Agricoltura biologica/agricoltura industriale: un’auspicabile coesistenza pacifica

Robi Ronza, Prisma n.17/nuova serie, 7 gennaio 2011

“Nutrire il pianeta, energia per la vita”.  Malgrado la sua formulazione di compromesso inevitabilmente un po’ confusa (“Nutrire” o sta per “coltivare” o non ha molto senso), il tema dell’Esposizione Universale in programma a Milano nel 2015 si sta rivelando molto ben scelto dal momento che tocca una questione cruciale: quella della fertilità della Terra  ovvero della sua capacità di nutrire l’uomo, sin qui mai smentita in tutta la storia. Un processo che, al di là infatti di temporanei sfasamenti, da sempre tende a un equilibrio tra popolazione umana e risorse. Sia ben chiaro: sarebbe un grave errore se l’Esposizione del 2015 si riducesse soltanto al problema del rapporto tra popolazione umana e risorse alimentari. Diversamente che per gli animali, per l’uomo l’alimentazione non  è semplicemente nutrimento:  è convivialità, è cultura. Non  a caso il cucinare è un’attività esclusivamente umana, nessun animale fa cucina. Sottolineare questo aspetto è  di decisiva importanza se non si vuole che il grande evento del 2015 si riduca a essere soltanto una fiera dell’alimentazione e della sicurezza alimentare. Tutto ciò fermo restando (e riservandoci di tornare sull’argomento in una futura occasione), sta di fatto che il problema del rapporto popolazione umana/risorse alimentari  porta e porterà sempre di più alla ribalta il tema della coltivazione della terra e quindi del ruolo primario dell’agricoltura, che così tempestivamente Benedetto XVI sta  richiamando.

E’ interessante rilevare quanto invece tale tema fosse assente dalla precedente Esposizione Universale di Milano, quella che ebbe luogo nel 1906 per celebrare l’apertura del traforo ferroviario del Sempione.  Allora si era al culmine di quell’illimitata fiducia nella civiltà delle macchine che poi le Guerre mondiali avrebbero smentito tragicamente, mentre oggi invece si sente innanzitutto l’urgenza di riequilibrare l’impatto sull’ambiente dell’enorme forza che le macchine e la tecnologia hanno messo nelle mani dell’uomo.  Nell’immediato possono sembrare delle priorità opposte,  ma se si allarga lo sguardo si vede che non è  così. Si tratta piuttosto di due fasi del medesimo processo storico, la prima per così dire di accumulazione e la seconda di distribuzione, la prima di crescita e la seconda di consolidamento.

Per quanto in particolare qui ci riguarda, in tale prospettiva si sta delineando nel dibattito internazionale un grave rischio che è invece assolutamente da  evitare: quello di mettere in alternativa e quindi in conflitto da una parte l’agricoltura industriale, orientata alla produzione di massa di materie prime agricole poco differenziate e destinate al grande mercato planetario dell’industria alimentare, e dall’altra l’agricoltura artigianale originaria orientata alla produzione di alimenti molto tipici e culturalmente molto caratterizzati;   da una parte la “filiera lunga” e dall’altra la “filiera corta”; da una parte il transgenico e dall’altra il biologico. In un dibattito che rimbalza da un continente all’altro i campioni dei due schieramenti già si accusano a vicenda di voler affamare il mondo e  di difendere in realtà oscuri se non loschi interessi.  Occorre evitare che l’Esposizione Universale del 2015 diventi il grande campo di battaglia di questa guerra che non conviene a nessuno, che ha già fatto  molti danni e ancor più ne potrà fare in futuro. Ognuno di talii due tipi di agricoltura risponde, in situazioni e circostanze rispettivamente diverse,  a necessità altrettanto reali sia dei produttori che dei consumatori.  Pertanto e in sede culturale e in sede  politica occorre piuttosto lavorare perché  venga dato spazio al libero sviluppo tanto dell’agricoltura industriale quanto di quella artigianale originaria  opponendosi al dilagare di una  legislazione minutamente  prescrittiva ispirata all’esigenza non della sicurezza alimentare bensì della tutela degli interessi della grande industria. L’Esposizione Universale del 2015 potrebbe allora essere la grande platea planetaria su cui definire e sancire tale  assetto. Saranno poi i consumatori a decidere quanta parte del mercato sarà degli uni e quanta sarà degli altri; e molto probabilmente ce ne sarà per tutti.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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