Fiat, Elektrolux: piangere adesso è inutile, ma sindacati e politica dovrebbero dirci perché non fecero nulla quando ancora si poteva fare qualcosa

Caso Elektrolux, chiedere a governo e sindacati, La Nuova Bussola Quotidiana, 30 gennaio 2014

Mentre, convenientemente preparato e anestetizzato, l’ordine costituito economico e politico del nostro Paese accoglie quietamente la notizia dell’esodo della Fiat dall’ Italia, dell’annegamento del suo storico nome nell’anonima nuova sigla Fca, del suo trasloco legale nei Paesi Bassi e del suo trasloco fiscale in Gran Bretagna, il gruppo svedese Elektrolux, erede in Italia dei defunti gruppi industriali Zanussi e Zoppas, raggela il Nordest dove si trovano i suoi quattro (superstiti) principali stabilimenti italiani.  Incurante delle reazioni che  la notizia ha provocato,  ribadisce infatti che ne chiuderà uno (quello di Porcia presso Pordenone, già cuore del gruppo Zanussi)  e  che conserverà gli altri tre soltanto a patto che diventino tanto economici ed efficienti quanto quelli che ha in Polonia e in Ungheria.

Il dramma umano ed economico che le  scelte di Elektolux portano con sé è evidente, e non va certo sottovalutato. Si pone un problema urgente per così dire di pronto soccorso sociale che va affrontato. Tutto questo però non ci esenta dal dovere di domandarci: da quando nel 2004 sono entrati nell’Unione Europea nuovi membri come la Slovenia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Polonia, l’Ungheria,  tutti Paesi paragonabili al nostro in quanto a cultura industriale, ma tutti quanti con un tenore di vita inferiore al nostro  nonché con una pressione fiscale inferiore e una burocrazia più efficiente delle nostre, che cosa hanno fatto i sindacati, che cosa ha fatto la politica per adeguare l’Italia allo loro prevedibilissima concorrenza? E’ presto detto: non hanno fatto nulla. Ci siamo così ridotti ad avere i salari operai netti più bassi dell’Europa occidentale, ma nel medesimo tempo i salari operai lordi più alti dell’Europa intera. Non solo: in un’epoca in cui in molti settori-chiave ad alto valore aggiunto persino un costo del lavoro più alto del nostro è sostenibile se si accompagna all’alta qualità del contesto (a partire dalla pubblica amministrazione, dal funzionamento dei tribunali ecc.), per molte imprese anche medio-piccole pure la Svizzera è divenuta più conveniente dell’Italia. E il clamoroso caso della Fca, ex-Fiat Chrysler, dimostra dove ai grandi gruppi industriali già con sede in Italia convenga andare a mettere le loro sedi legali e fiscali.

Stando  così le cose, non solo non si riesce a tenere i buoi nella stalla. Non si riesce nemmeno a chiuderla dopo che  sono scappati.  Diremo ancora una volta  che, come pugili “suonati” alle prese con avversari che esistono ormai solo nella loro fantasia, sindacati e politica stanno riesumando strumenti di confronto e di pressione  oggi pateticamente anacronistici. Oggi se la ex-Fiat o la Elektrolux se ne vogliono andare dall’Italia nessun governo li può fermare né con le buone né  con le cattive. In quanto poi ai sindacati, in un’economia globalizzata, e dentro un mercato europeo ora divenuto effettivamente unico, la loro forza dipende non più dalla loro capacità di far leva sul governo, il che è ormai irrilevante, bensì dalla loro eventuale capacità di concordare una piattaforma comune con i sindacati dei Paesi concorrenti. Nei dieci anni ormai trascorsi dal 2004 a oggi purtroppo i sindacati italiani non hanno invece nemmeno provato a fare qualcosa del genere. E tanto meno possono riuscirci adesso all’improvviso, quando oltre tutto non hanno nemmeno più in mano le carte che avrebbero potuto giocare quando quei nuovi Paesi membri erano appena entrati nell’Unione.

Oggi non si può fare altro che gestire al meglio il “pronto soccorso”, e poi impegnarsi davvero in una rapida e incisiva riforma generale della pubblica amministrazione nonché in un rapido e incisivo programma di riduzione della spesa pubblica e quindi delle imposte. C’è qualcuno sulla scena pubblica del nostro Pase che sia in grado di farlo? C’è qualcuno che abbia tutta l’autorità morale, tutta la competenza e tutta la capacità di mobilitazione popolare che sono necessarie per un’impresa del genere? Questo è il problema.

Annunci

Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
Questa voce è stata pubblicata in La Nuova Bussola Quotidiana e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Fiat, Elektrolux: piangere adesso è inutile, ma sindacati e politica dovrebbero dirci perché non fecero nulla quando ancora si poteva fare qualcosa

  1. Piovesan Paolo ha detto:

    La ricerca della verità, nonché fare chiarezza e verità, dovrebbe essere il primo impegno di noi cattolici. Ma nel leggere l’articolo, trovo ancora i caratteristici tratti che da decenni caratterizzano un’informazione tesa sempre a colpevolizzare gli altri, a trovare il solito “capro espiatorio” nella pubblica amministrazione, che così pubblica non lo è più da tanto e tanto tempo. Ci si dimentica delle grandi privatizzazioni iniziate da Craxi e inarrestabilmente proseguite e distinate a proseguire negli anni futuri. Praticamente tutti i servizi sono stati privatizzati, le società di gestione con all’interno un sovraccarico di amici, parenti e conoscenti delle classi politiche, sono retribuiti mediamente il 30% in più dei loro colleghi che lavorano in ambito pubblico, e chi sa mai perché, il servizio privato costa anch’esso mediamente il 30% in più, sulle tasche dei cittadini contribuenti. Che cosa si vuol fare? mandare a casa quel poco che è rimasto del pubblico impiego? Strano a dirsi, ma non ho nulla in contrario, se serve a dimostrare l’evidenza.
    La burocrazia, che risponde civilmente e penalmente di quello che fa, non è altro che il braccio esecutivo di ciò che viene stabilito a livello governativo. E’ mai possibile che gli architetti continuino a scaricare le colpe sugli operai esecutori. Chi ha redatto i progetti? Se veramente la colpa è di chi li ha eseguiti e continua ad eseguirli male, perché non viengono chiamati in giudizio gli esecutori? Non è forse questo che da quando siamo nati ci sentiamo dire da tutti i ministri che si sono susseguiti nella funzione pubblica. Non dovevano forse essere i SALVATORI DELLA PATRIA e i castigamatti della nullafacenza pubblica?
    Non rimane che questo. Mandare a casa tutti. Lasciamo che i vari politici che si susseguono nelle cariche di Sindaci, Presidenti di Province e Regioni, etc… assumano o mandino a casa chi vogliono.
    Spero in questo modo, con l’annullamento della pubblica amministrazione, avervi reso contenti. Mi spiace però, avervi tolto l’argomento principe della vostra unanime condanna. Cosa resterà dei vostri articoli? Tutti uguali e unanimi. E se le cose continueranno ad andare male, di chi sarà poi la colpa?
    E siamo così tanto sicuri che il nostro costo del lavoro è il più elevato in Europa? Perché, stranamente, un personaggio – che io non ho mai votato, Romano Prodi, nei suoi articoli (ne ho letti vari su “Il Gazzettino”, e se ne trovano su Internet), continua a dire che – con tutti gli oneri compresi – il nostro costo del lavoro rimane nella media europea più bassa.
    Mettetevi quindi d’accordo, e decidete voi, che cosa dare “a bere” ai lettori.
    Che strano! Anche questo, del costo del lavoro elevato, è uno dei problemi principe, che mi sento ripetere da quando sono nato. Attendiamo nel prossimo ministro del lavoro IL SALVATORE DELLA PATRIA: finalmente una riduzione del costo del lavoro, e un aumentino per chi ha ideato la “novità” unitamente a tutto il collegio Parlamentare, date le grandi capacità direttive e la conseguente responsabilità.
    Spero anche in questo, di avervi reso felici. Non sia mai, che in futuro si possano leggere anche articoli diversi, almeno da questi ultimi vent’anni, che puntino il dito in altra direzione.
    Cordialità

  2. Roberto Sarzi ha detto:

    Caro Ronza ma dov’erano i “grandi” economisti a la “Prodi” “Dalema” “Monti”ecc. che l’unica cosa che son stati capaci di fare è stato di imporre tasse sempre più alte che hanno impoverito i 9/10 degli italiani? Invece di ridurre le spese dello Stato hanno preferito spremere i cittadini e in particolare mjungere fino a far morire la mucca delle imprese del Nord per continuare a foraggiare un Sud malavitoso, improduttivo e un potere centrale di burocrati e lacché di ogni genere e gente di ogni genere con stipendi e prebende scandalose? (vedi i Palazzi Romani del Quirinale, Chigi, La Magistratura, la Rai ecc??

  3. Federico ha detto:

    Secondo me il “caso Electrolux” mostra finalmente quali siano le “riforme strutturali” che tutti ci dicono che dobbiamo fare, senza mai avere il coraggio di definire con chiarezza cosa siano: si tratta di riconquistare la competitività di prezzo mediante ribasso continuo drl salario. La disoccupazione, in questo senso, viene mantenuta alta appositamente per favorire questo tipo di riforma.

    L’impostazione dell’articolo soffre, a mio avviso, di una ristretta visione di stampo tea-party: qualunque sia il problema, la soluzione è meno Stato.

    In un crisi “da domanda” (non si vende perché nessuno compra), potrà essere una soluzione tagliare la spesa pubblica? (opportuno invece ricollocarla, laddove si spenda male)

    Di fronte al più gigantesco fallimento del mercato privato dalla crisi del 1929, è opportuno far arretrare lo Stato? E chi metterà regole a tutela del bene comune, frenando questo turbo-liberismo che divora tutto e tutti? Perché questa è una crisi di debito privato, e il debito pubblico non c’entra nulla (questo finché i debiti del settore privato non vengono accollati allo Stato, via salvataggi bancari).

    L’Italia si trova stretta in questa morsa:
    – una valuta con valore reale sopravvalutato rispetto alla zona euro-nord, per cui importiamo prodotti che non conviene più produrre in patria, e fatichiamo ad esportare;
    – abbiamo il vincolo al 3% che ci impedisce qualunque politica anticiclica (ma anche potessimo “sforare”, questi soldi finirebbero in importazioni).

    La vere domanda, secondo me, sono: chi ci porta fuori da questi euro-disastro? C’è nel mondo cattolico qualcuno che ha voglia di riattivare lo Stato come presidio del bene comune anche nell’economia? Ovviamente c’è da accollarsi la fatica di fare politiche sociali, governando in modo da evitare derive socialiste. È troppo comodo scagliarsi sempre sullo Stato e sulla spesa pubblica. A nessuno piace lo Stato-totalitario che fa tutto, ma in questo caso si sta andando nella direzione opposta: cancellazione di welfare, sanità, tagli alla scuola. Tutte cose che sarebbero sostenibili (lo dice l’OCSE) sul lungo periodo.

    Ha voglia il mondo cattolico di interessarsi perché l’Italia esca dall’euro-gabbia, riprendendosi il diritto ad una politica propria?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...