Crisi politica italiana: per adesso non c’è luce in fondo al tunnel

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano,  27 agosto 2012
Non si vede per ora luce in fondo al tunnel della crisi politica in corso in Italia. Incaricando il 16 novembre scorso Mario Monti, economista e allora presidente dell’Università Bocconi, di formare un nuovo governo di “tecnici” per lo più di lui stesso suggeriti, senza dubbio il presidente della Repubblica Giorgio Napoletano

aveva introdotto una sorprendente novità in una situazione ormai incancrenita. L’idea era che il governo di “tecnici” (in realtà influenti professori universitari, manager di grandi imprese e alti burocrati romani sino ad allora sconosciuti all’opinione pubblica italiana ma ben noti e graditi nei salotti e nei circoli più esclusivi della Germania e dei Paesi “atlantici”) avrebbe riaccreditato l’Italia in sede internazionale procedendo a riforme impopolari che i governi politici non erano riusciti a fare. Tale governo — destinato a durare non oltre la fine della corrente legislatura ossia la primavera 2013 – avrebbe consentito ai partiti di prendere fiato, di riorganizzarsi e di riaccreditarsi presso un’opinione pubblica sempre più delusa nei loro confronti; e quindi di giungere non a pezzi alle votazioni per il rinnovo del Parlamento.
Purtroppo però né una cosa né l’altra sta accadendo, o comunque sta accadendo in misura sufficiente. Dopo aver varato la riforma delle pensioni, che resta sin qui il suo unico risultato di rilievo, il governo Monti non è più riuscito ad andare oltre. La riforma delle pensioni, pur falsata da un grave errore legislativo (a causa del quale alcune decine di migliaia di persone, i cosiddetti “esodati”, sono rimaste sin qui sia senza lavoro che senza pensione), in ogni caso sarà un merito storico di tale governo. Da quel momento in avanti tuttavia il governo Monti non è riuscito a fare più nulla di sostanziale, nemmeno a risolvere il problema degli “esodati”. Soprattutto non è riuscito ad avviare la razionalizzazione della spesa pubblica. Questa non solo non si è ridotta ma anzi è aumentata spingendo la pressione fiscale oltre il 50 per cento del prodotto nazionale lordo: ovvero ben oltre il limite passato il quale lo Stato depreda l’economia privata soffocandola. E proprio perciò non è in grado di fare alcuna effettiva politica di rilancio della crescita, come confermano anche i provvedimenti adesso annunciati, tutti quanti…grida manzoniane o irrilevanti o ben difficilmente applicabili.
I partiti per parte loro sembrano muoversi come pugili “suonati”. Sia nell’area di centro-destra che nell’area di centro-sinistra in sede nazionale non è in atto alcun vero dibattito, alcun vero lavoro di costruzione di proposte politiche serie e credibili. Non si va oltre i botta e risposta, le battute, gli sberleffi: una situazione che per natura sua apre grandi spazi a un personaggio come Beppe Grillo il quale, essendo un giullare di professione, è capace più di ogni altro di stare su questo terreno. Dispiace che l’altro grande giullare italiano vivente, Dario Fo, non abbia più l’età per calcare le scene. Se potesse scendere in campo la crisi italiana non ne avrebbe di certo sollievo (nella sostanza i due sono l’uno peggio dell’altro, entrambi tanto maestri di satira quanto di perfida e farisaica disinformazione)  ma almeno lo spettacolo ci guadagnerebbe.
A parte ciò l’unico tema sul tappeto è il progetto di una nuova legge elettorale, che certamente può essere utile, ma cui la gente comune non si appassiona dal momento che la vede non solo come una questione interna al ceto politico ma anche come una tecnica intesa a piegare l’esito del voto popolare a vantaggio di questi o di quelli. E per di più il dibattito attorno a tale progetto non avviene in pubblico, bensì nel segreto di conciliaboli di cui giungono scarsi e confusi echi. A completare il quadro c’è anche un “partito” delle votazioni anticipate che ha tuttavia poche prospettive non foss’altro perché nessuno, a parte Beppe Grillo, ne potrebbe avere vantaggio.  Per momento, ahimè, le cose stanno così. Sembra però che si prospettino nuove alternative, anche interessanti; ma per adesso non sono ancora pronte a venire alla ribalta.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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