Dopo la vittoria dell’uomo di Vendola a Milano, e il trionfo dell’uomo di Di Pietro a Napoli : quale sfida per il 2013

Giornale del Popolo, Lugano, 30 maggio 2011

Più che una vittoria del centro-sinistra un’indubbia ed evidente sconfitta del centro-destra: questo è il giudizio che in estrema sintesi si può dare dell’esito delle votazioni di ballottaggio svoltesi ieri e l’altro ieri in Italia. A Milano con ampio margine gli elettori hanno preferito Giuliano Pisapia al sindaco uscente Letizia Moratti.
Pisapia — in gioventù militante dell’ultrasinistra e più tardi per due legislature deputato in Parlamento del partito Rifondazione Comunista — è colui che alle primarie interne del Partito Democratico, PD, aveva battuto Stefano Boeri, il candidato proposto da Bersani. Con Pisapia insomma i milanesi hanno mandato a palazzo Marino, lo storico palazzo sede del Sindaco, uno di coloro che negli “anni di piombo” nella migliore delle ipotesi contro quel palazzo tiravano biglie di ferro. Il caso di Napoli appare ancora più clamoroso se si considera che il sindaco uscente, Rosa Russo Iervolino, era espressione di una maggioranza di centro-sinistra, e il centro-sinistra governava a città da oltre quindici anni. Il fatto che il nuovo sindaco De Magistris sia il vincitore di un voto di ballottaggio che lo contrapponeva al candidato del centro-destra Lettieri viene ora spesso raccontato come un cambio della guardia nell’amministrazione della città dal centro-destra al centro-sinistra. Non è così invece né per un verso né per un altro. Il sindaco uscente, Rosa Russo Iervolino, era del PD; il sindaco entrante, Luigi De Magistris, era stato candidato dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, e ha anche subito detto che intende scegliere la sua giunta senza affatto consultarsi con i partiti che l’hanno sostenuto.
Salvo che a Varese, dove il sindaco leghista uscente, Attilio Fontana, è stato rieletto con una larga maggioranza di voti, la Lega Nord ha perso non meno del PdL di Berlusconi. Tra l’altro è uscita battuta clamorosamente a Novara, la città del presidente del Piemonte Cota; e a Gallarate, dove si era presentata da sola, non è nemmeno giunta al ballottaggio. Nelle votazioni per i presidenti di provincia il centro-destra in Lombardia non solo non è riuscito a conquistare Mantova ma ha perso Pavia. Ha perso anche ad Arcore, dove sta di casa Berlusconi, e dove ora amministrerà il comune una giunta composta per la metà di donne: una scelta voluta il cui significato simbolico è evidente.
L’insieme delle alleanze politiche e dei soggetti sociali che ha battuto il centro-destra in queste votazioni è eterogeneo tanto quanto basta per non costituire a livello nazionale, per ora, alcuna reale alternativa al governo Berlusconi. In questo senso dicevamo che queste votazioni sono più una sconfitta per Berlusconi (e Bossi) che una vittoria per Bersani. A questo punto però si apre una grande sfida in vista delle votazioni nazionali in programma nel 2013: nell’area di centro-sinistra la posta in gioco è la formazione di un polo politico in grado di proporre un programma alternativo attraente e di porsi dinnanzi agli elettori come un soggetto attuatore credibile di tale programma; nell’area di centro-destra invece la posta in gioco è quella di mettersi davvero a fare da qui al 2013 tutto ciò che si era promesso ma sinora non si è fatto, ossia una riforma delle istituzioni pubbliche italiane in senso autenticamente personalista e liberale; e autenticamente federalista. Dall’esito di questa sfida dipende a questo punto il futuro politico della vicina Repubblica.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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