Riuscirà Bersani a sopravvivere in maniche di camicia all’inverno che avanza?

Prisma n.9/nuova serie, 13 novembre 2010

Quanti e quali pesci si tireranno in faccia da qui a domenica, che cosa faranno i “futuristi” lunedì? Riuscirà Bersani a sopravvivere in maniche di camicia all’inverno che avanza? Si rimetterà la giacca per legittima difesa correndo però il rischio che così non lo riconosca più nessuno?

Anche a costo di sembrare troppo snob vorrei prescindere da queste ed altre questioni di primo piano della cronaca politica di questi giorni, e richiamare invece l’attenzione sui problemi di fondo della vita pubblica del nostro Paese, quelli che davvero non dovrebbero farci dormire la notte. Citiamone uno non a caso: la pressione fiscale. Nel mondo non ancora globalizzato in cui vivevamo una volta  essa poteva essere vista in sostanza come qualcosa che giocava a vantaggio di alcuni, in linea generale i più poveri e precari, e a svantaggio di altri, in linea generale i più ricchi e i più garantiti. Lasciamo poi stare che, nella misura in cui la spesa pubblica si risolveva in uno spreco di risorse, alla fine ci perdevano quasi tutti. Adesso però le cose sono comunque radicalmente cambiate: nell’economia globalizzata, e anche in modo specialissimo nell’Unione Europea, una pressione fiscale maggiore di quella di altri Paesi nostri concorrenti — che quindi ci penalizza rispetto ad essi — è una perdita secca per tutti quanti. Diamo qualche cifra: secondo le statistiche ufficiali dell’ Ue la pressione fiscale rispetto al prodotto interno lordo in Italia è pari al 42,3 per cento; al 39,3 in Germania, al 33,8 in Polonia, al 36,2 nella Repubblica Ceca e nei Paesi Baltici a una percentuale compresa tra il 29,7 e il 31 per cento. Non stiamo parlando di Paesi poco sviluppati come la Romania o geograficamente remoti come il Portogallo o Cipro, ma di economie o geograficamente centrali o prossime al baricentro dell’Unione e di società comunque ricche di capacità professionali e di buoni sistemi universitari. Stando così le cose l’investitore interessato in genere al mercato europeo, tuttora il maggiore del mondo, perché mai dovrebbe venire a investire da noi? E c’è poi un caso ancora più clamoroso, quello della Svizzera, dove la pressione fiscale è al 29,7 per cento e per soprammercato c’è un decimo della burocrazia che abbiamo noi. Nelle aree del Nordovest alla frontiera con la Confederazione si registra con sempre maggior frequenza il caso di aziende anche medie e piccole (ditte di idraulica, di impianti elettrici tanto per fare degli esempi) che vanno all’”estero” con uno spostamento magari di qualche chilometro, dove hanno meno imposte e meno fastidi, e poi da lì operano in Italia. Per non dire di stabilimenti anche di grandi marche italiane di abbigliamento siti ad esempio nel Canton Ticino dove con capitali italiani si produce avvalendosi di lavoratori transfrontalieri italiani. E’ una questione di “nicchia”? Nient’affatto se è vero come è vero che entro 35-40 chilometri dalla frontiera con la Svizzera abita e lavora una popolazione attiva paragonabile a quella delle Marche e dell’Umbria sommate insieme. La risposta al problema, all’urgenza di una forte e rapida decrescita della pressione fiscale non può stare tuttavia in estemporanei tagli lineari della spesa, bensì in una rapida e radicale riforma della pubblica amministrazione della quale il taglio della spesa sia la conseguenza, non la causa. Ai tagli si deve arrivare, e in fretta. Partire dai tagli invece è tempo perso: l’unico risultato è un confuso polverone con grandi clamori, alcuni pochi risultati nel breve periodo, e tutto che nel lungo periodo torna come prima o peggio.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in La Nuova Bussola Quotidiana. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Riuscirà Bersani a sopravvivere in maniche di camicia all’inverno che avanza?

  1. determinata ha detto:

    …certo, la pressione fiscale è divenuta insostenibile a tutti i livelli ma, soprattutto a quelli medio-bassi… basta guardare un cedolino di stipendio di un lavoratore dipendente di qualunque categoria per farsene un’idea chiara
    … Berlusconi ha continuato a dire a destra e a manca che avrebbe ridotto le tasse… I dati però non puoi truccarli: sono un’invenzione fantastica… belli perchè impietosi… e da questi si evince che le promesse di riduzione della pressione fiscale sono rimaste lettera morta…

  2. determinata ha detto:

    … quanto a Bersani… gli consiglio di mettersi un indumento adatto alla stagione fredda…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...