crisi italiana: quali possibili sviluppi dopo la condanna di Berlusconi

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 2 agosto 2013

A seguito di una sentenza della Corte di Cassazione per la prima volta si è concluso ieri a Roma con la condanna definitiva uno dei circa 50 processi intentati da quasi trent’anni a questa parte a Silvio Berlusconi, per lo più dalla Procura della Repubblica di Milano (processi che  tra l’altro si stima siano costati all’erario italiano circa 20 milioni di euro).

Al di là della gigantesca girandola di commenti che dilaga mentre scriviamo su tutte le reti televisive della vicina Repubblica, e prima di dare qualsiasi specifica valutazione, vale la pena di richiamare alcuni dati di fatto. Primo: i reati di frode fiscale di cui alla condanna risalgono a un’epoca in cui l’ex capo del governo e leader del Partito della Libertà, PdL, non aveva più cariche nell’azienda, il gruppo televisivo Mediaset, di cui è il fondatore e maggiore azionista. In tutte le altre vicende analoghe, a partire da alcune relative alla Fiat, in caso di condanna la magistratura italiana ha sempre colpito soltanto i manager presupponendo che i proprietari dei pacchetti azionari di controllo (compreso chi fosse anche presidente del gruppo oggetto delle indagini) non potessero esserne ritenuti responsabili. Nel caso di Mediaset invece si è presunto il contrario. Secondo: nelle più recenti votazioni il PdL, il partito di Berlusconi, ha raccolto circa 10 milioni di voti. Tenuto conto dell’entità di questo elettorato, pensare che esso non sia altro che una massa di persone pagate da Berlusconi o imbambolate dalle sue Tv è una cosa senza senso.

Tutto ciò premesso, resta il fatto che – tanto più dopo questa sentenza — l’opinione pubblica italiana risulta spaccata in due grandi aree tra loro quasi equivalenti:da una parte quella di coloro che pensano che Berlusconi sia uno statista oggetto di una colossale persecuzione attuata con mezzi giudiziari col sostegno di una campagna permanente di discredito promossa dai media che fanno in vario modo capo a Carlo De Benedetti (la Repubblica, L’Espresso ecc.); e dall’altra quella di coloro che vedono invece in lui un losco avventuriero, una specie di pifferaio magico di cui la democrazia italiana deve riuscire a liberarsi in qualunque modo.

Non credo che in questa sede e a queste latitudini sia il caso di fermarsi a discutere su quale di tali ipotesi sia la più fondata. E’ più opportuno considerare tale spaccatura come un dato, tenere conto  che la sentenza di ieri l’ha portata al massimo dell’esasperazione e fermarsi a considerare quali ne potranno esserne le conseguenze sulla già grave crisi politica italiana. Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione ridotti a uno a seguito di un indulto. In teoria dovrebbe andare in carcere per un anno. In pratica non ci andrà affatto sia perché in Italia per persone della sua età la carcerazione è esclusa e sia perché è attualmente comunque esclusa nel caso di pena fino ad un anno. Potrebbe perciò venire messo agli arresti domiciliari. Resta poi l’interdizione dai pubblici uffici di cui la Corte di Cassazione ha chiesto il riesame da parte di un’altra sezione di quel medesimo tribunale che l’ha condannato. Ieri sera Berlusconi è apparso in Tv rivendicando la propria innocenza, ribadendo di ritenersi vittima di una persecuzione e annunciando di non voler affatto uscire di scena. Se si considera quale peso politico ha assunto il fondatore del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, senza entrare in Parlamento e parlando soltanto sulla porta della sua casa sulle colline a monte di Genova, non si stenta a credere che la condanna inflittagli non metterà comunque fuori gioco Berlusconi. C’è anzi da ritenere che possa piuttosto spingere a votare di nuovo per lui quei suoi molti sostenitori delusi che nelle ultime votazioni avevano optato per l’astensione. Rendendo sempre più incerto il futuro del governo Letta paradossalmente la condanna inflittagli ieri crea perciò molti più problemi al Partito Democratico, PD, che al PdL.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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