Crisi italiana: grandi polveroni su cose da nulla e decisioni sostanziali prese a porte chiuse chissà perché e chissà da chi.

 

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 13 agosto 2013

Nel quadro dell’ulteriore aggravamento della crisi italiana provocato dalla recente condanna giudiziaria di Silvio Berlusconi, paradossalmente – come già avemmo modo di ricordare su queste stesse colonne – chi sta peggio non è lo schieramento di centrodestra bensì quello di centrosinistra. Mentre infatti da un lato le fragili motivazioni della condanna a Berlusconi hanno confermato nella sua base elettorale il convincimento che occorra fare quadrato attorno a lui, dall’altro nel Partito Democratico, PD, forza principale del centrosinistra, la vicenda ha aumentato la tensione fra chi vorrebbe trarne spunto per rompere la mal sopportata alleanza di necessità con il PdL (che ora sta tornando a chiamarsi Forza Italia) e chi invece ritiene che tale alleanza non debba comunque venir meno. Il fatto che da essa dipenda la sopravvivenza del governo presieduto da Enrico Letta complica ulteriormente la situazione. Letta è infatti divenuto l’unica seria alternativa al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, quale leader prossimo venturo del  PD. Questo spiega le schermaglie in corso in questo partito che all’apparenza potrebbero sembrare di principio, ma che in realtà sono ispirate nemmeno a strategie ma piuttosto a tattiche di valore immediato.  Quando Letta dice sì a un nuovo segretario purché faccia solo il segretario intende, scommettendo sulla durata del proprio governo, che Renzi, se anche dovesse uscire segretario del PD dal congresso in programma per il prossimo novembre, non per questo potrebbe prendere il suo posto. Quando Renzi sostiene che le primarie del partito devono essere aperte (anche ai non iscritti) invece che chiuse propone una regola assai favorevole a lui, molto più popolare nella vasta platea degli elettori del PD che nel più ristretto ambito degli iscritti, i quali non gli perdonano di non provenire dal PCI, e nemmeno, come Letta, da quegli ambienti democristiani che ritenevano prioritario mantenere comunque buoni rapporti con il PCI.. Nell’insieme tuttavia la vecchia base del Partito, erede diretta del PCI, ovviamente non è entusiasta né dell’uno né dell’altro. Se dunque al momento buono qualche leader del buon tempo andato decidesse di entrare in scena (si pensi ad esempio a D’Alema) le carte potrebbero anche rimescolarsi in modo imprevedibile.

Sin qui ciò che si agita, con riguardo al centrosinistra, sulla scena della  vita pubblica italiana, aggiungendosi ad analoghe quadriglie in corso nell’area di centrodestra. Poi però ci sono i fatti sostanziali che contano molto di più delle vicende interne dei partiti e dei loro scontri-incontri, ma  che giornali e telegiornali per lo più trascurano, e di cui l’opinione pubblica viene accuratamente lasciata all’oscuro. Facciamo un caso: l’altro ieri il premier italiano Enrico Letta è volato a Baku, capitale dell’Azerbaigian, per celebrare la partecipazione italiana al progetto del Gasdotto Trans-adriatico, TAP, che passando attraverso Grecia e Albania raggiungerà la Puglia portando in Italia gas naturale proveniente dai giacimenti del Mar Caspio. Con questo Roma volta le spalle a gasdotti voluti dalla Germania per rifornire l’Unione Europea a migliori condizioni di prodotto russo e tira un colpo forse mortale al GALSI, il gasdotto progettato per trasportare gas dall’Algeria in Italia fino a un punto di arrivo previsto a Piombino (Toscana) passando sia sotto il mare che attraverso la Sardegna (per la quale sarebbe stato un’occasione unica per variare la propria economia liberandola dalla pericolosa “monocoltura” del turismo balneare). Può darsi che sia stata una scelta giusta, ma dove e come ha avuto luogo l’ampio dibattito politico nazionale che una decisione del genere meritava? In Parlamento, sulla stampa, alla televisione? E’ presto detto: in nessuna di queste sedi. Il dibattito, se è avvenuto, si è svolto per così dire…a porte chiuse, mentre prime pagine dei quotidiani e aperture dei telegiornali si sprecavano per richiamare tutta l’attenzione dell’opinione pubblica italiana  su questioni obiettivamente irrilevanti per un Paese che davvero avrebbe ben altre cose a cui pensare. La crisi politica italiana è anche questo: grandi polveroni su cose da nulla mentre le decisioni che contano vengono prese alle spalle del popolo non si sa bene dove e da chi.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Crisi italiana: grandi polveroni su cose da nulla e decisioni sostanziali prese a porte chiuse chissà perché e chissà da chi.

  1. francesco taddei ha detto:

    secondo me invece si apre una serie di trattative in cui l’italia è attore attivo, invece di dipendere sempre dai padroni europei del nord. poi la sospensione del galsi sarà anche dovuta alla situazione del nordafrica. vedremo come si evolverà se mai ci sarà una pacificazione.

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