Ancora una volta Berlusconi si da’ la zappa sui piedi. Per quelli che la pensano come me una domanda però è di rigore: abbiamo fatto tutto il possibile per ottenere non tanto entrature quanto ascolto sostanziale da questo governo?

16 agosto 2011

Una sconfortante incapacità di agire in base alla propria identità e alla propria cultura politica, invece che in base a quelle degli avversari; il voler disporre di una maggioranza fin troppo ampia, così ampia che contiene anche fette dell’opposizione: è su questi due drammatici errori che ancora una volta rischia di naufragare, o forse già sta naufragando, l’azione di governo di Silvio Berlusconi. Al di là della perfida campagna di discredito che gli viene permanentemente montata contro dal vasto fronte dei suoi oppositori per partito preso, un sorprendente coacervo di neo-farisei e di post-giacobini, il presidente del Consiglio è un personaggio non da commedia, bensì da tragedia. C’è qualcosa di sempre più tragico in quest’uomo che contro i suoi interessi (checché se ne dica), invece di tessere la sua tela stando nascosto tra le quinte come tutti i suoi simili di ieri e di oggi dagli Agnelli a Carlo De Benedetti, non ha esitato a esporsi in prima persona sulla scena della vita pubblica italiana con il grande obiettivo storico di liberare il nostro Paese dal groviglio di clientele e di gruppi di pressione neo-corporativi lasciatoci in eredità dalla Guerra fredda. Poi però, almeno sin qui, non c’è riuscito nonostante abbia avuto tutto dalla sua, dal grande consenso popolare a una grande ricchezza personale che lo mette al riparo dai ricatti del “salotto buono” del vecchio capitalismo assistito. Sotto la spinta della crisi internazionale, lo scorso 5 agosto Berlusconi dopo un periodo di eclissi  era ricomparso autorevolmente alla ribalta della vita politica italiana con un programma di emergenza molto buono (cfr. per quanto ci riguarda, su Ilsussidiario.net dell’8 agosto, il nostro editoriale  dal titolo Sulla strada giusta, che si ritrova anche in questo sito più ampiamente titolato “La strada è quella giusta, ma cercare di percorrerla tornando al centralismo e alla concertazione sarebbe un errore fatale”). Quando però una settimana dopo Berlusconi e il suo ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti  hanno presentato il piano nel dettaglio, santo cielo…

Un governo, una maggioranza che vogliano essere davvero innovativi dovrebbero, pur mentre governano, trovare tempi e modi per approfondire tutti i  grandi problemi (e non solo quelli sul tappeto al momento) ed elaborare per ciascuno di essi possibili soluzioni coerenti con la cultura politica e la base sociale di riferimento. Se invece non lo fanno, ogni volta che devono prendere decisioni in fretta diventano le vittime designate della burocrazia romana statale e para-statale più centralista e più parassitaria nonché di quella presunzione e di quell’ignoranza che oggi più che mai dilagano nelle anticamere e nelle segreterie del Palazzo.  Così in quattro e quattr’otto, in piena contraddizione con quel principio di sussidiarietà che dovrebbe essere la pietra d’angolo del proprio progetto politico, Berlusconi e Tremonti si sono precipitati nella direzione opposta andando a testa bassa contro valori e contro legittimi interessi tipici di quella maggioranza del Paese reale che dovrebbero rappresentare. E per soprammercato con un’improvvisazione dagli esiti che sarebbero umoristici, se non fosse che c’è poco da ridere: ad esempio norme di fatto impraticabili perché clamorosamente anticostituzionali; poi una crociata contro le autonomie locali che porterebbe alla scomparsa di province come quelle di Siena e di Trieste o di piccoli comuni per lo più dell’Alta Italia che saranno pur piccoli ma nella quasi totalità dei casi, diversamente da Roma e da Napoli, hanno i conti a posto, buoni servizi e consiglieri comunali che non costano nulla né al loro comune né allo Stato (a proposito, la Lega Nord si sta rendendo conto di che cosa, se va avanti così, le succederà alle prossime elezioni?) . Per non dire  della riscoperta soltanto  a posteriori del criterio del cosiddetto “quoziente familiare” quando, se si avesse davvero presente la centralità della famiglia, tale criterio dovrebbe essere un ovvio a priori. Non mi dilungo oltre rimandando per ulteriore approfondimento a quanto  si legge in questi giorni sul quotidiano via Internet Il Sussidiario, innanzitutto nell’intervista del presidente lombardo Roberto Formigoni in tema di federalismo fiscale, poi in interventi  di Giulio Sapelli,  Carlo Pelanda e altri. Prima di concludere dico però che quelli  che la pensano come me una domanda se la devono porre: che cosa non abbiamo fatto, che cosa dovremmo fare per ottenere non tanto entrature quanto ascolto sostanziale da questo governo?

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Ancora una volta Berlusconi si da’ la zappa sui piedi. Per quelli che la pensano come me una domanda però è di rigore: abbiamo fatto tutto il possibile per ottenere non tanto entrature quanto ascolto sostanziale da questo governo?

  1. determinata ha detto:

    perfettamente centrato… purtroppo. Perchè quando si tratta di decisioni che riguardano il “paese”… ovvero i cittadini, le persone reali, le famiglia, ecc…, IMPROVVISANO anzichè valutare oculatamente e in coscienza… e gli effetti li conosciamo bene… mentre per le leggi ad personam [ormai non lo si può più negare, spero] ci studiani e ci lavorano su alla grande…
    La Lega… a mio avviso è partita per la tangente… un colpo qui e una concessione là… NON SI FA. Proprio loro… la base infatti rumoreggia… e anche forte

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