Sopravviverà l’Europa alle pulsioni suicide che ora la scuotono?

Come mai l’Europa ha abbandonato i cristiani in Medio Oriente. > Il Sussidiario, 2 febbraio 2011.

Riuscirà l’Europa a sopravvivere alle pulsioni suicide che ora la scuotono? Ecco la prima domanda che dobbiamo farci alla notizia di episodi come quello dell’altro ieri a Bruxelles, dove l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, l’inglese lady Catherine Ashton, sollecitata a elaborare una bozza di dichiarazione comune di condanna delle persecuzioni delle minoranze cristiane nel Medio Oriente ma non solo, ha presentato ai ministri degli Esteri dell’Ue una bozza di testo nel quale si perorava genericamente la causa della libertà di religione e di fede nel mondo ma senza parlare né di cristiani, né di Medio Oriente.

Il ministro italiano Frattini, per iniziativa del quale la questione era stata posta all’ordine del giorno, è allora intervenuto chiedendo che il testo venisse modificato avendo in ciò il sostegno dei colleghi francese e polacco. Altri ministri si sono però opposti alla modifica. A questo punto, dal momento che in tale sede le decisioni si possono prendere solo all’unanimità, lady Ashton ha ritirato il suo testo promettendo di presentarne un altro in una prossima occasione. Che l’episodio sia squalificante per l’Unione Europea è di un’evidenza palmare. Per chi poi, come è il mio caso, le comunità cristiane in Medio Oriente non sono numeri ma anche volti, famiglie, chiese e luoghi, al pensiero di persone e di situazioni personalmente conosciute il disagio è ancora più grande. E’ vero che di recente sia il Parlamento Europeo che l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si erano finalmente espressi al riguardo in modo molto chiaro, ma questa ricaduta all’indietro dell’Ue, che è comunque un ambito di governo, ha in larga misura oscurato le iniziative dei due organismi parlamentari. Ad extra il disagio è grave, ma ciononostante, come si diceva, è innanzitutto ad intra che come europei dobbiamo preoccuparci. Siccome a prescindere dall’eredità cristiana l’Europa non c’è, pretendere di censurarla equivale a spingere la nostra civiltà verso il suicidio. La questione dunque non riguarda solo chi fa fede a quanto Cristo disse di sé, ovvero di essere non un profeta e nemmeno un maestro di vita morale bensì il figlio di Dio venuto sulla terra a salvare gli uomini. Riguarda pertanto tutti gli europei, tutti coloro che amano vivere con la cultura, con i diritti e con le libertà con cui si vive qui da noi, anche quando credono che tutto ciò nasca dai Lumi e dalla Rivoluzione francese, e non da un cammino molto più lungo e complesso che inizia in Giudea al tempo di Erode.

Materialmente, tecnicamente, militarmente l’Occidente è fin troppo forte. E’ sul piano etico-culturale che l’Europa in particolare è oggi pericolosamente fragile. Il nichilismo, il relativismo, l’ateismo volgare di massa sono una catastrofica perdita di tempo e di energie che ci si può permettere soltanto quando non si ha nulla da temere da nessuno. Se mai ci fu un tempo in cui l’Occidente, l’Europa furono in tale condizione oggi è certo che non lo sono più. Da un punto di vista obiettivo il pericolo è peraltro relativamente modesto: il divario di potenza tra noi e tutto il terrorismo islamista attuale o immaginabile continua ad essere enorme: come al loro tempo le Brigate Rosse anche oggi questo terrorismo è come il leone scappato dal circo: è un pericolo mortale per il passante disarmato in cui s’imbatte, ma alla fine matematicamente il leone non si mangia la città; è la città che elimina il leone. In Europa oggi il vero problema non è dunque la debolezza materiale bensì la grande ombra scura della debolezza morale e della fragilità culturale di massa che paradossalmente i Lumi al tramonto stanno lasciando dietro di sé. Con buona pace di Lenin la storia sta dimostrando che il vero oppio dei popoli non è la religione ma l’ateismo. E episodi come quello accaduto l’altro ieri a Bruxelles lo confermano. Che fare? Diremo allora parafrasando Lenin suo malgrado. Ferma restando nell’immediato la necessità della legittima difesa, a lungo termine, come suggerisce MacIntyre, non c’è altro da fare se non rimettersi sulle orme di san Benedetto.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Sopravviverà l’Europa alle pulsioni suicide che ora la scuotono?

  1. stefano ghidoli ha detto:

    Magistrale come sempre, grazie.

  2. determinata ha detto:

    … stefano ghidoli mi ha “rubato” le parole…

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