Elezioni comunali in Italia: vittoria del centrosinistra, trionfo dell’astensione

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 11 giugno 2013

Un grande successo della coalizione di centro-sinistra, che ha vinto in undici città su undici. Un sempre più alto tasso di astensione dal voto, cui non ha partecipato in media un elettore in catalogo su due, con la punta massima a Roma dove si è astenuto circa il 55 per cento degli elettori. Questi in sintesi i risultati delle votazioni di ballottaggio che ieri e domenica hanno avuto luogo in Italia.

Tra le città ove si votava era di particolare rilievo innanzitutto Roma che oltre a essere la capitale è anche il più popoloso, circa 2.643.000 abitanti, e il più esteso comune italiano. Ha infatti una superficie di 1285 chilometri quadri, pari a quelle delle province di Varese e di Trieste sommate insieme. In Lombardia era soprattutto importante il risultato di Brescia, con i suoi 194 mila abitanti seconda città lombarda. Sia nel caso di Roma che in quello di Brescia il sindaco uscente era di centro-destra.  A Treviso (Veneto) la Lega Nord ha perso una poltrona di sindaco che era sua da vent’anni.  Essendo così diffusa, la sconfitta del centro-destra non può venire attribuita né a motivi locali né a limiti personali dei candidati. Più che essere aumentati i voti di centro-sinistra è però aumentata l’astensione degli elettori di centro-destra che tradizionalmente, quando non confidano più nei loro partiti  di riferimento, non passano per questo al centro-sinistra ma preferiscono piuttosto non recarsi a votare. Non di rado però anche elettori di centro-sinistra hanno scelto l’astensione al punto  che Roma avrà un sindaco che è stato votato soltanto da poco più di un quarto degli elettori romani in catalogo. Perciò lo stesso Guglielmo Epifani, segretario del Partito Democratico, pur compiacendosi del successo della coalizione guidata dal suo partito, ha detto più o meno che quando si vince con un tasso di astensioni così alto non c’è poi molto da rallegrarsi. In Italia infatti, dove fino a pochi anni andavano a votate quasi tutti, percentuali di votanti così basse hanno un significato che non avrebbero altrove. Inoltre occorre tener conto che la vicina Repubblica non è una democrazia referendaria, ove i referendum sono ulteriori occasioni di partecipazione democratica per chi abbia più specifico interesse per questa o quella questione particolare. Agli eletti si dà tendenzialmente un mandato assoluto per l’intera durata del loro mandato. I referendum sono infatti eventi di natura straordinaria e di contenuto soltanto abrogativo di leggi vigenti o di loro singoli articoli. Astenersi dalle votazioni equivale dunque a fare un atto di sfiducia verso la politica in quanto tale. D’altra parte un osservatore non prevenuto deve purtroppo concludere che i motivi immediati per un atteggiamento del genere non mancano. Facciamo il caso, che a Roma era (ahimè) un tema da campagna elettorale, dei buchi nel manto stradale che ogni anno provocano un gran numero di incidenti tra i numerosissimi romani che girano in motorino per la Città Eterna. C’erano ai tempi delle precedenti amministrazioni di centro-sinistra, sono rimasti con il sindaco Alemanno (centro-destra) e resta da vedere se il nuovo sindaco di centro-sinistra Ignazio Marino riuscirà a farli sparire. Per rinnovare infatti in modo duraturo il manto stradale della rete viaria di Roma occorrerebbe infatti ammodernare e risanare i dipartimenti del governo comunale che se ne occupano: un’impresa in cui nessun sindaco romano di qualsiasi colore ha sin qui osato cimentarsi perché è un’opera che richiede molto tempo e che costerebbe molto in termini di perdita di voti clientelari. Sono cose come queste che spiegano perché sono sempre più numerosi coloro che, disperando in qualsiasi cambiamento in meglio della politica, preferiscono non andare a votare. E gli altri, quelli che anche questa volta hanno continuato a recarsi alle urne? Hanno per lo più optato per un voto di protesta, anzi di rottura, non solo penalizzando il centro-destra ma dentro il centro-sinistra premiando candidati esterni all’ establishment costituito dai vecchi quadri provenienti dal Partito Comunista Italiano, Pci. Gente come Ignazio Marino, nuovo sindaco di Roma, più in sintonia con la cultura neo-giacobina di Nicki Vendola che con la cultura neo-laburista di Epifani. Non è però con gente così che si potrà uscire da una crisi che,  come giustamente ha detto Papa Francesco, prima di essere una  crisi dell’economia è una crisi dell’uomo.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Elezioni comunali in Italia: vittoria del centrosinistra, trionfo dell’astensione

  1. Alberto ha detto:

    Siamo usciti dalla crisi con Formigoni, vero?

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