Il chiodo fisso che “Famiglia Cristiana” farebbe bene a non avere

Prisma n.7/nuova serie, 30 ottobre 2010

Una rivista che si chiama “Famiglia Cristiana” e che la maggior parte dei suoi lettori, seppure a torto,  ritiene essere una voce semi-ufficiale della Chiesa, non dovrebbe avere come chiodo fisso la polemica contro la vita privata e le vere o apparenti fragilità personali di un leader politico. Direi lo stesso se invece di Berlusconi il bersaglio di questa campagna fosse chiunque altro:  Bersani,  D’Alema ma persino un personaggio pericoloso per le sorti della democrazia italiana come Antonio Di Pietro.  Alla vigilia della recente sessione straordinaria del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, ho assistito a Milano a un interessante incontro con un prelato che vi avrebbe preso parte, promosso dagli editori di “Famiglia Cristiana” nel loro accogliente auditorium di via Giotto.  Ebbene, malgrado il tema della serata, che non aveva proprio nulla a che fare con la cronaca politica italiana, a un certo punto coloro che conducevano l’incontro sono  riusciti a tirare qualche frecciata contro Berlusconi.  C’è in questo accanimento qualcosa di maniacale, qualcosa che non aiuta ma anzi danneggia l’annuncio del Vangelo in Italia, ovvero ciò che innanzitutto sta e deve stare a cuore a tutti noi cristiani quali che siano le nostre scelte in campo politico.  Essendo la sfera della politica obiettivamente ambigua per natura, la scelte in tale sfera hanno un carattere prudenziale, non assoluto. Per quanto mi riguarda voto per il PdL,  ma non penso di certo di schierarmi perciò per la luce contro le tenebre. Mi sembra però maldestro, oltre che controproducente, che lo pensi chi fa la scelta opposta.

Secondo quanto si sente dire, sono  molti in Italia  quelli che se potessero vivrebbero come Berlusconi vive o dà l’impressione di vivere. Sia ben chiaro, io no. Non lo invidio, tutt’altro. Sarei ben contento di guadagnare un po’ di più di quanto guadagno,  ma essere ricco quanto lui mi imbarazzerebbe moltissimo.   Da quel che ho sentito raccontare  e che ho visto sui giornali, Villa Certosa mi sembra di un lusso per così dire ingenuo; e che nella sua ingenuità mi ispira simpatia ma non invidia.  Sono convinto, e lo divento sempre di più, che l’etica cristiana in tema di relazioni tra uomo e donna, e quindi di sessualità e di famiglia, sia la più giusta perché la più umana. Non solo l’etica ma anche le scienze fisiche insegnano che le grandi forze danno il massimo degli effetti soltanto quando vengono applicate in modo non casuale e disperso bensì stabile e concentrato. La regola vale non solo nella meccanica ma anche nell’esperienza umana  per quella grande forza che è l’attrazione sessuale. Quello  che in ambito cristiano si chiama il peccato non è la violazione di una norma magari nobile ma astratta. E’ uno spreco di risorse, come peraltro così bene viene espresso nella forma idiomatica, “E’ un peccato che  (…)”. Purtroppo per noi l’indulgenza verso il libertinaggio è il male oscuro del nostro tempo tanto che anche in ambienti come quello nel quale vivo si moltiplicano i casi di mariti che lasciano le mogli e di mogli che lasciano i mariti per futili motivi gettando irresponsabilmente i loro bambini nel dramma senza fine della condizione di figli di genitori separati. E’ un’epoca la nostra ahimè sempre più avara di buoni esempi di massa.

Tutto ciò chiarito, questo che cosa c’entra con la scelta tra un progetto politico basato sull’accento posto sulle energie positive della società civile oppure invece sul ruolo pianificatore dello Stato e delle grandi organizzazioni para-statali? Su una filosofia politica secondo cui compito dello Stato è creare le condizioni perché il bene comune venga via via realizzato dinamicamente dal meglio della società civile, oppure su un’altra e opposta filosofia politica, erede dell’epoca dei Lumi e poi delle rivoluzioni, secondo cui il potere politico fa il bene comune ed è sede naturale dell’equità? Su un’idea di solidarietà sociale basata sostanzialmente sulla responsabilità morale della persona e dei corpi sociali oppure sulla delega tendenzialmente esclusiva di tale compito allo Stato? Sarei ben lieto se il Carlo Magno del primo di questi due progetti politici ( nel quale per parte mia mi riconosco ritenendolo il migliore per le necessità del nostro tempo) fosse anche un San Francesco. Ne sarei ben lieto per lui, ma non lo pretendo. E non lo pretendo perché non c’entra con il bene comune, che è il propium della politica.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Il chiodo fisso che “Famiglia Cristiana” farebbe bene a non avere

  1. determinata ha detto:

    condivido quasi al 100%…

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