Quando l’Italia riuscirà finalmente a liberarsi dal suo complesso d’inferiorità di paese sconfitto della Seconda guerra mondiale?

Taccuino Italiano, 27 aprile 2011 > Giornale del Popolo, Lugano

Tanto più considerando che, pur non facendo parte dell’Unione Europea, la Svizzera è uno dei Paesi firmatari del trattato di Schengen, merita di venire qui attentamente considerata la proposta di procedere a una sua riforma, che è stata siglata a Roma martedì 26 aprile scorso dal premier italiano Silvio Berlusconi e dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Il trattato di Schengen, in vigore dal 1985 (e cui la Svizzera aderisce dal dicembre 2008) ha in comune con tutti gli altri trattati dell’Unione Europea il medesimo, determinante difetto di fondo: quello di esser stato pensato all’epoca della “Guerra fredda” e non esser stato rifatto ab imis dopo che, con la caduta del muro di Berlino e la disfatta dell’Unione Sovietica, il quadro complessivo delle relazioni internazionali è completamente mutato nel mondo in generale e nell’area euro-mediterranea in modo del tutto particolare. Poteva insomma funzionare in un orizzonte in cui dei flussi migratori illegali di massa erano impensabili per il semplice fatto che le frontiere venivano presidiate militarmente e contro gli immigranti illegali in molti Paesi non si esitava a sparare. Adesso è ovvio che non funzioni più. Perciò molto bene nella lettera che Berlusconi e Sarkozy hanno mandato ai due vertici istituzionali dell’Unione — il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e il presidente della Commissione Europea, José Barroso — si propone finalmente un nuovo trattato i cui elementi-chiave sono da una parte un accordo di partenariato con i Paesi della riva sud del Mediterraneo per un comune controllo dell’immigrazione illegale e dall’altro “una nuova solidarietà fra gli Stati membri” partendo dal presupposto che “l’afflusso massiccio di migranti, che colpisce in particolare alcuni Stati membri, costituisce una sfida anche per tutti gli altri”. In sé l’iniziativa è ottima, e c’è solo da augurarsi che proceda malgrado le riserve che in proposito sono già state avanzate dalla Germania. Ciò detto, c’è però purtroppo da aggiungere che essa è la contropartita della rinuncia dell’Italia a giocare la carta della mediazione sul fronte della crisi libica; e quindi ad opporsi o quantomeno a frenare il dissennato intervento militare franco-americano in Libia, che rischia di fare da detonatore nel Mediterraneo a uno sconquasso tale da rendere inutile, tra le molte altre cose, anche l’auspicabile nuovo Schengen.

Quando finalmente riuscirà l’Italia a liberarsi dal suo complesso d’inferiorità di paese sconfitto nella Seconda guerra mondiale? A giudicare da quanto sta di nuovo accadendo in questi giorni sembra che, a ormai oltre mezzo secolo dal 1945, tale emancipazione sia ancora lontana. Con i più diversi governi, da quello di D’Alema ieri, ai tempi dei bombardamenti sulla Serbia, a quello di Berlusconi oggi, quando gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e persino la Francia suonano il fischietto l’Italia accorre. Magari dopo, magari in modo contorto ma accorre sacrificando i propri legittimi interessi geopolitici danubiani e mediterranei a quello nordatlantico dei vincitori della Seconda guerra mondiale. La Germania ormai non lo fa più da tempo; noi invece lo facciamo ancora, e sarebbe il caso di cominciare a domandarsi perché mai. E’ accaduto così anche martedì scorso quando, al termine del suo incontro con il presidente francese Sarkozy, Berlusconi ha annunciato che d’ora in avanti aerei italiani saranno pronti a partecipare ai bombardamenti della Nato sulla Libia. In tale contesto, dicevamo, il sostegno francese alla proposta italiana di avviare il processo di modifica del trattato di Schengen finisce per essere una contropartita relativamente modesta. Si aggiunga che mentre scriviamo sembra che tale decisione, presa da Berlusconi senza consultare l’alleato Umberto Bossi, possa provocare la caduta del governo di Roma. La Lega Nord minaccia infatti di opporsi in Parlamento all’entrata in guerra dell’Italia contro la Libia (poiché è di questo che si tratta, al di là di tutti gli eufemismi in cui si cimentano in questi giorni i telegiornali italiani), mentre il Partito Democratico di Bersani, alla faccia di tutte bandiere arcobaleno di cui usualmente si circonda, per l’occasione si è già detto pronto nientemeno che a correre in aiuto di Berlusconi. Solo il futuro ci potrà dire che cosa poi uscirà da questo caos. Non resta che sperare – ma è purtroppo un’ardua speranza — che l’Italia non si infili in un disastroso vicolo cieco.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Quando l’Italia riuscirà finalmente a liberarsi dal suo complesso d’inferiorità di paese sconfitto della Seconda guerra mondiale?

  1. determinata ha detto:

    che dire… tutto quadra ed è chiaro. Ma se lo comprendo io che non mi occupo di affari internazionali, gli “esperti” che stanno al Governo che cavolo fanno, oltre a scaldare le poltrone e costarci un sacco di soldi ?

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