Magna Carta e Istituto Gramsci: i sorprendenti frutti di un sorprendente incontro

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 29 ottobre 2013

Oscurato dalla “convention” di Matteo Renzi, che ha avuto luogo in quello stesso giorno a Firenze presso l’antica stazione ferroviaria Leopolda (ora divenuta un centro congressi), l’incontro annuale della Fondazione Magna Carta, svoltosi lo scorso sabato 26 ottobre a Norcia, la piccola e discosta città umbra ove nacque San Benedetto, è stato pressoché ignorato in Italia. Ciononostante merita attenzione poiché l’intesa in base al quale è stato promosso, e gli esiti cui è giunto, costituiscono un fatto nuovo di rilievo nel panorama altrimenti tanto ribollente quanto sostanzialmente stagnante della vita pubblica italiana. Avendo per tema “Ratzinger oltre Ratzinger. Religione, pensiero forte e politica: due declinazioni a confronto” l’incontro, il nono da quando dieci anni fa nacque la Fondazione Magna Carta, metteva a confronto due posizioni,  che attingono a tradizioni politico-culturali assai diverse tra loro. Uno è il Manifesto per il Bene Comune presentato a Norcia nel 2011 a nome di Magna Carta — un foyer di pensiero che si situa nell’area del centro-destra — da Gaetano Quagliariello, oggi ministro per le Riforme costituzionali del governo “di larghe intese”, dal sen. Maurizio Sacconi, già ministro del Lavoro in un governo Berlusconi e dall’on. Eugenia Roccella,  già sottosegretaria in due governi Berlusconi. L’altro è il Manifesto dei cosiddetti “marxisti-ratzingheriani”, pubblicato nell’ottobre di quel medesimo anno e rivolto alla sinistra democratica. Primi firmatari ne sono Giuseppe Vacca, che dal 1988 dirige la Fondazione Istituto Gramsci, e altri tre professori universitari e politici di vecchia esperienza, tutti con un passato importante di militanti del Partito Comunista o in formazioni dell’ultra sinistra: Pietro Barcellona, frattanto purtroppo defunto, Paolo Sorbi e il senatore del Partito Democratico, PD, Mario Tronti. Val poi la pena di dire qualcosa ancora sulla Fondazione Istituto Gramsci, erede appunto dell’omonimo istituto fondato nel 1950, che custodisce a Roma i manoscritti del fondatore del Partito Comunista Italiano da cui prende il nome; e oggi anche l’intero archivio storico di tale partito dalla sua fondazione nel 1921 al suo scioglimento nel 1991.

“Oggi serve un pensiero forte che rimetta in condizione tutti noi di ripensare la realtà secondo presupposti chiari in grado di indirizzarla anziché lasciarla abbandonata a se stessa”, si legge nella «Traccia dei lavori» preparata per l’incontro. “La politica, sia a destra che a sinistra, ne ha ugualmente e più che mai bisogno per perseguire il Bene Comune, non più frutto di astratte ideologie ma di concreti riferimenti che provengono dalla nostra tradizione e dalle nostre radici”. In tale prospettiva gli autori del documento si rifanno a Benedetto XVI il quale con “il suo Pontificato, e ancor prima con la sua opera teologica (…) è stato interprete di questa necessità, declinata a partire da un comune richiamo, per laici e per credenti, ai principi cristiani, condivisi dai popoli europei e unico antidoto al dilagante relativismo delle società contemporanee”. Entrambe le relazioni fondamentali dell’incontro, l’una dovuta a Quagliariello, Sacconi e Roccella sul tema “Religione, pensiero forte e politica”, e l’altra dal titolo “Note di lettura sulla Lumen Fidei” dovuta a Giuseppe Vacca, valgono la pena di venire lette compiutamente non appena saranno disponibili sul sito web di Magna Carta. In particolare è sorprendente la seconda, che già di per sé è un fatto senza precedenti nella storia della cultura italiana. Del più grande rilievo è pure la dichiarazione congiunta (già disponibile sul sito) pubblicata a conclusione dei lavori dell’incontro in cui, dopo aver sottolineato “la necessità nella dimensione politica di un umanesimo condiviso quale è stato disegnato, per credenti e non credenti, dalla tradizione cristiana e dalla Costituzione repubblicana” si invita il Parlamento italiano, in “presenza di una vera e propria emergenza antropologica (…) ad una moratoria legislativa sui temi eticamente sensibili con lo scopo di sostituire il conflitto ideologico con il reciproco ascolto tra sostenitori delle diverse tesi in funzione di soluzioni unificanti e non divisive la società italiana” e si invitano “ i grandi partiti che hanno in corso processi di verifica interna, destinati a concludersi emblematicamente nello stesso giorno (8 dicembre), a misurarsi con i temi antropologici nella ricerca di una comune base etica della nazione”.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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