Napolitano: per uscire dalla crisi occorre lasciarsi alle spalle quelle preclusioni neo-giacobine che sono il male oscuro della democrazia italiana

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 23 aprile 2013

Rieletto sabato scorso si può ben dire per implorazione dei leader di tutti i maggiori partiti (salvo il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo), il presidente della Repubblica italiana, l’ottantasettenne Giorgio Napolitano, ieri poco dopo le 17 ha pronunciato a Roma un discorso che potrebbe segnare una svolta non solo nella crisi in atto ma anche nella storia politica del Paese.

Certamente non a caso sul sito ufficiale della presidenza della Repubblica Italiana www.quirinale.it, che lo ha quasi immediatamente pubblicato, tale discorso viene definito “messaggio”, definizione che in Italia ha una specifica rilevanza costituzionale. “Messaggio” è infatti un termine che specificamente si riferisce a uno dei poteri propri del Presidente, quello cioè di poter inviare in via straordinaria  appunto “messaggi” al Parlamento su questioni di particolare urgenza. Prendendo la parola  dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione dinnanzi alle Camere riunite, ieri Napolitano non si è dunque limitato a un discorso rituale, ma ha inteso avvalersi fra gli strumenti di cui dispone di quello più specificamente politico.

Non c’è qui lo spazio per illustrare nei dettagli il messaggio, che però oggi grazie ad Internet  è accessibile a chiunque in versione integrale con semplice “clic”. La sua prima parte consiste in un accorato ma severo rimprovero all’attuale classe politica italiana, la cui incapacità di procedere alle sempre più urgenti riforme viene denunciata senza mezzi termini, fino a definire una colpa “inescusabile” il mancato varo di una nuova legge elettorale. In proposito Napolitano dice apertis verbis quanto chi sta fuori del proverbiale Palazzo aveva sin qui potuto soltanto intuire, ossia che egli aveva fatto di tutto per convincere chi di dovere ad arrivare a un accordo su tale nuova legge, ma che si era trovato di fronte a un “muro”. Sorprendentemente questa prima parte del messaggio è stata di continuo interrotta dagli applausi dei parlamentari che pure, in forza della legge elettorale in vigore, sono più che mai rappresentanti non tanto del popolo quanto dei partiti. Talvolta possono anche esserlo obtorto collo, ma in forza di tale obiettivo stato di cose un loro atteggiamento più contrito sarebbe stato più apprezzabile.

Forte comunque del fatto di esser stato implorato ad accettare di venire rieletto (contro una prassi consolidata che fin qui escludeva tale eventualità), nonché di essere stato rieletto con un’amplissima maggioranza, Napolitano ha quindi indicato chiaramente la linea cui si atterrà, pronto in caso contrario a “trarne tutte le conseguenze”, ovvero a dimettersi. Si attende cioè che, senza formule precostituite, si giunga al più presto alla formazione di un governo con una stabile e forte maggioranza il cui programma venga definito a partire dai documenti di indirizzo elaborati dai due gruppi di esperti da lui istituiti lo scorso 30 marzo.

Se lungo tale itinerario l’Italia politica potrà venir fuori dal vicolo cieco in cui era andata a finire ciò sarà davvero un merito storico di questo Presidente. Al di là dell’attuale pur drammatica contingenza, il messaggio che Napolitano ha voluto ieri inviare di persona al Parlamento di Roma segnerà tuttavia, se ascoltato, una svolta ancora più importante: l’abbandono della pretesa del progressismo neo-giacobino di rifiutare a priori il dialogo con questa o con quella forza politica pur democraticamente rappresentata in sede parlamentare. Una pretesa che è stata sin qui il male oscuro sempre più insostenibile della democrazia italiana.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Napolitano: per uscire dalla crisi occorre lasciarsi alle spalle quelle preclusioni neo-giacobine che sono il male oscuro della democrazia italiana

  1. p@t ha detto:

    concordo e condivido… grazie Ronza! è sempre un piacere leggere i suoi articoli

  2. Roberto Sarzi ha detto:

    Come sempre bravo Robi Ronza il cui giudizio è sempre illuminante per noi che abbiamo la fortuna di leggere i suoi articoli. Certo è proprio vero, le radici neo giacobine della sinistra sono tuttora profonde e dubito che sia già giunta l’ora in cui i nostri “sinistri” le sradicheranno!!
    Roberto (Roby) Sarzi, Mantova

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