La rinuncia a sorpresa di Silvio Berlusconi: un salutare sasso nello stagno della politica italiana

 

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 24 ottobre 2012

Annunciando a sorpresa ieri pomeriggio che alle votazioni in programma nella primavera dell’anno prossimo non si presenterà come candidato premier del Partito della Libertà (PdL), né tanto meno  di un’eventuale coalizione di partiti di centro-destra, Silvio Berlusconi ha improvvisamente agitato le acque stagnanti della scena politica italiana. Il fondatore del PdL ha poi annunciato che il partito sceglierà il suo candidato alla carica di primo ministro mediante delle elezioni primarie che avranno luogo in dicembre e, ricorrendo come ama fare a immagini tratte dal mondo del calcio, ha poi aggiunto che a sé stesso riserverà soltanto il ruolo del vecchio esperto che sta ai bordi del campo a seguire lo svolgimento della partita, pronto a dare buoni consigli a coloro che la stanno giocando. In un contesto in cui sembrava soprattutto affermarsi l’idea di un’indiscriminata “rottamazione” della vecchia classe politica ad opera di una nouvelle vague di nuovi giovani leader, di cui il sindaco di Firenze Matteo Renzi è il campione, con questo colpo di scena il vecchio Berlusconi ha ripreso l’iniziativa scombinando le fila non solo della stagnante area di centro-destra ma anche dell’intera politica italiana.

Da diversi mesi il sostantivo “rottamazione” e il relativo verbo “rottamare” erano entrati nel linguaggio politico della vicina Repubblica diventando soprattutto il cavallo di battaglia di Matteo Renzi, principale antagonista di Pierluigi Bersani nella campagna in corso dentro il Partito Democratico, PD, per la carica di leader del partito e a candidato premier. Renzi infatti ha annunciato e promesso che, in caso di sua vittoria alle relative primarie, egli provvederà per l’appunto a “rottamare” tutta la vecchia dirigenza del suo partito. Sarà vero e soprattutto sarà possibile? Oggi come oggi nessuno può dare una risposta certa a tale domanda, ma comunque la parola è piaciuta alla stampa che l’ha rilanciata a tutta forza fino al punto che la si sentiva usare anche a riguardo di altri partiti.

Al di là del suo immediato aspetto pittoresco la fortuna del’idea di “rottamazione”  come progetto politico merita qualche approfondimento essendo in realtà un po’ meno pittoresca di quanto appaia a prima vista. Vale perciò la pena di capire meglio che cosa significhi dentro il PD, e anche rispettivamente che cosa significhi nella vita pubblica italiana in generale. Anche se contiene l’antica sinistra democristiana (visibilmente rappresentata da Rosy Bindi, da Giuseppe Fioroni e altri), l’odierno PD si basa ancora sostanzialmente sulla struttura organizzativa, sulle sedi e su quel che resta della storica militanza del Partito Comunista Italiano, PCI. E fino ad oggi, pur avendo in più occasioni portato al governo un post-democristiano come Romano Prodi, in quanto partito è sempre rimasto sotto il controllo dei post-comunisti. Matteo Renzi invece, come già avemmo occasione di ricordare, proviene da ambienti post-democristiani. Questo vuol dire che la “rottamazione” che egli promette in caso di vittoria equivarrebbe al definitivo svanire dell’eredità politica del PCI. La posta in gioco è dunque davvero storica, e spiega l’asprezza dello scontro in corso dentro il partito: uno scontro che peraltro, almeno da ciò che ora appare, vede Renzi in vantaggio sul post-comunista Bersani.

Pur non avendo trovato un suo esplicito campione, l’idea della “rottamazione” serpeggiava però anche nell’area di centro-destra, forse non tanto nel personale politico ma di certo nell’elettorato. In quest’area — delusa da Silvio Berlusconi e dagli altri che insieme a lui non hanno saputo trasformare in fatti le promesse grazie alle quali avevano ottenuto un’ampia maggioranza in Parlamento – c’era un’irritazione diffusa che sfociava in un generico ma perentorio “Andatevene a casa tutti!”.  Con la sua sorprendente e coraggiosa iniziativa Berlusconi ha almeno per il momento chiuso la porta a questo sentimento pericoloso con cui tendeva ad aprirsi un vuoto che poi avrebbe potuto essere riempito da qualsiasi cosa. Si tratta adesso di vedere se in tutto ciò che seguirà egli sarà all’altezza o meno di questa sua tempestiva intuizione.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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