Maurizio Crozza, ovvero la satira come mezzo per calunniare impunemente

Come si diffama un Papa, La Nuova Bussola Quotidiana, editoriale, 24 febbraio 2013

La scena in cui  Maurizio Crozza  irride a Benedetto XVI — andata in onda nella sua trasmissione televisiva su La7 dello scorso venerdì 22 febbraio – merita di venire conosciuta ed esaminata, malgrado sia ripugnante, perché è a modo suo esemplare. E’ infatti un esempio di quanto la satira (di per sé un genere letterario-teatrale di grande tradizione) possa cadere in basso quando viene usata come strumento per diffamare e per calunniare impunemente.

“Scherza coi fanti e lascia stare i santi” è un antico proverbio che conserva ancora tutta la sua sapienza; e che dovrebbe spingere anche il più graffiante dei giullari a pensarci due volte prima di prendere di mira un’autorità morale di rilievo planetario come il Papa, per di più impersonata  da una figura della statura umana e intellettuale di Benedetto XVI.  Ciò premesso, non è tuttavia su questo che intendo qui soffermarmi bensì appunto sulla degradazione della satira a modo per diffamare e calunniare impunemente. Una degradazione di cui purtroppo Crozza, che è pur un comico di qualità, ora sta dando sempre più spesso prova.

Lo schema è il seguente: il comico inizia il suo numero con un sermone nel corso del quale, anche con l’aiuto di montaggi di immagini e testi (ad esempio titoli d’effetto de la Repubblica e di altre fonti avvelenate del genere), fornisce al pubblico tra allusioni e ammiccamenti notizie false o tendenziose accreditandole come indiscutibili. Sono falsificazioni che se fossero state fatte in forma seria egli sarebbe poi tenuto a provare, finendo esposto altrimenti al rischio di doverne rispondere in tribunale. Il fatto invece che abbiano luogo nel quadro di uno spettacolo satirico lo mette al riparo da qualsiasi responsabilità. Terminato il sermone diffamatorio, il numero continua con una parodia, con un’imitazione comica o con qualcos’altro di divertente che serve a concluderlo tra allegre risate, e quindi indirettamente a stendere un ulteriore velo di simpatia e perciò di consenso sulle falsità comunicate al pubblico nel suo primo tempo. Il meccanismo è questo: impariamo a conoscerlo, ad analizzarlo, a smascherarne il trucco. Parliamone con gli amici, spieghiamolo ai figli. Insomma, visto che la cultura dominante dell’odierna comunicazione di massa è di questa pasta, almeno impariamo a riconoscerne le tecniche. Per potercene meglio difendere.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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