Governo Monti: un progetto politico già ben leggibile sin dalla sua struttura

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 18 novembre 2011

Un’analisi della struttura del nuovo governo presieduto dall’economista e neo-senatore a vita Mario Monti, che si sta formando in Italia, può essere molto utile per comprenderne il progetto politico. I suoi componenti sono quasi esclusivamente professori universitari, alti dirigenti di grandi gruppi bancari o alti funzionari  della burocrazia ministeriale romana . Monti ha trattenuto per sé il ministero dell’Economia che già fu di Tremonti e nel quale sono raccolte le competenze che un tempo erano dei tre ministeri del Tesoro, delle Finanze e del Bilancio.  E a Corrado Passera, il manager che ha il merito storico di aver saputo radicalmente ammodernare le Poste Italiane, sin qui amministratore delegato di Intesa Sanpaolo (uno dei due maggiori gruppi bancari italiani), ha affidato un nuovo ministero dello Sviluppo economico che adesso va a comprendere anche il portafoglio delle Infrastrutture (erede dell’antico ministero dei Lavori pubblici) e dei Trasporti. Considerando che nel vecchio ministero dello Sviluppo, il cui ultimo titolare era Romani, già erano confluiti l’Industria, le Poste e Telecomunicazioni ecc., tutto ciò significa che Monti e Passera hanno nelle loro mani l’intera macchina della politica economica italiana. Il cuore politico del nuovo governo sta qui. Tutti gli altri ministeri più importanti sono stati messi per così dire in auto-gestione: il ministro dell’Interno è un prefetto, il ministro degli Esteri un ambasciatore, il ministro della Difesa un ammiraglio, il ministro delle Politiche agricole un ex-alto funzionario dello stesso ministero, mentre il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche è divenuto ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e infine il nuovo ministro dell’Ambiente fino all’altro ieri era il direttore generale dello stesso ministero. Ciò significa che ci si attende che in tali sedi  non si faccia altro se non dell’ordinaria amministrazione di ottimo livello.

Scompaiono gli incarichi che già furono di Umberto Bossi e di Roberto Calderoli mentre un alto burocrate ministeriale romano assume il preoccupante nuovo  compito di ministro senza portafoglio per la Coesione territoriale (un principio che in Italia è sempre stato usato come ideologia giustificativa del centralismo). Le Regioni hanno poi poco da compiacersi per la nomina a ministro della Sanità dell’antico capo dell’ufficio legislativo del ministro della Sanità Rosy Bindi, la quale a suo tempo cercò in tutti i modi di ridurre la loro autonomia nella materia, pur sancita dalla Costituzione.

Senza trascurare il personale sentimento dello stesso Monti (che la domenica va a messa, come in modo un po’ indiscreto diversi telegiornali si sono precipitati nei giorni scorsi a documentare) la presenza nel nuovo governo di personalità cattoliche è senza dubbio più ampia e qualificata di quanto fosse nel governo Berlusconi. Resta però sintomaticamente rinchiusa nel ruolo nobile ma periferico che la cultura “laica” ama assegnare alla gente di fede: quello della “croce rossa” e della conservazione di ciò che di bello abbiamo ricevuto dal passato. Il rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, è il nuovo ministro per i Beni Culturali, mentre il nuovo ministro della Sanità, Renato Balduzzi, è stato presidente nazionale di un movimento legato all’Azione Cattolica, e Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio, è ministro senza portafoglio per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione.  In nessun caso si tratta di incarichi di governo di decisivo peso politico, e fra l’altro merita di venire ricordato che per Ornaghi, dato per diversi giorni come ministro dell’Istruzione in pectore, è quasi un declassamento l’ingrato ministero per i Beni Culturali, scarso di fondi e assediato da avide corporazioni capaci di grandi mobilitazioni mediatiche a sostegno della loro costante pretesa di sussidi  (in primis un’ industria dello spettacolo da decenni disabituata a stare sul mercato con le proprie forze). Siccome poi venne invitato come relatore al recente convegno di Todi, qualcuno indica come di area cattolica anche Corrado Passera. Tuttavia, senza pregiudizio per quanto egli magari vive nell’intimo dell’animo suo, ciò che vi è di pubblico nella sua vita e nel suo lavoro non giustifica una definizione del genere. Al di là di questo equivoco il nuovo governo è una conferma della regola da cui la cultura “laica” mai deflette in Italia, e a quanto vedo neanche altrove: quella di tenersi ben stretti le grandi leve dell’economia e le partite di cruciale attualità, innanzitutto la scuola. Magari poi la nomina dei sottosegretari muterà il quadro in meglio, ma al momento così stanno le cose.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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