Dopo oltre 10 mila incursioni aeree la Libia è a pezzi e Gheddafi ancora in sella. Che cosa si aspetta a imboccare quella via diplomatica di soluzione della crisi che si sarebbe dovuto imboccare da subito?

Prisma/nuova serie n. 34, 10 giugno 2011

Nei circa quattro mesi già trascorsi da quando sono iniziati gli attacchi prima della Francia e poi della Nato “in difesa dei civili vittime delle repressioni di Gheddafi” la Libia ha già subito oltre 10 mila incursioni aeree. Essendo interrotte le sue esportazioni di idrocarburi la sua economia è bloccata; e anche quando finalmente finisse la guerra ci metterebbe parecchio tempo a riprendersi poiché i circa 3 milioni di immigrati stranieri che costituivano una parte decisiva della sua forza lavoro hanno lasciato il Paese (salvo eccezioni tra cui quella ammirevole del personale ospedaliero proveniente dalle Filippine e da altri Paesi arabi). Frattanto la guerra civile in corso tra le forze di Gheddafi, solidamente attestato nella Tripolitania, e le improvvisate milizie degli insorti attestate in Cirenaica continua senza che se ne prospetti alcuna conclusione. E la Nato, alla faccia della “difesa dei civili” in nome della quale si è fatta autorizzare dall’Onu a bombardare in Libia, punta ormai chiaramente a uccidere Gheddafi attaccando le sue residenze e i suoi rifugi con tutte le vittime civili che ne conseguono. A Bengasi i capi dell’insurrezione ricevono denari e armi che vanno poi in mano a milizie improvvisate. Senza insomma aver tratto alcun utile insegnamento dalla lezione dell’Afghanistan anche qui l’Occidente dissemina armi delle quali poi perderà completamente il controllo.
Verrebbe da dire che siamo di fronte a una triste mascherata. Purtroppo però non è una mascherata ma una triste realtà: ogni giorno c’è chi per questo muore, subisce la perdita di famigliari, resta ferito e invalido. E non ci si può nemmeno cullare nell’illusione che tale violenza sia però risolutiva. Allo stato attuale delle cose la guerra civile in Libia tende a divenire cronica. E anche se venisse eliminato Gheddafi alla sua uscita di scena seguirebbe una drammatica instabilità dal momento che non è stata preparata alcuna realistica alternativa politica al suo regime. Tenuto poi conto che in Siria nel frattempo il regime schiera l’esercito contro i manifestanti provocando quasi ogni giorno la morte di decine di civili, il fatto che l’Occidente si limiti a comminarle blande sanzioni toglie ogni residuo nobile motivo, se mai ce ne fosse stato uno, alla campagna contro la Libia. Siamo drammaticamente di fronte a un’offensiva che non ha né una precisa direzione, né alcun ragionevole obiettivo politico. E dobbiamo purtroppo dire “siamo” perché c’è dentro in pieno anche il nostro Paese.
Cercare una soluzione alla crisi per via militare non ha alcun senso. Percorrendo tale strada si va a precipitare comunque la Libia in una fase di grande instabilità, molto pericolosa per l’intera area mediterranea. Questo sia che Gheddafi venga spazzato via, sia che resti ancora a lungo (come è possibilissimo). Occorre invece puntare decisamente alla soluzione diplomatica, la quale però non è praticabile se si pretende di porre l’uscita di scena del colonnello e dei suoi come condizione preliminare all’avvio di qualsiasi trattativa.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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