Presidenza delle Camere: in un modo o nell’altro il nodo verrà sciolto ma è la sostanza della questione che purtroppo resta aperta

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano,15 marzo 2013

Insediatosi  ieri a Roma, il nuovo Parlamento italiano ha trascorso l’intera giornata tentando senza successo di adempiere al suo primo e preliminare impegno: l’elezione dei due presidenti, uno per il Senato e l’altro per la Camera dei Deputati. Sia a Palazzo Madama, sede del Senato, che a Montecitorio, sede della Camera,  tutti i parlamentari hanno messo nell’urna la scheda bianca, salvo quelli del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, che hanno votato uno dei loro. Dal momento però che nelle prime votazioni è richiesta una maggioranza dei due terzi il tutto si è risolto comunque in un nulla di fatto. In seguito basterà invece la maggioranza assoluta, che il centro-sinistra di Bersani e Vendola ha alla Camera, e che invece al Senato non ha nessuno. Alla Camera alta pertanto s’impone un accordo almeno tra due blocchi. E in questa prospettiva Mario Monti ha mandato a dire che si offre come candidato “di garanzia” (non potendosi più proporre come super partes per ovvi motivi, anche di decenza), incurante del fatto che al momento è ancora in carica come premier. Mentre però alcuni giuristi suoi amici stavano studiando come risolvere il problema (e sarebbe comunque bello sapere quale potrebbe essere l’esito di una tale arrampicata sui vetri) Umberto Bossi, ora tornato senatore, ha però subito reagito dicendo che non se ne parla nemmeno. Frattanto il PdL di Silvio Berlusconi ha posto sul tappeto la questione del nuovo presidente della Repubblica. Il mandato di Giorgio Napoletano sta infatti per scadere, e il suo successore dovrà venire scelto tra circa un mese dalla speciale assemblea che viene convocata per la circostanza, composta da senatori, deputati e rappresentanti delle Regioni. Da quando nel maggio 1992 venne eletto a tale carica Oscar Luigi Scàlfaro, dunque da oltre vent’anni,  i presidenti della Repubblica  sono sempre stati personalità innanzitutto gradite al centro-sinistra, si trattasse di un ex-democristiano come appunto Scàlfaro, di un “laico” definito indipendente come Carlo Azelio Ciampi o di un post-comunista come Giorgio Napoletano. Adesso secondo il PdL sarebbe giusto un cambio della guardia. Perciò ieri a nome del suo partito Maristella Gelmini ha lanciato l’idea che la questione delle tre grandi presidenze ( della Repubblica, del Senato, della Camera) sia oggetto di un negoziato complessivo. Forti del loro 25 per cento circa dei seggi — ovvero di quanto basta per tenere in scacco tutto il resto del Parlamento lasciando per soprammercato sulle spalle degli altri la responsabilità dello stallo conseguente —  i parlamentari neo-anarchici del Movimento Cinque Stelle, schierati sugli scanni più alti a coronamento degli emicicli delle due aule parlamentari, frattanto guardano non solo fisicamente ma anche simbolicamente dall’alto in basso quanto accade sotto di loro. In questa situazione che cosa potrebbe succedere, se non oggi almeno in capo a qualche giorno? Considerato che il Pd continua a proclamare di non essere disposto ad alcun accordo con il PdL, sulla carta non si vede alcuna via d’uscita se non quella malaugurata, anzi catastrofica del ritorno alle urne appena possibile, ossia dopo che sarà stato eletto il nuovo presidente della Repubblica. Siccome però, come è noto, in circostanze estreme la creatività italiana dà il meglio di sé può anche darsi che in qualche modo la questione delle tre presidenze venga risolta. E’ però la sostanza del problema che resta aperta: quello cioè di un grande Paese industriale in recessione che non riesce a imboccare la strada delle urgenti riforme di struttura di cui ha sempre più bisogno perché il variegato insieme di coloro che non le vogliono (dai no-Tav ai metalmeccanici della Cgil, dalla burocrazia statale parassitaria alle banche che si salvano a spese dell’economia produttiva, da un sistema giudiziario tanto inefficiente quanto politicizzato a un gigantesco monopolio statale della scuola fatto a misura degli interessi non degli studenti ma degli insegnanti meno qualificati) continua ad essere malgrado tutto politicamente più forte di coloro che si rendono conto che senza di esse l’Italia va a fondo.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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