E adesso tutto diventa più difficile

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 25 giugno 2013

Sette  anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici: tale è la condanna, inflitta in primo grado (dunque non ancora esecutiva) dal tribunale di Milano a Silvio Berlusconi, che l’altro ieri è caduta come una bomba sulla nave già molto danneggiata della democrazia italiana. Giudicato colpevole di favoreggiamento della prostituzione minorile e di concussione, il leader del Partito della Libertà è stato condannato a due anni di carcere in più di quelli che erano stati richiesti dalla pubblica accusa. A ciò si aggiunge quale pena accessoria, come si è visto, anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. In più circostanze i suoi avversari accusarono Berlusconi di aver chiesto e talvolta ottenuto delle leggi ad personam, In questo caso, tenuto conto del ruolo politico del condannato, è ad personam la pena dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E nel caso specifico è la vera pena dal momento che Berlusconi, avendo più di 75 anni, a norma della legge italiana non può più venire incarcerato. Nella sentenza la corte che lo ha condannato intima inoltre alla Procura della Repubblica di “riconsiderare” la posizione di tutti i suoi testimoni a difesa, che erano 35, per verificare se non si fossero messi d’accordo tra loro per tacere o per dire il falso a suo vantaggio. Ci può quindi immaginare che i testimoni a difesa di Berlusconi ci penseranno due volte prima di accettare di tornare in tribunale in appello a rendere una testimonianza che li espone a rischi del genere

In democrazia la magistratura ha il compito non di risanare la società o di riorganizzare la vita politica bensì quello di rendere  giustizia a tutti coloro che è chiamata a giudicare, buoni o cattivi che siano, dando a ciascuno il suo. Altrimenti si entra nel tunnel oscuro del sistema dell’Inquisizione, da cui la Chiesa seppe infine liberarsi dopo averne compreso l’intrinseco errore. Purtroppo tuttavia, non appena la Chiesa se ne liberò, il vizio dell’Inquisizione nella sua versione secolarizzata (e perciò ancora più aggressiva e inclemente) dilagò nelle culture e nei regimi politici figli dell’Età dei Lumi, a partire dalla Rivoluzione Francese per arrivare fino a noi dopo aver dato un contributo di rilievo a tutto il peggio dei regimi rivoluzionari e delle varie dittature del secolo XX. Si colloca in tale prospettiva — seppur come esempio tardo e relativamente minore — anche la vicenda della giustizia in Italia dalla crisi dai primi anni ’90 del secolo scorso in poi, quando i processi per corruzione ricordati col nome complessivo di “Tangentopoli” diventarono la leva per far saltare la “Prima Repubblica”. Trascorso qualche anno l’attenzione della giustizia militante si volse in Italia verso Berlusconi il quale, entrando inaspettatamente sulla scena della vita pubblica italiana, ne aveva perciò mutato il quadro complessivo impedendone così degli sviluppi che fino ad allora sembravano del tutto certi. Questa è la sostanza storica della questione.  Poi ci sono tutte le fragilità del personaggio, peraltro meno gravi di quanto spesso si dica e comunque accompagnate anche da grandi gesti di generosità personale.

Venendo adesso all’ attuale situazione e alla condanna dell’altro ieri, può essere interessante la lettura – oggi grazie a Internet immediatamente facile a chiunque – degli editoriali di ieri dei tre maggiori quotidiani che sono in vario modo espressione dell’ordine  costituito in Italia, ossia il Corriere della Sera (Milano), la Repubblica (Roma) e La Stampa (Torino), ciascuno dei quali dà voce a una fetta del grande capitale industriale-finanziario del Paese. Benché nessuno dei tre ami Berlusconi, l’intruso venuto a scompigliare il tradizionale “salotto buono” dell’economia italiana, e quindi tutti e tre si compiacciono della sua  condanna, nessuno lancia grida di gioia e tutti e tre concludono che dopo tale condanna “tutto diventa più difficile”. Anche loro insomma che vorrebbero liberarsi di lui e del PdL si rendono conto che con Berlusconi la partita va giocata con mezzi politici, non giudiziari. E ciò tanto più oggi che, essendo il Partito Democratico allo sbando,  l’espulsione a viva forza di Berlusconi dalla scena politica italiana provocherebbe un vuoto che verrebbe colmato dal caos del movimento di Beppe Grillo. Ciononostante la macchina distruttiva costruita ai tempi di “Tangentopoli” sta rimettendosi in moto e ormai procede da sé senza più rispondere ai comandi. Resta da vedere se, come e da chi verrà fermata.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a E adesso tutto diventa più difficile

  1. articolo molto interessante, come gran parte dei suoi articoli, ma come fare a twittarlo in modo che lo leggano anche i pochi che mi seguono su twitter? quel simboletto di twitter che c’è lì sotto in realtà non twitta l’articolo, ma fa accere al commento.

  2. giogo ha detto:

    Mi riferisco ovviamente a “ora diventa tutto più difficile”(???) Ne avevo il sospetto ma ora la conferma di “”che razza di cattolici vi mascherate di essere”” Ma dopo questo articolo di spudorata difesa berlusconiana non avete un senso di stomachevole pudore??Come si fa a difendere un puttaniere-spergiuro-piduista-corrotto e corruttore con allevamento di fanciulle (a volte minorenni) alle Olgettine…generosamente (come furbescamente sopra menzionato) pagate.., mai che il santuomo allevi anziane malridotte.Cosè il vostro puro candore evangelico?? o fanatismo idolatra di un personaggio che può sempre far comodo perchè assai ricco e può sempre soccorrere giornalicchi e giornalisti di un conservatorismo ottocentesco-penoso (prova ne è l’articolo su i figli legittimi e illegittimi).Voi non siete ne cattoli ne cristiani!! Pace e bene

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