L’Italia alla prova della globalizzazione: la Lega Nord malgrado tutto è necessaria, ma non è sufficiente

Prisma/nuova serie n. 67, 7 aprile 2012
Fermo restando tutto quello che giustamente si può dire, c’è qualcosa di sospetto nel personale tripudio con cui i cronisti e i commentatori di politica interna della massima parte dei giornali nonché dei radio e telegiornali si accaniscono nella descrizione dello scandalo che sta squassando la Lega  Nord. Si sente venire da questo mondo, ovviamente per lo più romano,  come un grande sospiro di sollievo. E’ istruttivo allora confrontare

il modo con cui viene trattato tale scandalo con quello con cui poche settimane or sono gli stessi cronisti e commentatori trattarono un caso analogo e di analoghe dimensioni, quello relativo alla Margherita e al suo tesoriere. Qui ogni esecrazione venne concentrata sul tesoriere, nessuno ne dedusse che lo scandalo sarebbe stato fatale per la Margherita in quanto tale (oggi una componente del PD), nessuno osò domandarsi e domandare come mai Rutelli e gli altri maggiori leader del partito non si fossero mai accorti di nulla; e restò inteso che il tesoriere infedele fosse l’unico beneficiario dei fondi scomparsi. Perché tanta disparità di trattamento? La risposta possibile è evidentemente una sola: malgrado tutto la Lega Nord ha dato rappresentanza politica a qualcosa di cui, al di là  di ogni altra differenza, l’intero “Palazzo” romano ha sommo timore.  Questo qualcosa è un progetto politico che rimette radicalmente in discussione il vigente modello istituzionale dello Stato italiano che in estrema sintesi si basa sulla raccolta centralizzata delle imposte e poi sulla loro ridistribuzione governata dal centro: un meccanismo che ha creato al centro un coacervo di organismi statali, para-statali e anche non statali (si pensi ad esempio alla Rai o all’Alitalia), e di associazioni nazionali di rappresentanza di ogni genere che vivono di rendita politica. Per debolezza culturale e anche a causa di molte sue fragilità interne la Lega Nord ha poi largamente mancato l’obiettivo che si prefiggeva, e negli ultimi anni è sempre più sprofondata nelle sabbie mobili romane, ma evidentemente continuava ciononostante a far paura. Di qui il tripudio di cui si diceva, che ad ogni modo riteniamo sia un po’ frettoloso. La base elettorale della Lega Nord non è un’invenzione di Umberto Bossi. E’ un segmento ormai emerso della società italiana che se la Lega dovesse svanire ben difficilmente si volgerebbe verso altri partiti già presenti sulla scena. Molto probabilmente non andrebbe più a votare, oppure verrebbe captato da nuove formazioni politiche  tali da farcela rimpiangere. Dunque a nostro avviso ci si deve augurare che essa  riesca a sopravvivere all’attuale crisi.

Ciò detto resta un problema di fondo che c’era anche prima dello scandalo scoppiato in questi giorni. Per evidenti motivi la Lega Nord non è in grado di raccogliere il voto di tutta quella parte della società italiana che domanda federalismo e autonomia. Quel blocco sociale maggioritario nel Nord, ma presente anche in tutto il resto del Paese, che vede nel federalismo e nell’autonomia la strada maestra percorrendo la quale giungere al più presto: 1) a una spesa pubblica ridotta all’indispensabile;  2) a una pubblica amministrazione e a dei pubblici servizi finalmente pensati non innanzitutto come “ammortizzatori sociali” o come.. riserve di caccia di vecchi sindacati oggi trasformatisi in corporazioni  bensì come strumenti tali da consentire al nostro Paese di diventare competitivo nel mondo globalizzato in cui viviamo. Ampi settori di quest’area non  voteranno mai la Lega Nord. Occorrerebbe perciò che comparissero in scena altre forze politiche e altre personalità in grado di raccogliere il consenso in particolare delle componenti cattoliche, delle componenti metropolitane e delle componenti non padane di tale area. Se questo non avviene l’Italia che vuol vivere di lavoro produttivo continuerà a essere tenuta in scacco da quella che spera malgrado tutto di poter vivere di assistenza e di rendita parassitaria. E così andremo a fondo tutti quanti.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a L’Italia alla prova della globalizzazione: la Lega Nord malgrado tutto è necessaria, ma non è sufficiente

  1. Domenico Piacenza ha detto:

    Seguo da decenni (fin dagli inizi de Il Sabato) Robi Ronza con molto interesse e trovo che i suoi punti di vista sugli svariati argomenti che di volta in volta affronta siano non solo estremamente originali e realmente “alternativi”, ma che costituiscano anche un “corpus” organico, coerente e coordinato, tale da poter costituire una vera e propria piattaforma politica dalla quale partire per una radicale (nel senso etimologico del termine)riforma dello stato e della società italiana. Non riesco però a capire come mai attorno a questa vera e propria miniera di idee non si sia mai coagulato neppure un abbozzo di movimento politico.

    • Robi Ronza ha detto:

      Qualche volta me lo domando anch’io… A parte la battuta la risposta è che una piattaforma politica come quella che lei auspica va ben oltre l’iniziativa di una singola persona. Può svilupparsi in tutte le sue necessarie articolazioni e poi trasformarsi in un progetto soltanto nella misura in cui viene ampiamente condivisa e quindi promossa grazie all’impegno concorde di un gruppo dirigente. Questo insieme di circostanze non si è sin qui verificato (nè mi pare possa verificarsi nel futuro prevedibile). Il “corpus”, che sono lieto lei apprezzi, in varie stagioni è stato anche ritenuto interessante e stimolante da amici impegnati in politica, ma sempre o prematuro o troppo radicale (nel senso originario in cui anche lei lo ha usato nel suo messaggio). Ciò mi ha anche dato per molti anni molta malinconia fino a quando ho cominciato non solo a comprendere razionalmente ma anche a far mia esistenziamente la convinzione che la realtà, la storia sono guidate da un Altro, e non da noi, secondo un disegno provvidenziale. Quindi non sta a noi decidere quando e se delle nostre briciole eventualmente buone è opportuno entrino nel grande impasto. Nostro dovere è quello di continuare a ribadire — come per parte mia non smetto di fare — i nostri giudizi e le nostre ragioni.

      • Fosco Bertani ha detto:

        forse è ora di darsi una mossa . Non è mai troppo tardi diceva un tizio Fosco Bertani

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