Governo Monti: perché questa gente così preparata e così a modo in fin dei conti spara a salve come quelli di prima?

Robi Ronza, Prisma/nuova serie n. 57, 27 gennaio 2012

Vedendo ieri sera sui telegiornali il premier Mario Monti presentare in conferenza stampa il suo nuovo decreto — subito trionfalmente battezzato “Semplifica Italia” da cronisti non si sa se più spacconi o più servili — mi è venuto da domandarmi che cosa ci sia che non funziona in questa persona così a modo e in quei suoi simili che sono stati chiamati a fare i ministri del suo governo. C’è infatti in loro, e temo ci sarà sempre di più, come una frattura  tra il dire, rigorosamente non enfatico, acuto e ben argomentato, e il fare, che corrisponde ben poco agli enunciati. Con elegante bocconiano understantement si comunica che il galeone del governo sta per sparare una colossale bordata; e poi al fatidico comando “Fuoco!” ogni dieci cannoni sette restano muti, due sparano a salve tanto per fare un po’ di fumo e uno forse spara a palla, ma senza provocare al naviglio nemico alcun grave danno visibile. Viene quasi nostalgia degli ultimi tempi del precedente governo: anche allora non c’era altro che il “son et lumière”, ma almeno se ne poteva godere dall’inizio alla fine.

Facciamo il caso di ieri sera. L’economia e la società del nostro Paese sono impastoiate in una fitta e intricata rete di norme burocratiche che ne hanno sempre frenato lo sviluppo e che oggi, nel contesto di crisi generale internazionale in cui ci troviamo, giungono anche a bloccarlo. Mario Monti lo sa, lo spiega bene ma poi qual è il suo colpo di scimitarra? Quisquilie come l’introduzione de jure delle procedure telematiche per la produzione di documenti anagrafici e simili. Qualcosa che nei Comuni, nella Camere di Commercio e nelle Regioni del Nord è una realtà consolidata già da gran tempo; e che in Calabria non germoglierà di certo in quattro e quattr’otto solo perché il governo di Roma lo ordina per decreto.

Il blocco di potere costituito dall’intreccio di burocrazie ministeriali parassitarie e di organizzazioni neo-corporative, che presidia i gangli centrali dello Stato,  riesce poi a farsene un boccone a ogni piè sospinto. Non solo infatti  ogni decreto di questo governo è disegnato in modo da tenere tale blocco di potere (la maggior causa immediata della crisi della nostra finanza pubblica) al riparo da qualsiasi riforma, ma anzi si risolve regolarmente nella prospettata apertura o nel potenziamento di nuovi uffici a Roma: “Autorità”, banche dati centrali e cose del genere che, grazie ai generosi stipendi che offrono, sono delle vere galline dalle uova d’oro per i burocrati bene introdotti che ci si butteranno dentro. Ciò aiuta a capire perché questo governo veda solo le festuche nell’occhio del proverbiale comune di Ronco Fritto e non il trave in quello di Palazzo Chigi che, detto per inciso, in Tv fa la sua bella figura, ma dentro è un preciso ritratto della qualità della nostra amministrazione statale. Chi ci entra se ha una certa età si sente ringiovanire di qualche decennio, agli anni ormai lontani in cui il nobile palazzo subì la sua ultima manutenzione straordinaria; o a quelli ancor più remoti del suo ultimo adeguamento tecnologico.

Riguardo invece alla prospettata (e lungamente attesa) abrogazione del valore legale dei titoli universitari, l’unica vera riforma strutturale che il nuovo decreto sembrava dovesse contenere, Monti non ha esitato a dire che occorrerà pensarci un’altra volta “perché ci siamo resi conto che la questione è più complicata di quel che immaginavamo”. C’è di che restare a bocca aperta: come professore universitario egli non può non sapere (come si sarebbe detto una volta) la rava e la fava del pro e del contro della dibattuta questione del valore legale del titolo di studio, motore principale del declassamento dell’università italiana. E come studioso il cui spirito è sempre in volo tra Oxford e Harvard — e che con noi parla un ottimo italiano per farci piacere, ma è evidente che se non fossimo degli ignoranti ci parlerebbe in inglese – Mario Monti sa meglio di tutti noi che né in Gran Bretagna né negli Usa le lauree hanno valore legale; e ciò contribuisce in modo decisivo a fare dell’insegnamento universitario di questi due Paesi un’eccellenza alla scala planetaria. E poi ci viene a dire che ha bisogno di tempo per studiarsi il problema. L’avesse detto per qualcos’altro ci avremmo anche potuto credere, ma non per una questione come questa di cui nel mondo accademico italiano si discute da decenni, con la sua Bocconi e le altre migliori università schierate a favore e tutte le peggiori università e i peggiori studenti ovviamente schierati (e sin qui con successo) a favore dello statu quo.

Senza ripetere qui ciò che già si può leggere in precedenti puntate di “Prisma” (vedi ad esempio ne <labussolaquotidiana.it>  quelle pubblicate il 17 e 31 dicembre e il 6 gennaio scorsi) vorrei tornare alla domanda da cui più sopra ho preso le mosse: che cosa c’è che non funziona in Monti e nei suoi. La risposta a mio avviso attiene più all’antropologia che all’economia e alla politica. Anche quando hanno le idee chiare sembrano indisponibili a sacrificarsi per attuarle. Si aspettano che, come nelle aule universitarie, coloro che li ascoltano tengano perciò stesso  attento conto di quanto dicono. E se poi così non è ammutoliscono e lasciano perdere. Torna purtroppo la domanda che già ci facemmo nello scorso dicembre in questa stessa rubrica: a che cosa serve un governo del genere se poi si comporta come un governo qualsiasi? Possibile che questo governo – libero dalla vecchia “macchina” dei partiti quanto nessun altro mai era né sarà — non sappia trovare nella società civile italiana energie e soggetti forti e ben radicati in grado di aiutarlo a fare almeno un po’ di quel che promette? Non ce ne sono o non si rendono disponibili? Non li cerca? Non li vuole? Ecco delle domande cui sarebbe importante trovare quanto prima qualche risposta.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Governo Monti: perché questa gente così preparata e così a modo in fin dei conti spara a salve come quelli di prima?

  1. Martin Moeller ha detto:

    Bravo. Ottima domanda ed ottima risposta.

    Mi chiedo invece come mai nessuno si ponga la stessa domanda. Forse per quella uniformità di pensiero secondo la quale il governo Monti rappresenta il meglio dell’Italia per definizione e anche solo pensare di chiedere loro conto del loro operato è blasfemo.

    E perchè Monti si è adagiato su queste posizioni inconcludenti?
    Secondo me, ma io tendo ad essere cinico nel giudicare il mio prossimo, perché si è montato la testa. Osannato dai media e dall’intellighenzia italiana, travisando la sua reale posizione all’estero ma anche qui supportato in patria dalla versione edulcorata riportata dai media nostrani, gli piace atteggiarsi a governate illuminato. Fare davvero le riforme? Poca gloria, meglio lasciare perdere.
    Il risultato è che, pur messo lì per fare quelle riforme che l’Italia aspetta da oltre 30 anni ma che nessun governo poltico riesce a fare approvare in parlamento dai propri peones, il suo governo tira a campare.

    Cosa potrebbe fare? Preparare le riforme necessarie (non è difficile, tanto che se i professori hanno troppo da fare potrebbero affidare il compito ai loro assistenti) e presentarsi in parlamento chiedendo la fiducia per evitare le solite imboscate dei malpancisti.

    Perché Napolitano non interviene richiamandolo al rispetto degli impegni assunti? Perché dopo tutto, quando hai perso le elezioni, un bel ribaltone è il miglior modo per rimettere in corsa i tuoi scagnozzi.

    E intanto l’Italia aspetta e affonda.

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