Nucleare sì, nucleare no? Ma se siamo già nuclearizzati da decenni.

Prisma n.10/nuova serie, 20 novembre 2010

Non si può ignorare del tutto la cronaca politica del momento ma — considerato che ha poco o nulla a che fare con i problemi reali del nostro Paese — mi sembra saggio prescinderne con una certa regolarità. Lo faccio anche questa volta dedicando “Prisma” n.10, come già “Prisma” n.9, a un problema-chiave di cui non si parla. Facciamo ancora un esempio non a caso, quello del dibattito sull’energia nucleare in Italia, che comincia ancora, quando comincia, con il grande quesito: nucleare sì, nucleare no.

Ma di che cosa stiamo parlando? Una scelta a favore del nucleare che dal punto di vista della sicurezza ci riguarda molto da vicino (quantomeno che riguarda il nostro Nordovest e la Sardegna) è stata già fatta da decenni, anche se non da noi. La Svizzera, dove circa il 38 per cento dell’energia elettrica prodotta è di origine nucleare, ha quattro centrali e cinque reattori. La Francia, dove è di origine nucleare oltre il 75 per cento dell’energia elettrica, ha 19 centrali per un totale di 58 reattori; e 6 di queste centrali sono nel Sudest, in Linguadoca, in  Provenza e non lontano da Lione. Per la fetta di Italia di cui sopra, ed è una bella fetta come si vede, un eventuale grave incidente in una centrale nucleare del Sudest francese o della Svizzera avrebbe conseguenze ben più immediate e gravi di un analogo disastro in una ipotetica centrale nucleare prossima ventura in Sicilia o in Puglia. E comunque, tanto più considerando che nella parte d’Europa in cui l’Italia è situata i venti in quota soffiano prevalentemente da Nordovest a Sudest, gli effetti di un incidente grave in una di queste centrali si estenderebbero in breve tempo a tutto il nostro territorio. Ciò significa che non da ieri o l’altro ieri ma da decenni siamo già nuclearizzati sul lato dei rischi senza esserlo sul lato dei vantaggi.

Non amo l’energia nucleare, e al referendum indetto in materia nel 1987 feci parte di quella maggioranza di elettori che votarono contro. Ritenevo che il disastro di Cernobyl, avvenuto l’anno precedente, avesse confermato l’ipotesi che l’energia nucleare implicasse un rischio sproporzionato e anzi tendenzialmente infinito; che non si potesse procedere su tale strada finché non fosse stato risolto il problema dello smaltimento delle scorie; che infine un territorio come il nostro, che per circa un terzo è sismico, ponesse perciò un problema specifico gravissimo. Senza entrare nel merito della convenienza economica o politico-economica, e limitandomi qui alla questione della sicurezza, oggi devo riconoscere (e dovremmo riconoscerlo tutti) che il dilemma “nucleare sì, nucleare no” non ha più senso. Siamo circondati da una costellazione di centrali nucleari che si estende fino a 2-300 chilometri dai nostri confini terrestri a Nordovest e dalla Sardegna. Stando così le cose, discutere pro o contro il nucleare in sé diventa una pura e semplice perdita di tempo. Sarebbe molto più interessante andare a vedere su quali basi la gente in Francia e in Svizzera non teme più di vivere e di lavorare a due passi da centrali nucleari mentre ad esempio né i produttori né i consumatori diffidano di vini prodotti con uve coltivate attorno a centrali nucleari (è questo il caso, tanto per fare due nomi famosi, di parecchio “Côtes du Rhône” e di parecchio “Beaujolais”). Nei giorni scorsi la stampa elvetica ha dato notizia che l’Ispettorato Federale per la Sicurezza Nucleare approva per quanto lo concerne i siti di tre nuove centrali rispettivamente a  Beznau (Argovia), Gösgen (Soletta) e Mühleberg (Berna). Nessuna obiezione dai Comuni interessati e vasto consenso popolare, anche se l’Alleanza No al Nucleare e i Verdi svizzeri hanno espresso in proposito la loro “inquietudine”. Nè avrebbero potuto fare molto di più dal momento che in Svizzera alla scelta per il nucleare si è giunti a seguito di referendum: quindi nessuna minoranza militante può pretendere di essere il vero rappresentante di una presunta  volontà popolare ignorata dai politici. Non siamo sulla luna ma in un Paese il cui confine con l’Italia è a circa 50 chilometri da Milano, 12 da Varese e 0 da Como.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Nucleare sì, nucleare no? Ma se siamo già nuclearizzati da decenni.

  1. determinata ha detto:

    … quanto letto è condivisibile … continuo però ad associarmi a coloro che esprimono “inquietudine”… in Italia abbiamo sole e vento in abbondanza e se ci fosse la volontà politica ed economica…

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