Emigranti per disperazione, un problema che si potrà risolvere solo se lo si affronterà considerandone tutti gli aspetti

Immigrati: urge una conferenza internazionale, editoriale, La Nuova Bussola Quotidiana, 10 ottobre 2013

Potendo far conto sull’ottimo quadro del fenomeno e delle sue cause che su La Nuova Bussola Quotidiana hanno già delineato autori come mons. Luigi Negri e Anna Bono, vorrei soffermarmi qui su un elemento-chiave della questione dell’afflusso di immigranti non autorizzati dall’emisfero Sud verso l’Unione Europea attraverso il nostro Paese, ossia il problema del diritto di asilo. Tale diritto si configurò in sede internazionale in un contesto del tutto diverso da quello in cui siamo oggi.  Quando cioè: 1) il divario di tenore di vita tra Paesi più ricchi e Paesi più poveri non era così scandalosamente enorme come oggi è; 2) nelle situazioni più difficili pochissimi avevano comunque la mentalità e le informazioni in assenza delle quali diventa impossibile non solo tentare ma nemmeno immaginare di potersi rifugiare altrove, 3) diritti sociali come ad esempio l’assistenza sanitaria, oggi garantiti a tutti nei Paesi più ricchi, non lo erano in nessuna parte del mondo. Oggi invece: 1) tra i Paesi più ricchi e quelli più poveri la differenza di reddito medio pro capite è pari a trenta-quaranta volte se non di più, e di pari passo vi sono enormi differenze in termini di garanzia dei diritti personali; 2) grazie alle tv satellitari, ai telefoni mobili e così via si ha un’informazione diretta e continua sul tenore di vita dei Paesi più ricchi anche nei luoghi più remoti della terra, nonché in generale un’acculturazione ai relativi modelli di consumo; 3) in tutto il mondo si sa che in Europa l’assistenza sanitaria è garantita gratuitamente a tutti.

Tutto questo fa sì che una distinzione un tempo chiarissima diventi invece sempre meno facile: quella tra chi vuole immigrare per motivi economici e chi invece è in cerca di asilo politico. Chi proviene da Paesi come la Somalia o l’Eritrea, per fare il caso delle vittime del recente tragico naufragio a Lampedusa, può a buone ragioni presentarsi sia come migrante per motivi economici che come persona in cerca di asilo politico. Con un “filtro” all’ ingresso che fosse di un’alta qualità (che purtroppo non è quella della nostra amministrazione statale) in teoria si potrebbe distinguere tra chi chiede accoglienza principalmente per motivi economici e chi la chiede per motivi politici. In pratica comunque ciò è spesso impossibile a causa della stessa drammatica arretratezza generale del Paese d’origine, che non consente di accedere a fonti certe grazie alle quali distinguere tra gli uni e gli altri; o anche individuare chi fosse semplicemente un criminale comune in cerca di scampo da una giustificata condanna. Nei casi poi in cui la persona uscita dal proprio Paese in modo irregolare al ritorno in patria sarebbe passibile  di punizioni sproporzionate o comunque lesive della dignità umana ecco che pure l’immigrante per motivi economici diventa ipso facto un potenziale rifugiato politico.

In tale quadro il tradizionale diritto all’asilo politico tende a trasformarsi nel diritto all’accoglienza definitiva di chiunque sia riuscito ad entrare anche illegalmente in un Paese come il nostro. In sostanza in una specie di presunto diritto di invasione. Purché avvenisse in modo non violento l’invasione insomma diventerebbe legittima e inoppugnabile: qualcosa che non tarderebbe a divenire di massa non appena si sapesse che chi in qualsiasi modo riesce a entrare in Italia ha perciò stesso diritto all’accoglienza definitiva. E’ chiaro che sviluppi del genere non sono accettabili. Al di là del dovere del pronto soccorso di gente stipata su imbarcazioni alla deriva presso le nostre coste,  la via d’uscita in generale dal problema va dunque cercata lungo altri itinerari. In primo luogo ponendo la questione a livello non europeo ma internazionale, e dunque promuovendo una conferenza diplomatica internazionale con la partecipazione di tutti i Paesi implicati: non solo quelli di arrivo ma anche quelli di origine e di transito di tali flussi. E in secondo luogo impegnando tutti i Paesi coinvolti  a mitigare in tempi brevi le disparità economiche, politiche, e in termini di diritti umani, che sono all’origine di tali esodi disperati.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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