Il girotondo attorno a Schengen conferma che l’Europa di Maastricht e’ finita. Un’Unione Europea ci vuole, ma bisogna farne un’altra.

Prisma n.26/nuova serie, 8 aprile 2011

A giudicare dalla faccia e dal comportamento che avevano quando si sono presentati alla stampa, l’incontro di ieri a Milano tra il nostro ministro dell’Interno Roberto Maroni e il suo collega francese Claude Gueant è stato quello che nel linguaggio diplomatico si usa definire un “franco scambio di vedute”, ovvero se ne sono dette di tutti i colori.
Sulla questione dei permessi temporanei ognuno è rimasto sulle proprie posizioni ma poi, forse per non dare proprio l’impressione che l’incontro fosse totalmente fallito, si sono detti d’accordo su un’iniziativa tanto spettacolare quanto inutile: dei pattugliamenti navali congiunti al largo delle coste tunisine, frettolosamente definiti una specie di blocco navale da cronisti tanto inesperti quanto desiderosi di fare colpo. E se poi incontrano dei barconi in navigazione in mare aperto questi mezzi navali italiani e francesi che cosa possono fare per fermarli? Gli ingiungono di invertire la rotta? Ma che cosa fanno se questi proseguono? Anche soltanto accostandoli rischiano di farli affondare come tragicamente accadde a una corvetta italiana ai tempi dell’esodo degli albanesi verso le coste della Puglia.
Lasciamo allora stare i pattugliamenti, che appunto anche se si faranno non serviranno a niente, e veniamo invece alla questione dei permessi temporanei, che l’incontro Maroni-Gueant non ha risolto. In effetti, all’ombra del trattato di Schengen, una coperta che si può tirare nelle più diverse direzioni, hanno ragione tutti quanti. Anche se i giornali italiani quasi mai ne hanno parlato, l’Unione Europea versa regolarmente all’Italia dei fondi ad hoc a copertura della spesa straordinaria che le deriva dall’essere la frontiera marittima sud dell’Unione più facilmente raggiungibile da immigranti illegali (illegali ma non clandestini, se le parole hanno ancora un senso, visto che giungono nient’affatto di nascosto ma anzi di solito scortati in porto addirittura dalle nostre forze di guardia costiera). Considerato il pratico azzeramento dell’afflusso via mare di immigranti illegali registratosi negli ultimi anni, alla richiesta di ulteriori stanziamenti Bruxelles ha perciò replicato che avremmo dovuto avere dei fondi inutilizzati in cassa ovvero avremmo dovuto giustificare perché non li avevamo. Siccome però si tratta di fondi che vanno a finire in calderoni indifferenziati la risposta diventava molto difficile. Allora si è preferito gridare che l’Unione ci ha lasciato soli e giocare piuttosto la carta del permesso di soggiorno temporaneo, prevista dal trattato di Schengen, ben sapendo che la massima parte di coloro che approdano sulle nostre coste non punta a restare in Italia ma è in viaggio verso la Francia, la Germania e altri Paesi renani. Quindi chi riceve il permesso di soggiorno temporaneo, valido in tutta l’area di Schengen, salvo eccezioni lascia l’Italia appena può. Sembrava un brillante modo per lavarsene le mani dando nel contempo un bel calcio negli stinchi a Francia, Germania ecc. Invece non sarà così perché, anche qui a norma di tale trattato, il titolare di un permesso di soggiorno temporaneo che non dimostra di esser in grado di mantenersi può venire rispedito nel Paese che glielo ha rilasciato, ovvero qui da noi, cosa peraltro abbastanza facile per la Francia ma praticamente impossibile per la Germania e per altri paesi con i quali non confiniamo.
Tutti insomma hanno ragione, ma tutti hanno anche torto se si considerano le cose in una prospettiva europea. Stando così le cose infatti l’Unione Europea dov’è, che cosa è? Giungono evidentemente sempre di più al pettine i nodi nati dalla pretesa di costruire un’Europa dei tecnocrati tagliata fuori dalla sua identità storico-culturale e priva di organi di governo democraticamente eletti. Un’Europa che sussiste soltanto finché niente d’importante la mette alla prova, e invece va in mille pezzi a ogni serio urto. Questa Europa, l’Europa di Maastricht non più alcun futuro. L’Unione Europea ci vuole, ma va ripensata e rinegoziata ex novo, con buona pace per chi pretende di continuare a rappezzare quella che c’è con risultati oggi sempre più ridicoli, e domani forse anche sempre più tragici.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Il girotondo attorno a Schengen conferma che l’Europa di Maastricht e’ finita. Un’Unione Europea ci vuole, ma bisogna farne un’altra.

  1. Josè Pascal ha detto:

    Complimenti per il pertinente articolo

  2. arabescorosso ha detto:

    Il problema è che se l’Europa va in pezzi al primo serio urto, è anche vero che le cose stanno così perchè gli Stati si tengono ben stretta quella quota di sovranità rimasta loro, con buona pace dell’ideale europeo e degli interessi comuni. Non è semplicemente un problema di struttura, è una questione di come i vari membri considerano la propria casa comune.. è triste notare che viene considerata, il più delle volte, come una mera sede di negoziato intergovernativo. L’Europa o sarà federale o non sarà: come convincere gli Stati che hanno appena varato con immensa fatica il Trattato di Lisbona, compromesso al ribasso della cosiddetta Costituzione Europea, non è dato saperlo..

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