Dopo Mario Monti: l’Italia all’ingrato bivio tra i dinosauri del PD e gli sbandati del PdL

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 11 dicembre 2012  

L’annuncio di Silvio Berlusconi di voler tornare sulla scena della vita pubblica italiana, e la conseguente presa di distanze del PdL dal governo Monti, hanno indotto quest’ultimo ad annunciare a sua volta che intende dimettersi subito dopo che il Parlamento avrà approvato la legge di bilancio per il 2013, nota col  nome di “legge di stabilità”. Le votazioni per il nuovo Parlamento di Roma dovrebbero aver luogo in febbraio contemporaneamente a quelle per il rinnovo dei presidenti e dei consigli (parlamenti regionali) della Lombardia e del Molise. Diversamente dal previsto l’attuale legislatura terminerà dunque prima della sua scadenza prestabilita (aprile 2013) e con essa anche il “governo tecnico” presieduto da Mario Monti, economista già presidente a Milano dell’Università Bocconi e già membro della Commissione Europea. A Oslo, dove l’Unione Europea veniva insignita del Premio Nobel per la Pace, erano perciò giunti ieri molti capi di governo dei Paesi membri. L’occasione è stata spunto per un coro di dichiarazioni di rincrescimento da parte di quei notabili dell’Unione Europea e di quei governi di Paesi membri che avevano apprezzato la nomina di Monti, e ne avevano sostenuta l’attività con tale entusiasmo da dare a molti in Italia la spiacevole sensazione di venire governati da un balivo inviato a Roma da Bruxelles e da Berlino piuttosto che da un capo di governo democraticamente eletto di un Paese indipendente. Fatto sta che Mario Monti, pur se personalmente stimato, risulta assai più popolare all’estero che in Italia dove la sua cortesia e i suoi toni sempre misurati non bastano a far dimenticare che sotto il suo governo le imposte sono ulteriormente aumentate mentre non si è registrata alcuna ripresa della crescita. Dopo un anno di governo Monti l’Italia è in recessione, l’IVA è al 21 per cento, le imposte sul reddito delle imprese si aggirano attorno al 30 per cento mentre buona parte delle famiglie è tassata dal 40 per cento in su. Può darsi che anche quelli di prima non sarebbero riusciti a fare di meglio, ma questo governo era stato annunciato come un’eletta schiera di grandi esperti che avrebbe di sicuro posto rimedio ai danni causati dai pasticcioni che l’avevano preceduto. E invece non è stato affatto così (fermo restando tuttavia che ha avuto il merito di essere riuscito ad avviare una seria riforma delle pensioni).

Sia come sia, adesso ci si avvia a nuove votazioni le quali si situano in un orizzonte politico complessivo senza dubbio preoccupante. Sotto la guida di Pierluigi Bersani e del suo Partito Democratico, PD, l’area di centro-sinistra è uscita dalle sue primarie molto rinforzata e — anche grazie al colossale sostegno che riceve dall’ordine costituito della stampa e della cultura — è il vincitore designato dell’imminente confronto. Purtroppo però la sua filosofia politica, inestricabilmente legata a priorità che erano tali nel secolo XX, non è affatto in grado di affrontare con efficacia le urgenze del secolo XXI. Per parte sua l’area di centro-destra è allo sbando con Berlusconi che tenta l’ultima disperata carica; e con Montezemolo, Casini e Fini che un po’ mano nella mano e un po’ l’un contro l’altro armati si auto-proclamano generali di  un’armata centrista che non c’è, e il cui  comandante in capo secondo loro (ma non secondo lui) dovrebbe essere Monti. Il tutto ulteriormente complicato da uno scontro attorno al candidato presidente in Lombardia che potrebbe mandare in pezzi ciò che resta del PdL proprio in quella che era la sua principale roccaforte.  Stando così le cose, per il momento ogni previsione è impossibile.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Taccuino Italiano e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Dopo Mario Monti: l’Italia all’ingrato bivio tra i dinosauri del PD e gli sbandati del PdL

  1. Giorgio Cavalli ha detto:

    Finalmente una voce da parte “moderata” che dice che il re è nudo: dopo un anno di dispotismo illuminato e di sospensione di una fin troppo chiassosa dialettica politica, l’ultimo rapporto Censis relativo al 2012 ci dice non solo che è ulteriormente diminuito il PIL, ma anche che abbiamo toccato il massimo storico di deficit. A questo punto chiedo alla componente cattolica del PdL: perché mai dovremmo riproporre alle prossime elezioni un Monti che ha mostrato così scarsa sensibilità verso le famiglie, la scuola e il lavoro, sopratutto dei giovani? forse solo per battere il centralismo di Bersani e Vendola, con una sorta di rinnovato patto Gentiloni che farebbe sparire ancora a lungo una presenza cattolico-popolare in italia? Sturzo direbbe piuttosto “preparazione nell’astensione”, ma non sarà forse possibile ancora una strada non perdente, di protagonismo rinnovato, che non passa né per Monti, bocciato giustamente dalla Lega, né per Berlusconi, messo al capolinea da UDC e anche ormai dalla storia?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...