Auguri a Enrico Letta, ma senza dimenticarsi da dove viene

Non sarà un governo di popolo, La Nuova Bussola Quotidiana, 25 aprile 2013

Enrico Letta © Marina Molino 2013

Enrico Letta
© Marina Molino 2013

Stretto fra l’ammonizione di Napolitano, secondo il quale Enrico Letta deve assolutamente riuscire a formare un nuovo governo, e la riserva di quest’ultimo, che ha detto chiaro e tondo di non essere disponibile a formarlo a qualsiasi costo, il cammino verso il cambio della guardia a palazzo Chigi si prospetta né lineare né agevole. Dimostrando di rendersene ben conto, Letta ha accettato l’incarico con una riserva che dovrebbe sciogliere lunedì prossimo. Mentre per il bene del nostro Paese in questo momento non si può che augurargli di riuscire nella difficile impresa vale forse la pena di soffermarsi sul personaggio e sul suo itinerario politico-culturale.

Si cita spesso il fatto del suo legame di parentela con uno dei più stretti collaboratori di Berlusconi, Gianni Letta, di cui Enrico Letta è nipote in quanto figlio di un fratello. I due hanno ricoperto il medesimo incarico in governi rispettivamente presieduti da Prodi e da Berlusconi tanto  che per ben due volte da nipote a zio e viceversa si sono scambiati le consegne. Questa circostanza è però più curiosa che significativa. I Letta sono di origine abruzzese, ma il padre di Enrico, professore universitario, si era trasferito a Pisa, dove l’attuale presidente del Consiglio è nato, è cresciuto e si è laureato in un ateneo, quello pisano, che è una delle roccaforti del pensiero illuminista nel nostro Paese. Nato nel 1966, Enrico Letta, impegnatosi nella Democrazia Cristiana sin dagli anni del liceo, è un politico di professione nel più stretto senso della parola. Tra il 1991 e il 1995 è presidente dei giovani democristiani europei. Poi, travolta la DC da “Tangentopoli”, diviene vicesegretario del Partito Popolare  Italiano, carica che ricopre fra il 1997 e il 1998. In seguito, insieme a tutto quel che resta della sinistra democristiana, migra verso il PCI che frattanto cambia più volte nome fino ad assumere quello attuale di Partito Democratico. Qui come noto l’antica sinistra democristiana costituisce la seconda componente per importanza dopo quella di origine comunista. E dell’antica sinistra democristiana conserva il tipico carattere: la fedeltà talvolta solo affermata ma talvolta anche autentica a un cristianesimo inteso soprattutto come morale, e pertanto vissuto per lo più in modo moralistico, paradossalmente collocato tuttavia all’interno di una visione del mondo secolarizzata e del tutto subalterna al progressismo “laico”. Sono i cosiddetti cattolici “scomodi”, in realtà comodissimi per i loro compagni di viaggio perché sempre molto disponibili a lavorare seriamente senza porre i proverbiali paletti, e sempre pronti a sacrificare per il bene della causa le questioni di principio. E’ questa tra l’altro l’area da cui proviene pure Matteo Renzi, anche se per motivi anagrafici non direttamente.

Chiamato giovanissimo da Mino Andreatta a far parte della sua segreteria, Enrico Letta si affaccia ben presto alla ribalta della politica nazionale sino a diventare il più giovane ministro nella storia della Repubblica Italiana. Frattanto sviluppa relazioni internazionali ben qualificate con circoli esclusivi del mondo nord-atlantico tanto che oggi ha un ruolo di rilievo nella sezione italiana della Trilateral Commission ed è membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, sezione italiana di un club molto elitario basato negli Usa che si pone come obiettivo quello di “incoraggiare le leadership illuminate,   le   idee e i valori senza tempo”. Sono gli stessi club e lo stesso ambiente cui appartengono, per fare qualche esempio, tanto Giulio Tremonti quanto l’attuale premier Mario Monti. Tornando ai più modesti orizzonti del nostro Paese Enrico Letta è oggi segretario generale dell’Arel, l’agenzia “di Ricerche e Legislazione” fondata da Nino Andreatta che è punto di riferimento e lobby di quegli influenti circoli laici progressisti e post-democristiani di sinistra di cui Romano Prodi è una delle figure più note. Senza pregiudizio per la qualità della preparazione e per l’esperienza di queste persone — facilitata dalle qualificate carriere che hanno fatto grazie a una lungimirante capacità di aiutarsi reciprocamente che ad altre aree è invece mancata – siamo di fronte a un ambiente che nella sostanza non ha niente di popolare; e che per natura sua non promuove nulla di ciò che può stare a cuore ai cristiani per il bene non solo loro ma di tutti gli uomini. In tal senso da Monti a Letta non c’è nulla di nuovo da attendersi. Di questo però il ceto politico di più autentica matrice cattolica deve rimproverare in primo luogo se stesso, la propria incapacità di pensare alle cose in grande prospettiva, le rivalità interne e la troppo diffusa inclinazione a vendere qualsiasi primogenitura per qualsiasi piatto di lenticchie.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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4 risposte a Auguri a Enrico Letta, ma senza dimenticarsi da dove viene

  1. matteo ha detto:

    Spettabile Ronza, io sinceramente per il bene del nostro paese a Letta auguro di fallire, ma so già che sarà un fallimento pilotato e paracadutato (come quello di monti d’altrocanto).
    Sarebbe molto bello che per una volta certi del fatto che questi galantuomini “non faranno nulla di ciò che può stare a cuore ai cristiani per il bene non solo loro ma di tutti gli uomini” si riuscisse a dire un chiaro si al si e no al no. Ma per fare questo caro Ronza bisognerebbe anche avere il coraggio di dire che chi è “sempre pronto a sacrificare per il bene della causa le questioni di principio” non è cattolico per niente (altro che cattolico scomodo) e che visto che il piattino di lenticchie lo tira in ballo Lei, invece di fare gli auguri a questi loschi figuri, sarebbe bello che una volta tanto gente come Ronza spieghi con “cristiana sincerità e precisione”, senza ambiguità nè comode omissioni a chi lo segue anche cosa sono e che fanno “quelle leadership illuminate” della Trilaterale, dell’Aspen e magari visto che c’è del Birdemberg (il nostro Letta compare anche in elenco 2012 come certo lei ben sà).

    Le auguro buon appetito in grande prospettiva e buona serata.

    Matteo Veca

  2. michele ha detto:

    Finalmente un cattolico che dice le cose come stanno.

  3. Paolo Tognetti ha detto:

    In una piccola “radiografia in chiave provinciale” dell’On. Enrico Letta, mi sono permesso di scrivere (riprendo e quoto, non me ne voglia!):

    Senza prodigarmi in analisi politiche né richieste né volute, credo comunque immaginabile che il giovane Letta intenda fare del suo meglio, per il Paese e, non ultimo, per il suo avvenire. Entrambi legittime spinte propulsive.

    Là dove altri hanno fallito, dopo la definitiva abdicazione del vecchio segretario, il virgulto, nei suoi tentativi, non avrà nulla da rischiare e perdere. A titolo personale, beninteso. “L’Esecutivo non nascerà a tutti i costi“, va ripetendo. Eppure nascerà, perché nulla costa a chi lo deve far nascere. Nella peggiore ipotesi, fallirà come hanno fallito tutti gli altri. Quindi: comunque vada, sarà un successo.

    Ora, quale trofeo, tra i più abbordabili, è possibile portare a casa? Mah, sempre quello! La cancellazione, abolizione o soppressione, che voglia chiamarsi, delle Province. Proprio perché obiettivo di guerra tra i meno pericolosi sarà verosimilmente quello più accanitamente e ostinatamente perseguito. Questo il vero problema: scalpo facile, a tutti i costi, rincorso alla cieca.

    Senza dimenticare, e concludo, che l’On. Letta è esponente di quel partito che, se si andasse alle elezioni a stretto giro, probabilmente subirebbe il maggior tracollo elettorale. A riprova che Letta il Giovane farà del tutto per tirare innanzi questo Esecutivo e allontanare il più possibile la memoria collettiva, labile per definizione, dalle settimane appena trascorse (difficili per il PD). Non di minore importanza, i renziani malumori verrebbero fatti sbollire dal giovane e coetaneo Governo, col tempo il Rottamatore potrebbe trasformarsi – magari – solo in brontolatore e l’unità del partito ne troverebbe ampio giovamento.

    L’abolizione delle Province potrebbe costituire all’uopo un eccellente puntello.

    Se questi sono gli enfant prodige …
    Cordialmente.
    Paolo Tognetti

  4. Paolo Tritto ha detto:

    Articolo ineccepibile per quanto riguarda la ricostruzione di ciò “da dove viene” Enrico Letta. Nonostante ciò, direi che nemmeno in questo caso si dovrebbe ridurre l’uomo ai suoi antecedenti biologici. Mi associo agli auguri.

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