La guerra all’ “omofobia”, ovvero il sorprendente ritorno lungo nuove vie a antiche forme di autoritarismo

IL CASO / Mancino, gay o biondo fa lo stesso?, Il Sussidiario, 25 aprile 2013

Siccome sono mancino desidero per fatto personale dire qualcosa riguardo a una specie di “Pubblicità Progresso” che la Presidenza del Consiglio da qualche giorno manda in onda sulle più diverse reti televisive nazionali considerandola evidentemente una delle cose più urgenti, se non la cosa più urgente che deve fare in questo momento. A ulteriore conferma di quanta politica le più diverse lobbies possono fare all’ombra di  un governo di “tecnici”.

Si tratta di una rapida sequenza di immagini che inizia con un personaggio che dice, “Sono mancino”. Ne seguono altri che aggiungono: “Sono alto”, “Sono basso”, “Sono lesbica”, “Sono gay”, “Sono biondo” e così via, finché fuori campo una voce autorevole afferma in modo conclusivo: “E non c’è niente da dire!”. Chiude il tutto la scritta “Viva le differenze, no all’omofobia”. L’ambiguo intreccio di equivoci, tutto basato su una grande confusione di piani, che caratterizza questa trasmissione merita di venire analizzato in dettaglio. Alla sua radice c’è l’idea che da un lato qualsiasi differenza sia equivalente, e che dall’altro qualsiasi differenza sia irrilevante. Senza sacrificare nulla della logica che la sottende la carrellata di cui sopra potrebbe venire allungata all’infinito fino ad esempio aggiungere un “Sono la vittima” e “Sono l’assassino” o “Sono la stuprata” e “Sono lo stupratore”, “Sono il boia” e “Sono l’impiccato” con il canonico finalino “E non c’è niente da dire!”. E’ insomma un grave equivoco mettere sullo stesso piano e pretendere abbia il medesimo rilievo l’essere mancini e l’essere omosessuali.  E in primo luogo non credo affatto che sia un buon servizio reso agli omosessuali. Non è certo banalizzando  una diversità tanto drammatica, nonché per natura tanto minoritaria, che li si aiuta ad affrontare in modo non lacerante la loro situazione. L’omosessualità è un handicap; e come tale non va discriminata ma nemmeno normalizzata o addirittura glorificata. Perciò non ha senso stracciarsi le vesti di fronte a casi di intolleranza quando di fatto  si predispone proprio quel “brodo di coltura” che in personalità fragili perché marginali finisce spesso per alimentarla.

Con “Viva le differenze. No all’omofobia”, il suo motto conclusivo, lo spot della Presidenza del Consiglio giunge infine al culmine dell’equivoca confusione che lo caratterizza. In primo luogo il proprium dell’omosessualità è l’attrazione e l’incontro sterile con l’uguale a sé, ovvero esattamente il contrario di quell’incontro fertile che il diverso da sé che è la legge fondamentale della natura. Quindi niente di più equivoco del connettere il concetto di omosessualità con il concetto di differenza. In secondo luogo (e qui sta il carattere neo-autoritario della cultura nichilista radicale cui lo spot dà voce), non è vero che prendere le distanze da una certa esperienza o posizione equivalga ad odiarla ed a volerla ipso facto sradicare a viva forza. Mettendosi su questa strada si arriva paradossalmente a bollare come “fobia” da reprimere qualsiasi dissenso da posizioni che qualcuno in qualche modo è riuscito a far divenire canoniche secondo la cultura dominante, ormai sempre più spesso espressione di élites mediatiche e intellettuali che ben poco hanno a che vedere con quel che pensa e crede la gente comune. Per dirla con termini cari alla vulgata progressista, si arriva insomma per nuove strade al fascismo di sempre; cosa in fondo non strana se si pensa che anche quello originario era venuto più o meno da quella stessa parte.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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3 risposte a La guerra all’ “omofobia”, ovvero il sorprendente ritorno lungo nuove vie a antiche forme di autoritarismo

  1. giorgio ha detto:

    Grazie Robi. Concordo assolutamente nella sostanza. Solo un rilievo linguistico: se le differenze non sono acqua, allora non si può definire questa strana differenza (che è poi rifiuto o paura della differenza stessa, come giustamente osservi) con il nome di handicap. Per una semplice ragione: non c’è handicap che all’origine sia accolto e scelto per sé come un bene. La strada per comprendere il significato dell’handicap nella carne o nella psiche è lunga e dolorosa, e talvolta questa comprensione non accade. Con l’omosessualità c’è invece una strana mescolanza di disagio verso l’altro sesso e di scelta attrattiva per il sesso omologo. Forse per questo motivo, fmolti omosessuali, e comunque quelli militanti, quelli del gay-pride, giungono ad affermare, forzando ideologicamente, che il “genere” si “sceglie”, dimenticando la riflessione sull’esperienza antropologica elementare e sulla loro stessa origine familiare, che ci insegna che “uomo .e donna li fece”.

  2. Fin ha detto:

    Mi fa piacere trovare quest’articolo sul web. Complimenti!
    Ho provato molto fastidio quando ho visto la Rai cercare d’imporci quel che dobbiamo pensare, con quell’irritante “E non c’è niente da dire!”. Vorrei solo aggiungere una cosa: se è vero che l’omofilia ha una base psicologica, come dimostra il fatto che molti di quanti seguono una terapia riparativa diventano etero, allora forse vedere certe scene può avere un’influenza su chi sta ancora crescendo. La mia preoccupazione è questa: che si condannino dei ragazzini a crescere senza potersi più innamorare di persone veramente complementari, e non semplicemente uguali. Un conto è trovarsi ad essere sterili, e un conto è sapere di non poter mai amare qualcuno con cui fare figli. O, adottandoli, allevarli come farebbe una coppia, e non un paio di amici. Sappiamo che le tecniche artificiali uccidono un sacco di embrioni, e che rendono il bambino un oggetto da fabbricare, il che è contro la sua dignità, lo si colga o no. E poi sarà sempre più solo roba da ricchi, mentre incalza la crisi…
    Poveri ragazzini, costretti a vedere che il sesso non ha più senso alcuno.

  3. Antome ha detto:

    Io insisto con viva le differenze. Non mi piace quello spot, ma vuole solo dire che è una differenza da rispettare come altre. Non arrecando disturbo a nessuno, non mi piace che ci sia tutta questa pressione nei confronti di una scelta privata.

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