Ratko Mladic, colui che deve morire

Prisma/nuova serie n.32, 27 maggio 2011

Il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, responsabile dello sterminio di Srebrenica, arrestato ieri a Belgrado dove viveva latitante da anni, dovrebbe essere estradato verso i Paesi Bassi e là sottoposto a processo per crimini di guerra dinnanzi alla Corte internazionale dell’Aia. La famiglia si oppone all’estradizione, adducendo che per motivi di salute non è in grado di affrontare il viaggio, ma il tribunale ha già respinto il suo ricorso. In quanto comandante in capo delle forze serbo-bosniache Mladic è, dicevamo, il responsabile del massacro di tutti gli abitanti maschi di Srebrenica, una enclave musulmana-bosniaca nel territorio attribuito alla Repubblica serba-bosniaca che nel luglio 1995 venne occupata dalle sue truppe dopo la fuga dei Caschi blu olandesi che avrebbero dovuto difenderla. Preso il controllo della località, gli uomini di Mladic passarono per le armi tutti i suoi abitanti maschi di età compresa fra i 14 e i 65 anni: le vittime accertate del massacro furono 8.372.
L’arresto e la consegna di Mladic alla Corte internazionale dell’Aia era una delle condizioni preliminari all’apertura delle trattative per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea. E’ difficile credere che soltanto di recente la polizia serba sia riuscita a sapere dove si nascondeva il generale. Si può invece immaginare che la cattura abbia avuto luogo al termine di lunghe e complesse trattative segrete con cui si è garantito a Belgrado che con la consegna di Mladic la questione verrà chiusa; che insomma non si chiederà la consegna e quindi il processo in sede internazionale di quei numerosi altri criminali di guerra, tra cui gli esecutori materiali del massacro di Srebrenica, che in Serbia continuano a vivere indisturbati. Tutto lascia prevedere che Mladic, le cui responsabilità beninteso sono gravi ed evidenti, pagherà tuttavia il conto non solo per sé ma per tutti. Caricando lui di ogni responsabilità si eviterà il rischio di una lunga sequenza di catture, di estradizioni e di processi che riaprirebbero in Serbia e in Bosnia-Erzegovina delle questioni che oggi da ogni parte si preferisce non aprire. Se poi Mladic morisse nel corso del processo, come accadde a Slobodan Milosevic, sarebbero in molti a tirare un sospiro di sollievo. Di regola nel corso della loro vita personaggi del genere hanno avuto contatti con le più diverse parti in causa; e quindi facilmente in un pubblico processo possono gettare sul tavolo delle carte molto imbarazzanti. Ancora una volta insomma il proposito di giudicare e punire i grandi criminali di guerra si compie in modo nient’affatto esemplare.
Resta però il fatto che, dopo la consegna di Mladic al tribunale dell’Aia, si potrà ricominciare a parlare dell’ingresso della Serbia nell’Unione Europea, che ovviamente dovrà essere preceduto o quantomeno accompagnato da quello della Croazia. Ciò è molto importante non solo per i due Paesi in questione, ma anche per l’Italia e per l’intera Europa danubiana. La Serbia infatti ha le chiavi del Danubio, il segmento sudorientale della grande “autostrada d’acqua” transeuropea che si snoda dal Mare del Nord al Mar Nero; e il cui segmento nordoccidentale sono il Reno, il Meno e il canale che unisce quest’ultimo appunto al Danubio: un gigantesco motore potenziale di sviluppo sin qui praticamente bloccato dalla frontiera serbo-ungherese in avanti. Basta uno sguardo alla carta d’Europa per rendersi conto che mentre i Paesi del Nordest europeo il cui primo grande partner economico è la Germania, sono già da anni nell’Unione, al centro del Sudest europeo, l’area che la storia e la geografia volgono naturalmente verso l’Italia, c’è un “buco” formato di Paesi che tutt’oggi ne sono fuori. E’ un “buco” che abbiamo interesse venga colmato al più presto per nostro e loro comune vantaggio. Ben venga dunque l’avvio in tempi brevi delle trattative per l’entrata della Serbia nell’Unione.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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