Maroni, Bossi, la Padania e il rito dell’ampolla

Giornale del Popolo, Lugano, 20 settembre 2011

L’annuale “rito dell’ampolla”, celebrato domenica scorsa a Venezia, è forse il momento in cui più impietosamente emerge il lato oscuro della Lega Nord, la sua pretesa di darsi addirittura una sacralità inventandosi forme rituali neo-pagane. Umberto Bossi sale alle sorgenti del Po e appunto riempie della loro acqua un’ampolla, che tre giorni dopo scende a versare nella laguna veneta: un pontificale con cui tra l’altro unisce simbolicamente delle acque che di natura loro non s’incontrano. Da Verona, dalla val d’Adige in avanti l’intero Nordest italiano, il cosiddetto Triveneto, non fa parte del bacino del Po; insomma non è Padania. Ormai però la Lega Nord non può più certo mettere in soffitta questo nome. Il rito dell’ampolla serve perciò a Bossi anche come rimedio a una svista altrimenti irrimediabile. Quindi  non vi può più rinunciare, e nemmeno può limitarsi a fare un discorso di circostanza alla platea di leghisti militanti giunti a Venezia per assistere al rito. Tradizionalmente è anzi quella l’occasione in cui il leader della Lega presenta non solo ai militanti ma anche all’elettorato leghista in genere il programma del partito per la stagione politica che sta iniziando. Cronisti e commentatori politici si soffermano poi ad analizzare attentamente non solo il suo discorso ma anche gli interventi degli altri politici leghisti di primo piano nonché le loro presenze o assenze dal palco in questa o quella fase della manifestazione. Qual è allora il quadro che la Lega Nord ha dato di sé a Venezia? Quello di un partito diviso, il che – occorre subito sottolinearlo — non è affatto un’eccezione sulla scena politica italiana attuale. In un momento di seria crisi generale, che peraltro riguarda non solo l’Italia ma l’intera Eurolandia, tutti i maggiori partiti, sia di governo che di opposizione, sono sempre più divisi al loro interno. Il caso della Lega Nord è ulteriormente complicato dallo stato di salute del fondatore e leader carismatico Umberto Bossi: una situazione che da una parte lo rende per così dire intoccabile ma dall’altra sempre meno gli consente di dominare una dialettica interna, che pur restando finora “subacquea”, non cessa di inasprirsi. C’è nella Lega Nord un evidente contrasto tra un’area paradossalmente …romana che fa capo al ministro Roberto Calderoli, il quale non ha esitato in questi ultimi mesi ad avallare in nome della stabilità di governo scelte politiche che cozzano frontalmente con i principi di autonomia e con il modello federalista; e un’area, i cui leader naturali sono sindaci leghisti (Tosi di Verona, Fontana di Varese e moltissimi altri) che si sono apertamente schierati contro i provvedimenti marcatamente centralistici contrabbandati da Tremonti e da Calderoli dentro il “pacchetto” delle misure straordinarie per il contenimento del deficit del bilancio dello Stato. Trincerato nel suo ruolo di ministro degli Interni, Roberto Maroni, da una parte evita attentamente di schierarsi ma dall’altra con grande abilità e cautela disegna un identikit del possibile premier prossimo venturo che ha i suoi lineamenti. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma è il mare di di un “big bang” prossimo venturo di cui nessuno può adesso seriamente prevedere i tempi, la dinamica e le dimensioni. I candidati a riempirlo sono più di uno, ma di certo Maroni è tra loro.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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