Perché sacrificare la Siria sull’altare di una transizione catastrofica dal regime di Assad a qualcosa che di certo sarebbe molto peggio?

L’Europa finisce a Damasco?, Il Sussidiario, editoriale, 29 maggio 2013

L’altro ieri i ministri degli Esteri dell’Unione Europea non sono riusciti a giungere a Bruxelles a una posizione comune riguardo alla sospensione o meno dell’embargo a forniture militari alle formazioni armate scese in campo in Siria contro il regime di Bashar El Assad. Ciò equivale alla sua sospensione dal momento che da adesso in poi ogni Paese può fare come vuole. Gran Bretagna e Francia che, decise a far cadere Assad a viva forza, già stavano mandando armi agli insorti sotto banco ora potranno farlo apertamente. Alla notizia la Russia, che invece lo sostiene, ha subito annunciato l’invio a Damasco di missili anti-aerei, utili secondo il suo ministro degli Esteri a dissuadere “certe teste calde”  da un’internazionalizzazione del conflitto. Tutto questo rende più difficili le prospettive di un’imminente conferenza per la pace in Siria in programma a Ginevra sotto l’égida degli Stati Uniti e della stessa Russia. In sede di Consiglio Europeo di ministri degli Esteri l’iniziativa di opporsi ai propositi bellicosi di Parigi e di Londra sembra sia venuta dall’Austria, ma a lavori conclusi anche il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, ha dichiarato ai giornalisti presenti di essere personalmente contraria all’invio di armi agli insorti in Siria. Dovrà in proposito consultarsi con i suoi colleghi di governo ma ha aggiunto – a nostro avviso lodevolmente — che per quanto la riguarda agli insorti contro Assad non giungeranno armi dall’Italia (anche se poi ciò sarà vero soltanto nella misura in cui la Farnesina ha in mano tutti i rubinetti di tutti gli oscuri canali che percorrono le forniture di questo genere di merci, il che non è scontato).

Al di là di ogni più specifico aspetto la vicenda conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che  una politica estera comune dell’Unione Europea non si può improvvisare sotto la spinta estemporanea di questa  o di quella crisi. O si apre un vero dibattito politico, non solo nel chiuso del Consiglio ma prima di tutto in sede di Parlamento Europeo, nel quale emergano e si confrontino le varie linee di gravitazione geo-politica che caratterizzano le grandi aree in cui si articola l’Unione e si giunga a farne un’equilibrata sintesi, oppure ogni volta andrà a finire come lunedì scorso è accaduto, ossia che ognuno se ne va per la propria strada. In tale quadro il nostro Paese  ha il diritto e il dovere di far valere il proprio legittimo interesse mediterraneo. Quindi il suo interesse a quella pace del Vicino Oriente che al Nord Europa sta a cuore poco o nulla. E quindi anche il suo interesse a che la Siria non venga sacrificata sull’altare di una transizione catastrofica dal regime di Assad a qualcosa che di certo sarebbe molto peggio. Benché molto della sua storia politica e della sua cultura ci faccia rabbrividire, dobbiamo riconoscere che Emma Bonino è consapevole più di tutti i suoi recenti predecessori del ruolo primario e potenzialmente positivo che la storia e la geografia  assegnano al nostro Paese nel Mediterraneo. Se dunque il governo Letta volesse sorprenderci facendo nel Levante una politica attiva a misura dell’interesse legittimo del nostro Paese, con questo ministro degli Esteri potrebbe anche provarci con una certa possibilità di successo. E ciò tanto più considerando che l’Italia può muoversi nell’area avvalendosi non solo dei canali diplomatici ma anche di una fitta rete di positive relazioni culturali ed economiche di cui nessun altro Paese europeo ed occidentale dispone. Di nodi intricati che la forza militare non riesce mai a sciogliere, e che spesso la diplomazia non può sciogliere da sola, talvolta si trova il bandolo grazie a un uso combinato di leve diverse appartenenti a tutte queste sfere.  Ogni giorno che passa senza che la pace torni in Siria aggiunge nuove morti, nuove distruzioni, nuovi dolori, nuova miseria, come ci ha di recente ricordato tra gli altri un nuovo appello del Custode di Terra Santa, i cui frati sono presenti anche nel martoriato Paese a fianco di popolazioni sfinite da ormai due anni di guerra civile.  Tutto ciò che si può ragionevolmente tentare per porre fine a questa follia va tentato.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Perché sacrificare la Siria sull’altare di una transizione catastrofica dal regime di Assad a qualcosa che di certo sarebbe molto peggio?

  1. Simonetti ha detto:

    Storicamente la Siria è sempre stata crocevia del Medioriente

    aveva trovato una certa stabilizzazione con i El Assad che creo

    uno stato laico e abbastanza liberale non certamente paragonabile

    a altre dittature Islamiche Lei ha ragione nel dire, ipotizare che un

    dopo Assad verebbe un peggio, ed a riguardo vedasi le situazioni

    più ecclatanti dell’ Iran, la Libia,l’ Iraq per non parlare poi

    dell’Egitto e poi quele un po meno sanguinarie ma non per questo

    meno disatrate politicamente dalla ormai celebrata “primavera” di

    Tunisia e poi l’Algeria per finire con il Marocco che ha dovuto fare

    concessioni socio- politiche non da poco, e mettiamoci anche la

    martoriata Palastina e Libano L’occidente non intende capire che la

    “democrazia” come la intendiamo noi non è applicabile nei paesi

    che da milleni sono stati governati da Sceichi da Sultani affiancati

    da Imam, Iatolla ecc. ossia dal “potere” non solo Coranico ma anche

    della Suna. L’ unico paese veramente laico ove ogni fede trovava i

    propri spazi, e non solo ma chiunque intendesse avere una attività

    poteva liberamente fare, era la Siria, si concordo che alcune

    limitazioni di stampa e dei media esistevano, ma perche qui in

    Italia???
    Concordo ripeto con Lei avendo molto viaggiato in quei paesi

    Mediorientali trovando tra l’altro amicizie sincere e serie, merce
    oggi rara nel notro Paese, frustrato da politicanti e affini oltreche
    da opportunismi palesi o latenti in ogni strato sociale.
    cordialmente Dott.Simonetti

  2. Paolo Merolla ha detto:

    Molto peggio? Lei è brillante, le sue osservazioni sull’Europa, la Francia, assolutamente corrette. Ma, come molti di noi moderati qui in Italia, la sua tesi è che esista qualcosa di peggio dell’Armageddon. Ci sono stato anch’io, a lungo, a fare il medico in Siria ed altri Peasi. Rientro dalla Giordania. Le cose cambiano, e si cambiano gli schemi, altro che parole. Il peggio non può peggiorare..

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