Gheddafi? Chi era costui?

Prisma n. 23/nuova serie,  26 febbraio 2011

Muammar Gheddafi, al cui cruento tramonto stiamo assistendo in questi giorni, è o era al potere da 42 anni: un primato assoluto, tanto più notevole se si considera che egli è sempre rimasto un privato cittadino senza mai assumere alcuna carica istituzionale, forte solo del titolo, che si era dato da sé, di “Guida della Rivoluzione”. Non volle nemmeno procedere  nella carriera militare conservando sine die il grado di colonnello che ricopriva quando, nel 1969, guidò il colpo di Stato che portò alla caduta del regno di Idris I e alla nascita della Repubblica di Libia “araba, libera e democratica”. Il potere non è qualcosa che nessuno vuole e che perciò resta infine in mano al più sciocco della compagnia. Come è noto si  tratta di una merce  richiestissima. Perciò chi lo conquista e lo conserva può essere magari anche perfido e squilibrato (si pensi ad esempio a Hitler), ma non è mai stupido. Venendo al caso di Gheddafi,  considerarlo un matto non aiuta né a capire chi sia, né a capire come la Libia può sopravvivergli.
Nei suoi 42 anni di potere Gheddafi  è  riuscito a restare in sella giostrando con abilità sia all’interno del paese che sullo scacchiere internazionale. Andò al potere proponendosi come campione di una “terza via” tra comunismo e capitalismo secondo un programma in cui la dottrina del nazionalismo pan-arabo s’intrecciava con principi di matrice socialista europea.   Ciò gli assicurò per diversi anni la benevolenza dell’Internazionale socialista e più in generale  di quegli ambienti dell’establishment progressista europeo che oggi fanno la parte degli  anti-Gheddafi della prima ora. Questo gli consentì di espellere dalla Libia nel 1970 nell’arco di due mesi 20 mila coloni italiani, dopo aver sequestrato senza il minimo indennizzo tutti i loro beni, senza grandi mobilitazioni da parte della stampa italiana e senza nemmeno alcuna seria resistenza da parte del governo di Roma dell’epoca. Si ebbe allora l’impressione che si barattasse l’acquiescenza nei confronti di questa espulsione di massa con il tranquillo sviluppo della presenza dell’ENI in Libia.  La massima parte di questi coloni erano agricoltori, che coltivavano in Cirenaica poderi loro assegnati dal regime fascista quando ancora la Libia era una colonia italiana. Quindi  può darsi che la loro presenza in Libia non fosse più politicamente sostenibile. Resta il fatto che il nostro governo del tempo non solo si lasciò cogliere di sorpresa dall’iniziativa di Gheddafi  ma anche nemmeno tentò  di ottenere che l’esodo avvenisse in modo graduale e che ai coloni si riconoscesse un indennizzo per il valore che il loro lavoro aveva aggiunto a terreni che al momento dell’assegnazione erano o mal coltivati o più spesso incolti.

La vicenda è importante anche ai fini della comprensione dei successivi sviluppi del  regime di Gheddafi.  Il colonnello ne ricavò il convincimento che pestando i pugni sul tavolo all’Italia e all’Occidente in genere si poteva far  ingoiare qualunque cosa.

In seguito assunse una posizione sempre più  fortemente anti-americana e anti-israeliana fino a sostenere gruppi terroristici. Nell’aprile 1986 il presidente americano Reagan arrivò al punto di ordinare un bombardamento improvviso sulla sua residenza a Tripoli.  I bombardieri lanciati da una portaerei in navigazione nel Mediterraneo distrussero l’edificio ma Gheddafi sfuggì  all’attentato, a quanto pare perché il presidente del Consiglio italiano del tempo, Bettino Craxi, lo avvisò di quanto stava per accadere ritenendo (molto probabilmente a ragione) che la sua repentina scomparsa avrebbe creato in Libia un vuoto politico che sarebbe stato probabilmente colmato da qualcuno peggiore di lui.  Il coinvolgimento della Libia di Gheddafi in attività terroristiche giunse al culmine il 21 dicembre 1988 quando su un Jumbo della compagnia aerea americana Pan Am, in volo sopra la piccola città scozzese di Lokerbie, esplose un ordigno che era stato installato nelle sue stive da agenti dei servizi segreti libici. Morirono tutte le persone a bordo e inoltre 11 abitanti di Lokerbie tra le macerie delle case distrutte dalla caduta al suolo dei rottami dell’aereo.

Crollato il muro di Berlino e finita la “Guerra fredda” nel 1991 con la disfatta dell’Unione Sovietica, per Gheddafi e per molti altri personaggi simili a lui viene meno la possibilità di continuare a giostrare giocando sull’antagonismo Usa/Urss.  Il colonnello decide perciò di cambiare politica: cessa ogni sostegno al terrorismo, interviene in alcuni conflitti africani nel ruolo per lui inusitato del pacificatore, e si riavvicina all’Occidente, che lo accoglie a braccia aperte. Il 20 gennaio 2003 la Libia viene eletta nientemeno che presidente della Commissione dell’Onu per i diritti umani; nell’agosto susseguente chiude a modo suo l’incidente di Lokerbie pagando 2,7 miliardi di dollari a titolo di indennizzo agli eredi delle vittime dell’attentato. Il 15 maggio 1988 gli Stati Uniti la cancellano dall’elenco degli Stati ritenuti sostenitori del terrorismo. Il 16 ottobre 2007 viene eletta a larghissima maggioranza, e con il voto favorevole degli Usa e dei paesi dell’Unione Europea, membro del Consiglio di Sicurezza; nel 2009 viene chiamata ad assumere la presidenza dell’Assemblea generale dell’Onu e in quel medesimo anno la Gran Bretagna rimette in libertà gli agenti libici a suo tempo arrestati e condannati per la strage di Lokerbie. In questo quadro Roma si mette al lavoro per risolvere ogni contenzioso con Tripoli. Si tratta di un processo che si compirà con Berlusconi ma che era iniziato con D’Alema, come varrebbe la pena di ricordare a quei leader del PD che adesso si stracciano le vesti additando l’attuale premier come reo per aver concluso  il trattato di Bengasi (30 agosto 2008) e aver  poi ricevuto Gheddafi a Roma in visita di Stato con tutto ciò che di pittoresco  ne è  conseguito.

Che cosa fare adesso?  Adesso occorre fare di tutto perché la transizione in atto in Libia abbia luogo nel modo meno catastrofico  possibile. Il nostro Paese ha molte carte da giocare al riguardo. Speriamo che le sappia giocare bene.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Gheddafi? Chi era costui?

  1. determinata ha detto:

    …aaahhh… finalmente un po’ di chiarezza… confidavo nella sua rubrica… e non ero la sola. Per cui…ora condivido con un gruppo di fan…

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