Viva il governo Letta, ma a patto che continui a essere una montagna che partorisce topolini

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 3 ottobre 2013

Dopo cinque mesi di vita difficile l’attuale governo italiano di “larghe intese” presieduto da Enrico Letta ha superato in questi giorni una crisi che, apertasi con le dimissioni dei suoi ministri espressi dal PdL (il partito di cui Silvio Berlusconi è fondatore e leader), si è chiusa ieri in Senato con un inatteso voto a suo favore dello stesso PdL, annunciato a sorpresa dallo stesso Berlusconi. Questa in estrema sintesi la vicenda: Berlusconi aveva aperto la crisi dapprima minacciando le dimissioni in massa dei parlamentari del suo partito e poi inducendo alle dimissioni i ministri del governo Letta espressi dal PdL. All’interno del suo partito tali iniziative sono state però accolte con disagio crescente fino a quando, tra ieri e l’altro ieri, è divenuto chiaro che dentro il PdL si stava delineando una scissione. Benché ieri il gruppo dei senatori del PdL avesse deciso apparentemente compatto di votare contro la mozione di fiducia che Enrico Letta aveva chiesto per il suo governo, per Berlusconi tale voto rischiava di trasformarsi in una proverbiale vittoria di Pirro.  Perciò appunto a sorpresa Berlusconi ha poi preso la parola annunciando che il PdL avrebbe invece votato a favore. Perché l’ha fatto? Evidentemente perché ha valutato che il gioco, ovvero la caduta del governo Letta, non valesse la candela, ovvero l’esodo dal PdL di un certo numero di parlamentari e conseguentemente una scissione del partito. Ha salvato così il PdL nell’immediato, ma non per questo il rischio di una scissione è venuto meno. Anche se è difficile dire con quali prospettive a breve termine, è evidente che sia al Senato che alla Camera c’è chi sta lavorando al progetto di un nuovo gruppo parlamentare di centro-destra, embrione di un nuovo Partito Popolare. A sua volta Enrico Letta ha salvato il proprio governo che però, a causa della radicale eterogeneità delle forze che lo sostengono, è inevitabilmente una montagna che partorisce topolini (anche se lui è bravissimo a spacciarli per leoni, se necessario anche in inglese). Frattanto i dati sostanziali della crisi economica italiana non cessano di peggiorare. E mentre sino a ieri sembrava che delle due maggiori ed opposte forze politiche italiane solo quella di centro-sinistra, il Pd, fosse segnata da profonde divisioni interne, adesso è divenuto evidente che lo stesso vale pure per la maggiore forza di centro-destra. Il quadro politico complessivo si è insomma ulteriormente frazionato. Dunque più che mai, nel futuro prevedibile, non ci si può attendere in Italia dalla politica alcuna tempestiva, adeguata ed efficace spinta all’uscita dalla crisi economica in atto. Nella misura del possibile tale spinta può venire solo dalla società, da quella straordinaria capacità di auto-riforma che l’Italia delle famiglie, della gente comune, delle imprese, delle autonomie sociali ha dimostrato di avere in tanti momenti drammatici della storia italiana. In tale prospettiva si può considerare molto positivo che il governo Letta non sia caduto, che insomma l’Italia abbia annuito a quella richiesta di “stabilità” che a quanto pare piace tanto ai cosiddetti mercati (quelli che una volta, quando erano meno amati, venivano definiti la “speculazione internazionale”) e ai…Grandi Fratelli dell’eurozona. Tanto, diciamola chiara,  oggi come oggi, finché non c’alternativa alle “grandi intese”, chiunque sia al governo a Roma può fare  poco o nulla. Viva dunque la “stabilità”, se alla sua ombra le forze più sane e vivaci della società e dell’economia riusciranno a fare qualcosa di solido e di positivo sfruttando una congiuntura internazionale che sembra dare segnali confortanti. In questa prospettiva è molto importante che il governo Letta continui a fare la parte della montagna che partorisce topolini. L’uomo parla bene, con tono tranquillamente convinto e limpida dizione pisana, ma la sua è una filosofia statalista e paleo-laburista ormai condannata dalla storia. Se adesso il suo governo diventasse una montagna che partorisce leoni, sarebbe un bel guaio.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Viva il governo Letta, ma a patto che continui a essere una montagna che partorisce topolini

  1. Duilio ha detto:

    Bravo Robi !!!condivido proprio le tue analisi… Ma ci hanno insegnato anche a vincere i leoni …Viva i santi.

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