“Legge di stabilità”: perché, all’ombra dello scontro tra Renzi e Letta, il dibattito su questo fondamentale provvedimento non può (purtroppo) che essere un pasticcio

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 15 ottobre 2013

Benché la presenza post-democristiana nel Partito Democratico (i cui leader storici sono Rosy Bindi e Giuseppe Fioroni) risulti minoritaria, per ironia della sorte sono due post-democristiani, Matteo Renzi e Enrico Letta, i capi politici che, seppur in modo…subacqueo, si stanno disputando in Italia la leadership di tale forza politica, primo erede dell’antico Partito Comunista Italiano. Provengono entrambi da quelle aree della Democrazia Cristiana di cultura politica in sostanza di matrice marxista che, al termine della tempesta di “Tangentopoli” in cui naufragò la Dc, trovarono naturale salvarsi salendo sulla zattera del Pd su cui si erano già più ordinatamente raccolti i superstiti dell’autoaffondamento pianificato del Partito Comunista. Enrico Letta, che iniziò la sua carriera  come segretario particolare di Mino Andreatta (maestro tra gli altri di Romano Prodi), militò effettivamente nella Democrazia Cristiana. Matteo Renzi invece non fece in tempo, ma nacque e crebbe a Firenze in una famiglia il cui impegno nella vita pubblica era tradizionalmente orientato verso la sinistra democristiana.

Al congresso nazionale da cui uscirà il nuovo leader del Pd, fissato per l’8 dicembre prossimo, il principale sfidante di Renzi è il poco conosciuto Gianni Cuperlo, sostenuto da Pierluigi Bersani per conto della “vecchia guardia” comunista, ma tutti sanno che la partita è in sostanza tra Renzi e Letta. Pochi giorni fa tra i due era stata concordata una tregua in forza della quale Renzi sarebbe uscito vincitore dal congresso e in cambio Letta sarebbe rimasto premier, al riparo dal rischio (per lui) di elezioni anticipate, fino alla primavera del 2015. Valutando invece che il tempo gli giocasse contro Renzi ha preso una clamorosa iniziativa: ha criticato apertamente la proposta, venuta dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di alleviare il problema del sovraffollamento delle  carceri italiane varando un’amnistia e un indulto. Una proposta che non era piaciuta affatto a molta parte della base del Pd, tra l’altro perché potrebbe  risolversi in una cancellazione della recente condanna di Berlusconi per frode fiscale. Tenuto conto della stretta alleanza tra i due, oggi criticare Napolitano è come criticare Letta. Sembra evidente che Renzi stia tentando così di indebolire il governo Letta fino a farlo precipitare nella crisi, cui di certo seguirebbero delle elezioni anticipate. In un tale contesto, in pieno periodo elettorale o quantomeno pre-elettorale, si può pensare di convocare un congresso nazionale? Evidentemente no.  Sotto la pressione delle elezioni imminenti la questione della leadership non potrebbe perciò che risolversi in una…sfida all’O.K. Corral tra Letta e Renzi all’interno del partito e dei suoi organi direttivi così come sono adesso.

E’ sullo sfondo di questa situazione nel Pd, nonché del travaglio del Pdl alle prese con il problema dell’imminente decadenza di Berlusconi da senatore (già approvata in commissione e ora prossima al voto dell’aula) che si situa l’attuale pasticciato e improvvisato dibattito politico in vista dell’esame del progetto di legge di bilancio dello Stato per il 2014, con neologismo augurale oggi fantasiosamente ed equivocamente chiamata “legge di stabilità”. Per comprensibili motivi il dibattito sulla legge di bilancio è complicato e spesso convulso in qualsiasi Paese (si pensi ad esempio a che cosa sta accadendo a Washington in queste medesime settimane), ma più che mai lo è in Italia dove il governo è sostenuto da una maggioranza formata da due partiti  ciascuno dei quali spera di potersi liberare quanto prima del non gradito abbraccio dell’altro. Due partiti le cui ricette per uscire dalla crisi sono opposte per natura, essendo l’uno, il Pd di Letta, statalista, e l’altro, il Pdl di Berlusconi e Alfano, liberale quantomeno nelle intenzioni. A ciò si aggiungono l’altrettanto pasticciata gestione della crisi dell’Alitalia e l’emergenza dell’afflusso di immigranti non autorizzati dal Nordafrica all’isola di Lampedusa e in Sicilia, segnato da tragici naufragi ma anche mal gestito  dalle forze di polizia e di assistenza italiane, volonterose ma evidentemente scoordinate tra loro. Tutto ciò induce ancora una volta a concludere che in questo momento in Italia si deve sperare ad ogni livello e in ogni ambito più nella capacità di auto-organizzazione della società che sulla capacità di governo delle istituzioni.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in Taccuino Italiano e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...