Movimento dei Forconi: quale novità

 Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 12 dicembre 2013

Essendo avvenuto nel quadro di ferro definito dalla Guerra fredda, il ripristino della democrazia in Italia, compiutosi tra il 1946 e il 1948, nei suoi quasi cinquant’anni di sostanziale stabilità ci aveva abituato all’idea che ogni nuova forza fosse in sostanza un erede o una variante di forze precedenti. Dopo il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo oggi anche il movimento dei Forconi ci sta venendo a dire che nel suo evolversi la crisi italiana sta ormai uscendo da tale quadro. Entrano infatti in scena delle nuove forze che non sono “post-qualcosa”; che non sono insomma riconducibili ad alcun soggetto politico precedente. Non sono frutto di scissioni o di riorganizzazioni di soggetti preesistenti e hanno caratteri inusitati da ogni punto di vista. In certo senso all’inizio era così anche la Lega Nord, ma in modo non sostanziale.

Venendo al caso del movimento dei Forconi può darsi che paradossalmente la sua prima origine possa anche essere colta. Storicamente i forconi erano l’arma tipica delle rivolte contadine medioevali e della prima età moderna trattandosi dell’attrezzo agricolo che più facilmente poteva venire usato anche come arma.  Da quanto anche in Tv si può vedere, non sembra che in genere questi manifestanti siano cultori così attenti della storia sociale europea da essere al corrente del significato simbolico del forcone (che peraltro forse molti di loro non hanno nemmeno mai visto). Al di là di questo particolare, e ferma restando l’efficacia di tale simbolo, ciò che emerge è piuttosto il carattere spontaneo, poco strutturato ma diffuso di tale mobilitazione. Scendono in strada con i proverbiali forconi (che prudentemente sono copie in legno dolce degli autentici forconi metallici o in legno forte) piccoli imprenditori delle più diverse categorie: dai camionisti “padroncini” ai piccoli agricoltori, mobilitati innanzitutto contro una pressione fiscale soffocante, pari ormai a oltre il 50 per centro del prodotto interno lordo (ossia di oltre 20 punti più pesante di quella svizzera) e contro la scarsa efficienza dell’amministrazione statale italiana. I motivi immediati sono vari e varie sono anche le forme assunte dalla protesta. Ieri per esempio, terzo giorno della mobilitazione, a Torino, la grande città dove i Forconi stanno avendo più presa, ai loro  cortei si sono aggiunti dei gruppi di studenti. I manifestanti hanno anche cercato di impedire l’apertura di un grande supermercato del gruppo Auchan, e a Orbassano volevano impedire agli ambulanti di montare le bancarelle e dare così il via al loro mercato. Uno svincolo dell’autostrada Torino-Bardonecchia per un certo tempo è stato tenuto chiuso. A Milano un pullman di tifosi dell’Ajax, a Milano per una partita con il Milan, è stato fermato dai manifestanti che presidiavano piazzale Loreto. Di qui tafferugli tra questi tifosi e chi non voleva lasciarli passare che hanno reso necessario l’intervento della polizia. In Sardegna brandendo i forconi i sostenitori del progetto di una “Zona franca del Campidano” hanno bloccato una strada di grande comunicazione. In Liguria sono stati assediati uffici di Equitalia, l’impopolare società statale di diritto privato per la raccolta delle imposte.

Le categorie più presenti nel movimento sono i “padroncini” e i cosiddetti “coltivatori diretti” ossia gli agricoltori piccoli proprietari che con i loro trattori danno un contributo decisivo quando si tratta di fare dei blocchi stradali. I primi stanno subendo una pesante concorrenza da parte di loro colleghi romeni e bulgari i quali, provenendo da altri stati membri dell’Unione Europea, non possono venire impediti dal cercare carichi anche all’interno dell’Italia; i padroncini li accusano di  irregolarità che le polizie italiane non saprebbero contrastare efficacemente. I secondi protestano contro il prezzo dei carburanti, che sale senza che sia possibile per loro rivalersi sui prezzi di vendita dei loro prodotti, nonché per la lentezza della burocrazia per tutto ciò che li riguarda. E’ però sorprendente e significativo che da questo movimento non vengano né forti né chiare richieste di negoziati con il governo. A un certo punto i leader di Forconi dovranno pur risolvere questo problema, ma per il momento non se lo pongono. In questa fase l’obiettivo che si pongono è quello di far crescere e allargare la protesta fino a quando sarà chi è al potere a dover chiedere di parlare con loro. Per il momento però né hanno né sembra vogliano avere alcun contatto formalizzato con l’ordine costituito della politica italiana. Di qui le reazioni scomposte del governo in carica, che non esita a tacciarli di essere dei “ribelli” e degli affossatori della democrazia. E li minaccia di avere con loro la mano dura che invece non ha affatto nel caso di gruppi molto più aggressivi e devastatori come quelli degli “antagonisti”, dei “no-Tav” e così via. Non a caso: questi infatti sono pronipoti degeneri, ma pur sempre  pronipoti dell’indimenticato PCI.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Movimento dei Forconi: quale novità

  1. cisco ha detto:

    più che un commento, un saluto. ti leggo sempre con tanto piacere. cisco

  2. Roberto Sarzi ha detto:

    Caro Ronza, condivido in pieno il suo articolo e peccato che né alla TV e nei giornali vi siano analisi così precise e oneste su quanto sta accadendo in Italia. Su quanto sta succedendo ho una mia opinione personale maturata negli oltre 15 anni trascorsi alle dipendenze del Ministero degli Esteri prima in Croazia dove ho vissuto la guerra serbo-croata dal primo all’ultimo giorno e poi a Roma alla Farnesina. In estrema sintesi i grandi mali dell’Italia sono iniziati con la creazione di Roma come capitale d’Italia. Roma aveva storicamente una vocazione diversa ovvero quella di essere la capitale del Cristianesimo e nessuna buona tradizione amministrativa come Venezia, Milano, Firenze , Torino. Ora ci troviamo con un bubbone al centro dell’Italia di quasi 4 milioni di abitanti senza industrie ma solo impiegati e addetti ai servizi e tanta gente presuntuosa che vuol comandare senza averne le capacità e che è intenta a spremere con tutta forza le tormentate mammelle della Vacca/Stato! Buona serata! Roberto Sarzi Mantova

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