Italia, 2014: la sfida più urgente è quella per la ripresa economica, ma la più importante è quella per la libertà

 Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 3 gennaio 2014

Tra le sfide che ci si propongono nel nuovo anno 2014 la più ovvia riguarda la crisi economica  internazionale, che in Italia si avverte in modo consistente (pur se altri Paesi stanno peggio). C’è però una sfida ben più seria, pur se meno avvertita: si tratta del serpeggiare di nuove forme di autoritarismo, meno grezze nella forma di quelle che imperversarono in Europa negli anni ’30 del secolo scorso ma non meno aggressive e liberticide nella sostanza. Tale rischio è evidente in Italia e in genere nell’ambito dell’Unione Europea, ma si rileva pure altrove in Occidente. E la Svizzera a mio avviso non ha motivo di considerarsene automaticamente immune. Non è vero che lo sviluppo vada di pari passo con la transizione dall’autoritarismo alla democrazia, dall’assoggettamento alla libertà. Alla proto-democrazia delle antiche città greche fecero seguito le tirannidi, e ai comuni medioevali le signorie; e alle democrazie liberali affermatesi tra l’800 e il 900 fecero appunto seguito in Europa le tremende dittature degli anni ’30 del secolo scorso. Oggi si prospetta evidentemente il rischio di una nuova stagione autoritaria, il cui motore è la pretesa  di alcune élites di sottrarre al popolo quote crescenti della sua sovranità in nome di una cultura per la quale tutto è relativo; e in fin dei conti non c’è più distinzione tra vero e falso, tra bene e male, tra giusto e ingiusto. Non solo: chiunque affermi qualcosa pro veritate ossia come vero e valido per tutti, in forza di tale cultura viene perciò stesso ritenuto un nemico della libertà e della pace sociale, che vuole imporre tale sua convinzione agli altri e odia chi non la pensa come lui. Non importa che non voglia imporre nulla e dimostri di non  odiare nessuno. E’ prevaricatore, e odia chi dissente da lui, per così dire obiettivamente, anche al di là  delle sue intenzioni e dei suoi comportamenti. Da tutto questo consegue che il popolo non ha diritto di tenere per fermo alcun principio da cui possano derivare decisioni precise: tutti possono fare tutto, anzi tutti hanno diritto a tutto. Se il popolo non è d’accordo si sbaglia; e chi ha il potere ed è più illuminato lo deve correggere. In forza di tale pretesa, ad esempio, recentemente negli Stati Uniti dei tribunali hanno dichiarato nullo l’esito di referendum popolari. Restando però per il momento in Italia, più ampiamente nell’Unione Europea, vale la pena di considerare due casi che, proprio perché assai distanti tra loro, si possono considerare come una probante “cartina al tornasole” della forza di pressione di tale cultura neo-autoritaria. Ci riferiamo da un lato alla gestione del problema degli omosessuali, dei bisessuali e dei trans-sessuali ( le cosiddette “persone LGBT”) e dall’altro della reintroduzione dei grandi predatori, ossia dei lupi, degli orsi e di altre fiere, sulle Alpi e in genere nelle aree montane o comunque poco abitate. Di recente in Italia il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pensato bene di pubblicare delle “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”. Si tratta evidentemente di un’iniziativa che è già liberticida in linea di principio: non rientra infatti nei poteri del governo elaborare linee guida del genere, che già ipso facto violano il principio costituzionale della libertà di opinione e di stampa. Se poi si va a vedere nel dettaglio il documento, accessibile via Internet sul sito del Dipartimento per le Pari Opportunità, c’è di che restare esterrefatti. In forza di esso l’ideologia trans-gender viene trasformata in cultura ufficiale unica; e il governo indica ai giornalisti non soltanto che cosa devono pensare ma anche quali parole devono usare al riguardo.  Non abbiamo spazio per entrare nei dettagli, ma chi vi sia interessato lo può fare facilmente andandosi a leggere su Internet le agghiaccianti “linee guida”: un documento che merita di venire analizzato attentamente trattandosi di una testimonianza  a suo modo esemplare del demone neo-autoritario che anima la cultura di cui si diceva.  Analogamente agghiacciante è la decisione dell’Unione Europea di sostenere, in nome del feticcio della biodiversità, il ritorno dei lupi e degli orsi nelle aree montane dell’Unione anche al di fuori dei parchi nazionali. Una decisione presa senza consultare le associazioni dei pastori e dei contadini di montagna che vengono semplicemente invitati a imparare a…convivere col lupo e con l’orso. Se i “verdi” (che di regola vivono al sicuro in città) vogliono che il lupo torni a…convivere con i pastori e con gli alpigiani, e si sfami sbranando le loro pecore e i loro vitelli, nessuno glielo può negare. Se i pastori e alpigiani  non lo capiscono vanno semplicemente rieducati. E per questo non si bada a spese: per favorire e sostenere il dilagare dei lupi e degli orsi sulle Alpi, nonché per… educare pastori e alpigiani a tale convivenza, l’Unione Europea non ha esitato a stanziare nel 2013 oltre 6 milioni di euro. Non sarebbe dunque il caso di cominciare a rendersi conto che in tutte queste cose ciò che è in gioco, accanto alla questione specifica, è la causa della democrazia e della libertà? E che, se non ci si mobilita contro questo genere di sviluppo, si va verso il futuro da incubo descritto ne Il padrone del mondo, il preveggente romanzo di Robert Hugh Benson (tuttora reperibile pure in traduzione italiana) che risale al 1907, ma sembra ahimè scritto oggi?  

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Con grande piacere e gratitudine pubblico qui la traduzione in lingua tedesca del presente articolo che Rico Calcagnini di Coira (Grigioni, Svizzera) ha curato di sua iniziativa avendo deciso, insieme ad altri amici grigioni di lingua italiana, di farne conoscere i contenuti anche  ai  suoi connazionali appunto di lingua tedesca. Sono lieto che così questo mio articolo sia divenuto accessibile pure nella lingua più parlata in  Europa. 

Italien 2014:  Die dringendste Herausforderung ist die wirtschaftliche Erholung,aber die wichtigste ist die Wahrung der Freiheit 

Von den Herausforderungen die uns im neuen Jahr bevorstehen, ist die internationale Wirtschaftskrise, die sich in Italien in beträchtlichem Mass bemerkbar macht (auch wenn es anderen Ländern schlechter ergeht) die dringendste. Es gibt allerdings eine noch bedeutendere, wenn auch weniger auffällige Herausforderung: Es geht um die Zunahme neuer Formen von Autoritarismus, nicht so unverfroren wie jene die während der Dreissigerjahre des letzten Jahrhunderts in Europa grassierten, aber in ihrer Substanz nicht weniger aggressiv und gegen die Freiheit gerichtet. Diese Gefahr besteht in Italien und generell im Gebiet der EU, ist aber auch anderswo im Westen erkennbar. Und die Schweiz ist meines Erachtens nicht automatisch immun dagegen. Es stimmt nicht, dass die Entwicklung der menschlichen Gesellschaft im Gleichschritt mit dem Übergang von einer Diktatur zu einer Demokratie verläuft, also von der Unterwerfung hin zur Freiheit. Den frühen Demokratien der antiken griechischen Städte folgten die Tyranneien, den mittelalterlichen Gemeinden die Herrschaften; und auf die liberalen Demokratien die sich zwischen dem 19. und 20. Jahrhundert etablierten, folgten in Europa die furchtbaren Diktaturen der Dreissigerjahre des vorigen Jahrhunderts. Heute zeichnet sich offensichtlich das Risiko einer neuen autoritären Zeit ab. Elitäre Kreise fordern, dem Volk immer mehr Eigenständigkeit zu entziehen und dies im Namen eines Relativismus, der keine Unterscheidung mehr zwischen wahr und unwahr, gut und böse, richtig und falsch kennt. Nicht nur das, sondern jeder der etwas «pro veritate» behauptet, d.h. einen Sachverhalt als wahr und für alle gültig erklärt, selbst als Feind der Freiheit und des sozialen Friedens betrachtet wird, der den anderen seine Überzeugung aufdrängen will und der diejenigen ablehnt, die nicht gleicher Meinung sind. Es spielt gar keine Rolle, dass er nichts aufdrängen will und niemanden ablehnt. Es ist ganz klar ein Verräter, der denjenigen der eine andere Meinung vertritt, verachtet, unabhängig von seiner Absicht und seinem Verhalten. Daraus folgt, dass das Volk nicht mehr berechtigt ist, an einem Prinzip festzuhalten, aus welchem klare Entscheidungen erwachsen können: Jeder kann alles machen, besser noch, alle haben das Recht auf alles. Wenn das Volk nicht einverstanden ist, irrt es; und wer die Macht hat und aufgeklärt ist, muss es korrigieren. Kraft dieser Forderung haben zum Beispiel Gerichte in den Vereinigten Staaten das Resultat von Referenden für nichtig erklärt. Wir bleiben aber momentan in Italien, oder im grösseren Rahmen der EU. Es lohnt sich zwei Bereiche zu untersuchen die, gerade weil sie so unterschiedlich sind, als beweisendes «Lackmuspapier» für den Druck dieser neo-autoritären Kultur betrachtet werden können. Wir beziehen uns auf den Umgang mit dem Problem der Homosexuellen, der Bisexuellen und der Transsexuellen (die sogenannten «LGBT-Personen») und anderseits auf die Wiedereinführung der Grossraubtiere, d.h. der Wölfe, der Bären und anderer Raubtiere im Gebiet der Alpen und allgemein in Bergregionen oder in schwach besiedelten Gebieten. Kürzlich ist der «Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri» (Gleichberechtigungsdepartement) auf die Idee gekommen, das Dokument «Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT» (Leitlinien für eine respektvolle Information bezüglich der LGBT-Personen) zu publizieren. Es handelt sich offensichtlich um eine Initiative, die an sich bereits gegen die Freiheit gerichtet ist: Denn es steht nicht in der Macht der Regierung, Leitlinien zu erarbeiten, welche das verfassungsmässige Prinzip der Meinungs- und Pressefreiheit direkt verletzen. Die detaillierte Betrachtung des Dokuments, das auf der Home-Page des «Dipartimento delle Pari Opportunità» zu finden ist, kann nur Entsetzen hervorrufen. Darin wird die Trans-Gender Ideologie als einzige offizielle Kultur behandelt; und die Regierung schreibt den Journalisten nicht nur vor, was sie denken müssen, sondern auch welche Worte diesbezüglich zu verwenden sind. Eine detaillierte Betrachtung würde den Rahmen dieses Artikels sprengen, aber der interessierte Leser kann diese entrüstenden «Leitlinien» leicht im Internet lesen: Es lohnt sich dieses Dokument genau zu analysieren, weil es auf exemplarische Art den neo-autoritären Dämon dieser Kultur aufzeigt. Ähnlich unglaublich ist der Entscheid der EU, im Namen des Heiligtums Biodiversität die Rückkehr der Wölfe und der Bären in die Berggebiete der Union, auch ausserhalb der Nationalpärke zu fördern. Eine Entscheidung die ohne den Einbezug der Hirten- und Bergbauernvereinigungen gefällt wurde, die dazu eingeladen werden, mit dem Wolf und dem Bär zusammenzuleben. Wenn die «Grünen» (die meistens in den Städten wohnen) wollen, dass der Wolf zurückkehrt und zusammen mit den Hirten und Älplern lebt und sich ernährt, indem er ihre Schafe und Kälber reisst, kann ihnen das niemand verbieten. Wenn die Hirten und die Älpler es nicht verstehen, müssen sie einfach umerzogen werden. Dafür werden keine Ausgaben gescheut: Um die rasche Ausbreitung von Wölfen und Bären in den Alpen zu begünstigen und zu fördern, sowie um Hirten und Älpler für dieses Zusammenleben zu erziehen, hat die EU nicht gezögert, im Jahr 2013 über 6 Millionen Euro zu bewilligen. Wäre es nicht an der Zeit, sich darüber im Klaren zu werden, dass bei den beschriebenen Vorgängen nicht nur das konkrete Problem betroffen ist, sondern dass es um die Erhaltung von Demokratie und Freiheit geht? Mobilisiert man keine Kräfte gegen diese Art der Entwicklung, besteht die Gefahr, dass die Zukunft so aussehen wird, wie es im vorausschauenden Roman von Robert Hugh Benson Der Herr der Welt aus dem Jahr 1907 beschrieben ist, welcher in der heutigen Zeit wieder aktuell zu sein scheint.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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