti” si è riaperta a Napoli. Le immagini televisive di manifestanti che incendiano auto e camion della spazzatura, e che bloccano le vie di accesso a una nuova discarica anche a prezzo di violenti scontri con la polizia, fanno il giro del mondo causando alla città (e tra l’altro anche in certa misura anche a tutta l’Italia) un danno di immagine gigantesco.  L’assurdità di tali comportamenti è tale che guardando  la TV uno stenta a credere ai propri occhi. Siccome però le cose stanno proprio così occorre piuttosto domandarsi quale mai sia lo stato di cose che conduce a tali degenerazioni.

Diciamo allora in primo luogo che la “camorra” spiega poco o niente. E’ ovvio che in un caos del genere la delinquenza organizzata ha buon gioco, ma si tratta di una conseguenza e non di una causa; anche se poi è una conseguenza capace di assumere nel tempo capacità di autopropulsione. Le radici dello sconquasso sono molto più complesse e anche molto più lontane: risalgono alla  formazione  dello Stato italiano, un processo del quale Napoli può a buon motivo venire definita la grande vittima.  Quando nel 1861-70 si giunse all’unità politica dell’Italia nella forma accentrata imposta dalla casa di Savoia, Napoli era di gran lunga la più grande città del Paese, l’ex capitale del più vasto tra gli Stati pre-unitari e infine la sede di una dinastia, i Borboni di Napoli, che tra le case reali italiane era l’unica realmente radicata in Italia e che continuava a godere  di seguito popolare nel territorio che su cui aveva regnato.  La classe di governo del nuovo Stato temeva molto Napoli, tra l’altro pericolosamente vicinissima a Roma, la nuova capitale. Quest’ultima con grandi spese venne allora fatta crescere a danno dell’antica capitale borbonica perché, come venne detto chiaro e tondo in Parlamento, ne prendesse il posto quale “nuovo foco”  del sud della Penisola. Demolire culturalmente ed economicamente una città di così grandi risorse, che nel secolo XIX  veniva considerata una della più vivaci capitali europee, non era cosa che si potesse fare in un giorno. Purtroppo però il processo avviato dall’Italia post-risorgimentale continuò anche dopo.  Più che mai in  epoca fascista; ma anche l’Italia democratica post-bellica non fu da meno.  E così oggi Napoli offre il drammatico spettacolo di una grande città mediterranea ormai priva di funzioni adeguate non solo al suo passato ma anche e comunque al suo presente:  quello di un “corpo” urbano con un peso demografico e una complessità sociale da metropoli che essendo svilito e inutilizzato si ammala aggravandosi sempre di più. Napoli è un gigante snervato, smarrito e perciò vulnerabile ad attacchi di follia. La “rivolta dei rifiuti” è solo il più recente di questi attacchi. Ciò detto resterebbero poi da aggiungere molti altri elementi, tra cui in primis la sperimentata incapacità della sua classe politica; e poi ancora la quantità di notizie di cronaca quotidiana che i telegiornali già si incaricano di fornire con dovizia e con rapidità ineguagliabili. Alla radice però c’è quanto qui ricordavamo. Quindi, ferme restando le urgenze del momento e il diritto-dovere istituzionale di garantire l’ordine pubblico e l’osservanza della legge, sul piano politico solo un grande e chiaroveggente programma di rinascita del ruolo metropolitano di Napoli potrà salvare questa antica e bella città dal ricorrente accumularsi in essa non solo dei rifiuti solidi urbani ma anche di ogni altro genere di spazzatura.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Taccuino Italiano e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a “Rivolta dei rifiuti”: Napoli gigante snervato, smarrito e perciò incline alla follia

  1. Dino Righi ha detto:

    Condivido la diagnosi sull’origine di tutto ma non giustificherei la “gente ” di oggi che si fa prendere da raptus di follia anche perchè la classe politica di cui parli è espressione di questa “gente”. Sulla necessità di rinascita concordo ma promossa da chi? Dalla stessa gente che oggi vediamo in TV ? O per rinascita intendi un processo educativo che trasformi i folli in persone?
    Complimenti per il tuo lavoro, ciao Dino

  2. determinata ha detto:

    spettacolo di sintesi… ora sì che comprendo meglio.
    Avrebbe dovuto “inviarlo” in anteprima a Santoro, così avrebbero potuto farsi un’idea più oggettiva anche i telespettatori che ieri sera hanno seguito Anno Zero.

  3. Giorgio Fontana ha detto:

    Caro Robi,
    non posso che darti ragione. Il problema è trovare chi e come sarà in grado di attuare un simile processo. Io ho lavorato per un anno intero a napoli a cavallo tra il 69 e il 70 e la città era sicuramente più pulita e sicura di quanto non sia oggi. Ho partecipato alla realizzazione dell’Alfsud, quindi con investimenti grandiosi per la città e la provincia. All’avviamento dell’impianto lo stabilimento produceva da 700 a 800 vetture al giorno, dopo 4 mesi la produzione era scesa a 350 vetture per la micronfittualità permanente. Dalla linea di produzione sparivano i motori ..!
    Nei primi anni 70 all’Alfa sono state fatte 100 ore di sciopero per promuovere il polo siderurgico di Gioa Tauro , non per aumenti, per i quali si facevano altri scioperi!

    Il sindacato è stato complice di questa dissoluzione insieme a una dirigenza incapace di reagire. Oggi sono responsabile di una azienda di 25 persone dove perdiamo ore a riempire fogli carta per rispondere a normative sulla sicurezza che forse possono avere un senso nei cantieri edili, ma non nell’industria manifatturiera.
    comunque certamente non applicate dai miei concorrenti europei, di sicuro non nel modo in cui la nostra burocrazia “borbonica” li richiede. A proposito perchè “borbonica”.
    A te le risposte al quesito.
    Omnes illic una fuimus .
    Giorgio F.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...