Elezioni amministrative in Italia: se Berlusconi piange Bersani ha ben poco da ridere

Giornale del Popolo, Lugano, 16 maggio 2011

A Milano il sindaco uscente, Letizia Moratti, espressione della coalizione di centro-destra (Partito delle Libertà, PdL, di Silvio Berlusconi, Lega Nord di Umberto Bossi e altre formazioni minori), non soltanto non ha ottenuto quella maggioranza assoluta che le avrebbe assicurare la rielezione immediata, ma andrà al ballottaggio avendo raccolto nel primo turno meno voti personali di Giuliano Pisapia, il candidato della coalizione di centro-sinistra. E’ questo l’esito più clamoroso delle votazioni comunali e provinciali che hanno avuto luogo ieri e l’altro ieri in Italia. Come già avevamo avuto modo di ricordare si trattava di un turno parziale: erano chiamati al voto gli elettori di 1310 comuni italiani su 8094. L’importanza dell’evento era tuttavia ben più che proporzionale al numero dei comuni interessati dal momento che tra di essi si contavano grandi città capoluogo di regione come Torino, Milano, Trieste, Bologna, Napoli e Cagliari; e altri capoluoghi come le vicine Novara e Varese, poi Ravenna, Rimini, Salerno, Latina, Arezzo, Siena, Catanzaro. Si votava anche nella piccola regione Molise per il rinnovo del Consiglio regionale (l’assemblea legislativa) e per la Giunta (il governo regionale). Si votava infine pure per il rinnovo di Consigli e Giunte di undici province tra cui in Lombardia quelle di Pavia e di Mantova e in Piemonte quella di Vercelli.
La votazione per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di Milano già per natura sua non poteva che avere un peso politico del tutto particolare, essendo la città non solo la capitale economica e finanziaria dell’Italia ma anche la culla e sin qui la roccaforte della forza politica chiamata oggi Pdl. Tale carattere si è marcatamente accentuato quando Berlusconi è entrato in prima persona nella campagna elettorale definendo le votazioni a Milano come un referendum pro o contro il governo da lui presieduto a Roma. Fino a quel momento, circa dieci giorni fa, la campagna elettorale era al minimo sia a Milano che altrove. Poi la comparsa in scena di Berlusconi l’ha improvvisamente rianimata, ma quanto è accaduto non gli dà certo motivo di rallegrarsi di come le cose siano andate a finire. Rispetto alle precedenti votazioni comunali, a Milano la sua coalizione è arretrata di dieci punti percentuali. E non ha da rallegrarsi nemmeno il suo principale alleato Umberto Bossi dal momento che, secondo i dati già disponibili mentre scriviamo, la Lega Nord è andata indietro di sette punti.
Non c’è spazio qui per soffermarsi in dettaglio su alcuna delle altre votazioni. Per motivi di prossimità citiamo comunque Varese, dove non è in forse la rielezione del sindaco leghista Attilio Fontana, il quale gode di vasti consensi anche al di là del suo partito. A Torino, capitale della sinistra storica, ha avuto sicuro successo la rimpatriata del candidato sindaco del centro-sinistra Piero Fassino, piemontese di quattro quarti anche se residente a Roma da decenni. A Bologna, antica roccaforte del Partito comunista, mentre scriviamo il candidato del centro-sinistra sta sfiorando la maggioranza assoluta ma anche se andasse al ballottaggio ci andrebbe con la quasi certezza di vincere. Dopo Milano l’altra sorpresa è Napoli dove si profila un ballottaggio tra il candidato del centro-destra e l’ex-“toga rossa” De Magistris, candidato del partito di Antonio Di Pietro.
Ciò detto è comunque il caso di tornare in conclusione sul caso di Milano. Anche se qui è possibile (ma non certo) che poi al ballottaggio prevalga infine Letizia Moratti, resta il fatto che la sua mancata rielezione al primo turno è una battaglia perduta per Berlusconi e la sua coalizione di governo: una sconfitta tanto più grave considerando appunto il carattere che lo stesso Berlusconi gli aveva attribuito. Nel medesimo tempo non è una vittoria nemmeno per il PD di Pierluigi Bersani dal momento che Giuliano Pisapia è il candidato sindaco vicino all’ultrasinistra che nelle “primarie” interne del PD aveva battuto Boeri, il candidato sindaco vicino appunto a Bersani. Insomma, diremo parafrasando a modo nostro un antico motto, se Berlusconi ha di che piangere Bersani ha ben poco da ridere. E lo stesso dicasi per quella stragrande maggioranza degli elettori italiani che rispettivamente vota per l’uno o per l’altro.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Elezioni amministrative in Italia: se Berlusconi piange Bersani ha ben poco da ridere

  1. Giorgio Cavalli ha detto:

    Forse si potrebbe dire che l’elettorato è disposto a pagare solo chi concepisce la politica come sfida di presenza dentro ai problemi della gente, sia a destra che a sinistra. C’è un elettorato di centro-destra che non ne può più di dover solo giocare in difesa – del premier. C’è anche un elettorato di centro-sinistra che vorrebbe tornare a parlare di cose concrete, e infatti da questa parte – come dall’altra – sono premiate persone e gruppi fuori dell’establishment. C’è invece chi da una parte e dall’altra unisce gerontocrazia e clientelismi. Un caso a parte il neo-sfascismo grillino. Riusciranno i media a documentare una diversa politica, che pure da qualche parte c’è, togliendo i riflettori da personalismi che non interessano più nessuno?

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