Se non esce dal Palazzo Berlusconi non si salva

Taccuino Italiano, 14 dicembre 2010 > Giornale del Popolo, Lugano.

Il Parlamento italiano, come noto, ha rinnovato ieri a Roma la fiducia a Berlusconi e al suo governo mentre una manifestazione antigovernativa di piazza, indetta non a caso da una variegata “galassia” di gruppi di ultrasinistra (dai “centri sociali” al gruppo napoletano mobilitato contro la riapertura della discarica di Terzigno), metteva a soqquadro il centro elegante della città distruggendo arredo urbano, incendiando auto e attaccando le forze di polizia intervenute per sedare i disordini.

In Senato Berlusconi ha raccolto una maggioranza consistente, ma alla Camera dei Deputati è passato per soli tre voti. Da un lato dunque Futuro e Libertà, il gruppo di transfughi dalla coalizione di governo che fa capo a Gianfranco Fini, non è riuscito a farlo cadere, ma dall’altro egli deve trovare con urgenza il modo di rafforzare la propria maggioranza essendo chiaro che con un margine di soli tre voti alla Camera diventa molto difficile governare. Se poi ciò si dimostrasse impossibile allora diventerebbe inevitabile lo scioglimento anticipato del Parlamento e quindi il ricorso a nuove votazioni: un’eventualità che per ovvi motivi Bossi si augura apertamente, Berlusconi dice di non auspicare ma tuttavia di non temere, e invece l’opposizione di centro-sinistra vorrebbe evitare a tutti i costi. Da ieri pomeriggio a Roma, in buona o rispettivamente in mala fede, tutti gli alchimisti esperti di formule parlamentari sono all’opera per preparare ricette da proporre a Berlusconi. Gli alchimisti nemici elaborano ricette di pozioni velenose, che già sono oggi o nei prossimi giorni diverranno argomento di dotti editoriali su grandi giornali. Gli alchimisti amici invece lavorano ad elisir di lunga vita parlamentare, i cui possibili ingredienti già affioravano ieri sera nelle dichiarazioni televisive di alcuni di loro, tra cui in primis l’on. Cicchitto che, nella sua veste di capo gruppo alla Camera del partito di Berlusconi, era il generale vittorioso della giornata. L’idea sarebbe in sostanza quella di ricuperare i meno convinti tra i seguaci di Fini e soprattutto di portare nella maggioranza in tutto o in parte l’UDC di Casini, auspicabilmente senza di lui. E’ difficile infatti immaginare nel governo a fianco di Bossi un Casini che a ogni piè sospinto indica nell’alleanza con la Lega Nord l’origine di tutti i mali del PdL. Non è gran cosa, ma in fondo è tutto ciò che si può pensare stando all’interno di questi orizzonti. Non aiuterebbe però Berlusconi ad andare avanti a lungo.

Se però si va oltre, passando dall’orizzonte del proverbiale Palazzo a quello della società e dell’economia della vicina Repubblica, allora si apre qualche altra e forse più promettente prospettiva. Con tutti i suoi limiti, universalmente noti grazie all’impegno costante con cui il grosso della stampa italiana li scruta e li proclama, Berlusconi è oggi l’unico leader politico possibile di un processo di rinnovamento strutturale della vita pubblica italiana che le tutte forze più vive del Paese concordano nel ritenere urgente. Gli altri, da Fini a Di Pietro passando per Casini, Bersani e così via, rappresentano ed esprimono – diciamolo ancora una volta perché è questo il nocciolo della questione – il coacervo di interessi che per motivi diversi si oppone a tale rinnovamento. Fermo restando che se i suoi aiutanti riuscissero anche ad allargargli subito o quasi la maggioranza parlamentare gli darebbero una grande mano, Berlusconi dovrebbe a mio avviso soprattutto prendere una forte iniziativa politica annunciando e avviando un programma di governo orientato a quel rinnovamento davvero radicale in cui finora, preoccupato come era di avere sempre la massima popolarità e i massimi consensi, non si è mai davvero impegnato. Se lo facesse, penso che dal Paese gli verrebbe un ampio sostegno tale da influire positivamente anche sulla solidità e sulla crescita della sua maggioranza in Parlamento.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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