La stretta alleanza tra Francia e Germania della quale stiamo facendo le spese non è fatto nuovo bensì una realtà radicata, strutturale. Teniamone conto

 

IL CASO/1. Cosa può fare l’Italia contro il “Merkozy”,  il Sussidiario, 4 novembre 2012

C’è qualcosa di patetico nella sorpresa con cui non soltanto molti cronisti (ai quali ormai si chiede soprattutto di essere abili nel maneggio di I-phone e I-pad e così via; se poi sanno ben poco e capiscono ancor meno, pazienza!) ma persino molti commentatori scoprono in queste settimane l’entità della cooperazione tra Francia e Germania, e il suo peso sulle sorti dell’Eurozona e del’Unione Europea. Non si tratta di un fiore inaspettatamente sbocciato o del frutto di un’estemporanea sintonia fra l’attuale presidente francese Sarkozy e l’attuale cancelliere tedesco Merkel. E’ invece una realtà profonda,  radicata, strutturale, già sorta in precedenza ma poi formalizzata nel 1963 con il trattato dell’Eliseo, da allora in poi sempre cresciuta e infine fortemente rilanciata dal 2003 in avanti: una cooperazione che ha consistenza strutturale nei più diversi ambiti da quello politico a quello militare fino al punto che i due eserciti hanno una grande unità in comune, la brigata di fanteria meccanizzata franco-tedesca, dislocata a cavallo del Reno tra l’Alsazia e il Baden-Württemberg. Presso i governi di ciascuno dei due Paesi c’è poi un Segretario generale per la Cooperazione franco-tedesca, a Parigi francese ma con un vice tedesco, e a Berlino tedesco ma con un vice francese. Molto significativamente l’attuale Segretario generale tedesco è il ministro di Stato in carica per gli affari europei. I due ministeri degli Esteri francese e tedesco collaborano regolarmente, e ciascuno ha una missione di rappresentanza presso l’altro. Giovani diplomatici tedeschi seguono corsi di formazione a Parigi al Quai d’Orsay, e giovani diplomatici francesi fanno lo stesso a Berlino all’Auswärtiges Amt, il ministero degli Esteri della Repubblica Federale. Tra l’altro i due ministeri gestiscono congiuntamente in Internet un portale bilingue della Cooperazione franco-tedesca. Nella versione francese del messaggio di saluto agli internauti con cui si apre il portale si legge tra l’altro, con toni quasi berlusconiani che  “le couple franco-allemand, moteur de l’Union européenne (…) s’engage quotidiennement pour une Europe concrète, une Europe des  résultats ”. Nella versione tedesca non si arriva a parlare di coppia, di duo (nella sua variante di genere maschile il francese couple ha anche questo significato) ma solo di strette “relazioni”; il tono è più cauto ma la sostanza non cambia. La realtà di tale stato di cose e le ambizioni egemoniche che lo caratterizzano non sono dunque un mistero ben custodito ma anzi una volontà proclamata. C’è quindi poco da irritarsi per le battute ironiche e per i sorrisetti d’intesa tra Sarkozy e Merkel. C’è pure poco da lamentarsi per gli incontri bilaterali di Obama con il presidente francese e con la cancelliera tedesca che hanno preceduto l’apertura dei lavori del G20; e soprattutto di Parigi e Berlino che lavorano fianco a fianco per salvare le loro banche onerate dal peso di un gran numero di titoli di Stato greci coprendo l’operazione con una più o meno subacquea campagna  di discredito del nostro Paese.

Questo stato di cose non ci sta bene, ma per arrivare sia dentro l’Eurozona che dentro l’Unione Europea a un assetto più equilibrato non basta la trovata o il colpo di mano di un giorno. Occorre lavorare a lungo e sistematicamente. Non possiamo certo pensare di infilarci come terzo incomodo in un duo così affiatato; e nemmeno tentare di compensarlo con un rapporto privilegiato impossibile con la Gran Bretagna, che non solo non fa parte dell’Eurozona e non ci ama ma ha inoltre un legame altrettanto strutturale ed esclusivo con gli Stati Uniti, dunque addirittura fuori dell’Unione. Però con buone probabilità di successo potremmo a nostra volta costruirci delle analoghe alleanze giocando soprattutto la carta delle nostre attuali o potenziali relazioni all’interno dell’Unione con i Paesi danubiani e balcanici, e all’esterno con il Levante.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Taccuino Italiano e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...