Lombardia: che cosa la sta facendo arretrare, e che cosa si potrebbe fare perché riprenda a svilupparsi

 

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 28 agosto 2013

La pubblicazione dell’ ”Indice di competitività tra regioni dell’Unione Europea, 2013” ( nell’originale inglese “Eu Regional Competitiveness Index, Rci 2013”) da qualche giorno fa notizia in Italia. Benevolmente  l’albo d’oro di questa graduatoria è molto ampio dal momento che prevede un ampio vertice composto di ben cento territori. Pur figurando soltanto centesima, fino al 2010 la Lombardia era l’unica regione italiana a far parte dell’eletta schiera delle “Prime cento regioni d’Europa”. Il detonatore dell’imprevisto interesse per il documento, le cui precedenti edizioni furono per lo più ignorate, sta nel fatto che nell’arco degli ultimi tre anni la Lombardia è scesa dal 100° al 128° posto della graduatoria. I criteri alla base di tale graduatoria sono spesso molto «qualitativi» e anche molto condizionati dall’ordine costituito dell’Unione. Basti dire che non si tiene conto del livello della pressione fiscale, elemento ovviamente decisivo, ma tabù per la tecnocrazia europea. Sia come sia, l’indice in questione vede al primo posto la città olandese di Utrecht e il suo territorio, mentre altre due regioni dei Paesi Bassi sono fra le prime dieci. Sempre tra le prime dieci classificate sono la Grande Londra e altre due aree sue prossime; quindi Stoccolma, Copenaghen, Parigi e i loro territori, mentre giunge settima Francoforte e dintorni, l’unica area della Germania nel plotone di testa. Più che di specifiche regioni – osserviamo per inciso — dobbiamo parlare di aree poiché i ricercatori dell’Ue si sono creati dei comprensori statistici a modo loro, che talvolta coincidono con regioni istituzionali ma talvolta ne prescindono (il  che è sintomatico della cultura centralistica e autoreferenziale che è tipica della burocrazia dell’Unione).

Sarebbe interessante andare a vedere come si collocherebbero le varie aree dell’Unione Europea se venissero classificate in base ai criteri ad esempio del Bak Basel Economics A.G. di Basilea, cui si deve il famoso indice internazionale dell’attrattività fiscale, o dell’Heritage Foundation di Washington, del cui autorevole Index of Economic Freedom l’Istituto Bruno Leoni di Torino cura l’edizione italiana. Ad ogni modo, fermi restando tutti i limiti dell’Indice europeo di cui si diceva, resta il fatto che la Lombardia, già ultima delle prime cento, ha perso punti. Come mai? Perché a questo punto per continuare a procedere non le basta più fare il meglio di ciò che attualmente è possibile. Avrebbe ormai bisogno anche di innovazioni strutturali che Roma le nega, e cui non può mettere mano da sola a causa della limitata e condizionata autonomia delle Regioni italiane. Facciamo il caso cruciale delle infrastrutture. Abbandonato da Alitalia, Milano/Malpensa, l’aeroporto intercontinentale lombardo, è stato così di fatto declassato. Si sono allora fatte avanti grandi compagnie aeree asiatiche, che sarebbero interessate a trasformare Malpensa nel loro “hub” per l’emisfero occidentale, il che garantirebbe una rapida ripresa del boccheggiante aeroscalo. Piegandosi agli interessi di Alitalia, Roma ha invece bloccato l’iniziativa, accampando la necessità di un consenso dell’Unione Europea che invece non è dovuto. Un altro caso significativo è quello del transito ferroviario veloce attraverso le Alpi. Come tutti vedono, Roma cerca di fare come se AlpTransit (il tunnel ferroviario transalpino di base lungo quasi 80 chilometri recentemente scavato sotto il massiccio del San Gottardo. Ndr) non esistesse, e non si impegna per quanto concerne il conseguente necessario adeguamento della linea  Lugano-Milano. Questo perché punta invece sulla progettata galleria di base del Brennero, incurante del fatto che AlpTransit sarà pronta in tempi relativamente brevi mentre la nuova galleria di base del Brennero è giunta solo alla fase dei lavori preparatori. E persino la brevissima ma molto utile linea Stabio (Canton Ticino)-Arcisate (Varese), grazie alla quale Lugano sarà direttamente collegata a Malpensa, sta diventando, come noto, un cantiere infinito. Da questi esempi, ma se ne potrebbero fare tanti altri, risulta sempre più chiaro che l’unica carta che la Lombardia può giocare per non andare sempre più indietro è quella di una richiesta forte e intransigente di un’autonomia ben maggiore di quella di cui ora dispone: un’autonomia specifica che peraltro l’attuale Costituzione Italiana consente.

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Lombardia: che cosa la sta facendo arretrare, e che cosa si potrebbe fare perché riprenda a svilupparsi

  1. francesco taddei ha detto:

    prendetevi tutta l’autonomia che vi serve, ma rimanga una lingua una patria una nazione.

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