L’unica via di scampo dalla possibile bancarotta della Repubblica Italiana è il federalismo: quello vero però

C’è qualcosa di davvero strano se non di stravagante negli attriti, non solo esterni ma anche interni alla maggioranza di governo, che stanno emergendo attorno all’applicazione della legge  sul cosiddetto “federalismo fiscale”, una blanda riforma che più blanda non si può. Quello che oggi in Italia viene così definito non è altro infatti che un semplice meccanismo di nuova ripartizione di imposte che continuano a essere stabilite dal governo centrale e a venire raccolte e distribuite sotto l’ègida della sua amministrazione finanziaria: pertanto tutto ciò che potrà accadere in tale quadro non avrà nulla di autenticamente federale. Chi lo sostiene in buona fede ritiene che ciò costituisca in ogni caso un utile anche se piccolo passo in avanti, e speriamo che sia così.  Nella misura in cui tale legge verrà attuata (e purtroppo tutto induce a credere che lo sarà ben poco)  di certo ne verrà fuori  qualcosa di buono, anche se troppo lentamente. E’ però altrettanto sicuro che essa mancherà a uno degli obiettivi principali del federalismo autentico: la razionalizzazione, e quindi la riduzione della spesa pubblica, dunque delle imposte. Lo scorso 18 dicembre la stampa riferiva che il presidente piemontese Roberto Cota aveva giudicato “epocale” l’accordo in materia tra governo centrale e Regioni siglato il giorno prima a Roma: un documento non a caso tipicamente ispirato alla spicciola filosofia romanesca dell’ “io te ddo una cosa a tte, tu mme dai una cosa a mme”. Siccome  si deve credere che nella Lega Nord  sappiano  bene che cosa sia il federalismo, le ipotesi sono due: o Cota e i suoi condividono l’ardua speranza di chi crede di avviare così un processo che andrà ben oltre la lettera delle legge e dei suoi decreti attuativi, oppure anche loro – malgrado tutte le intemperanze verbali – non sono immuni dalla tendenza a scambiare le primogeniture con i piatti di lenticchie, eredi a sorpresa in questo della DC buonanima.

All’inizio di dicembre l’OCDE, l’organizzazione internazionale dei paesi più industrializzati del globo, ha pubblicato a Parigi i primi dati provvisori per il 2009 relativi al rapporto pressione fiscale/ produzione nazionale lorda negli Stati membri. Sulla stampa italiana ci si è in proposito per lo più concentrati a parlare del fatto che dentro l’Unione Europea col 43,5 di pressione fiscale il nostro Paese ha superato il Belgio e cosette del genere. Sarebbe comunque stato più importante sottolineare quanti punti in meno ha la Germania, nostro primo partner commerciale, e soprattutto la Polonia, che dentro l’Unione è il nostro più importante concorrente in diversi settori manifatturieri tra cui in primo luogo quello dell’auto, come ben sanno gli operai della Fiat. E’ rimasto ad ogni modo in ombra un elemento che è fondamentale: i Paesi davvero federali, come la Svizzera, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, hanno una pressione fiscale che o è addirittura inferiore (si veda il 24 per cento degli Stati Uniti) oppure si aggira attorno al 30 per cento, mentre tutti i maggiori Paesi centralizzati, compresa quindi l’Italia, sono sopra il 40 per cento di pressione fiscale. E’ per noi particolarmente significativo il caso della Svizzera, Paese col quale confiniamo o dove il livello di qualità della pubblica amministrazione è evidentemente superiore al nostro. In Svizzera la pressione fiscale è pari al 30,3 per cento, oltre dieci punti in meno della nostra. Che cosa garantisce tale stato di cose? Non chissà quale sistema di controllo bensì un semplice ma efficace principio: chi decide la spesa è anche colui che decide le imposte, essendo pienamente responsabile di fronte ai propri elettori sia della prima che delle seconde; pertanto, al di sotto di un “tetto” massimo di prelievo valido per tutti, nei campi di imposizione ad esso riservati ogni Comune e ogni Cantone può ridurre le imposte fin dove vuole. Questo provoca una positiva concorrenza al ribasso della pressione fiscale tra Comuni e Cantoni, orientata ad assicurare ai cittadini e ai residenti il massimo dei servizi richiesti al minor costo possibile. E siccome si possono fare referendum popolari anche in materia fiscale pure il governo federale è perciò soggetto a un effettivo controllo della spesa. Il diritto di referendum in materia fiscale è decisivo perché in questo campo un governo può magari imbambolare un Parlamento (specialmente quando come quello italiano è fatto di persone che di regola vivono solo di politica), ma non la massa degli elettori. Se sono certo che la cattiva amministrazione e l’evasione fiscale mi costeranno più tasse l’anno venturo, o viceversa che la buona amministrazione e la correttezza fiscale me le faranno diminuire, non c’è bisogno della Guardia di Finanza (che infatti in Svizzera non esiste) perché la Guardia di Finanza dei miei concittadini e del mio sindaco sono io stesso. E’ una cosa distante anni-luce dalla realtà del nostro Paese? E’ vero, ma siccome il collasso dell’economia italiana è invece dietro l’angolo c’è da sperare che quegli anni-luce vengano percorsi in un battibaleno.

NB. Rielaborazione di una nota già pubblicata nello scorso dicembre su La Bussola Quotidiana. La pubblico qui per prossimità anche che se in effetti non rientrava nella rubrica “Prisma”.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in La Nuova Bussola Quotidiana e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...