Governo Renzi: che cosa c’è di nuovo

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 22 febbraio 2014

 Il governo che il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi  ha annunciato ieri a Roma, e che da lunedì si presenterà alle Camere del Parlamento italiano per chiedere la fiducia, costituisce una grande novità per molti e diversi motivi. Cominciamo da quelli di più immediata evidenza, che talvolta (pur se non sempre) sono anche

significativi. In primo luogo l’età media, bassa come mai prima era stata in tutta la storia della vicina Repubblica. Hanno meno di quarant’anni non solo il premier ma anche molti dei suoi colleghi. Con i suoi soli 53 anni il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il canuto Graziano del Rio, vice-premier de facto, già sembra il nonno della comitiva. L’unico ad avere un’età in linea con quella media dei precedenti governi è il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. E non a caso trattandosi di una personalità  non scelta ma imposta a Renzi da forze più grandi di lui, come meglio diremo più avanti.  In tendenza con le mode mediatiche del momento è il criterio, rigorosamente adottato, della “parità di genere”: i sedici ministri sono otto uomini e otto donne. Un altro elemento, che in Italia non è cosa beneducata rilevare (ma che in effetti conta molto in uno Stato che è tuttora molto centralizzato), sono le patrie locali dei vari ministri. Nei governi della Prima Repubblica  il Sud era sempre largamente rappresentato; spesso, tenendo anche conto del nugolo di sottosegretari, i meridionali avevano la maggioranza assoluta. Con la Seconda Repubblica i governi di Berlusconi furono invece largamente composti da gente nata o comunque radicata a nord del Po, mentre in quelli di centro-sinistra la presenza meridionale tornava ad essere  di rilievo. Con Renzi si affaccia prepotentemente alla ribalta politica la parte centrale del Paese, di cui in effetti  l’Emilia-Romagna fa parte: circa due terzi dei posti di ministro sono coperti da toscani, emiliani (di cui tre bolognesi) e romani. In campo territoriale insomma la… “parità di genere” non trova molto spazio. Per quanto attiene poi alle esperienze formative, lo scoutismo cattolico  – che in Italia ha tradizionalmente un orientamento per così dire laburista —  entra nella biografia non solo del premier ma anche di diversi altri suoi colleghi di governo.

Sulla carta l’area e la cultura politica di Renzi sono le stesse di Letta. Da un punto di vista esperienziale invece la differenza è notevole: quello messo insieme da Renzi è infatti un governo nuovo rispetto all’ordine costituito della politica italiana. Si tratta per lo più di persone che non hanno alle spalle una grande esperienza politica e talvolta nemmeno una grande esperienza professionale specifica. Non siamo però tra quelli pronti a ironizzare in proposito. Tenuto conto che l’Italia è stata portata nella situazione in cui oggi si trova da espertissimi professionisti della politica, a questo punto gli inesperti sono paradossalmente divenuti l’unica speranza. Renzi ha puntato soprattutto a formare un governo costituito da un nucleo di giovani outsider come lui, con lui in grande sintonia e pronti ad agire come una specie di suo stato maggiore. Un proverbiale “nocciolo duro” grazie al quale resistere meglio ai “pedaggi” che ha comunque dovuto pagare alla vecchia politica e all’”Europa”.

Veniamo ora a qualche osservazione sui ministeri-chiave: agli Esteri Federica Mogherini prende il posto di Emma Bonino, e alla Difesa Roberta Pinotti il posto di Mario Mauro. Per queste due sconosciute ragazze è una grande occasione. Speriamo che lo sia anche per l’Italia e magari pure per i due malcapitati fanti di Marina in attesa di giudizio in India. Tanto più considerando che l’economia è oggi il problema numero uno, non si può non dire qualcosa sui ministri che nel governo Renzi  se ne occuperanno. Il plurale è d’obbligo perché sono due, e con competenze largamente soprapposte: il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (romano, malgrado il cognome veneto) e il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, finora amministratore delegato a Bologna dell’azienda di famiglia, la Ducati Energia. Il primo è l’ex direttore della fondazione Italiani/Europei, il “think tank” di Massimo D’Alema, inoltre con grandi esperienze all’OCSE e simili, nonché uomo gradito all’”Europa”, attuale nome d’arte della Germania. La seconda fa parte di quel nucleo di giovani outsider strettamente legati a Renzi di cui si diceva. Dall’inevitabile braccio di ferro tra i due dipenderà molto, se non moltissimo del successo o dell’insuccesso del nuovo governo. Nessuno dei due, ahimè, ci sembra  molto sensibile al proprium delle relazioni di vicinato tra l’Italia del Nord e i Paesi con cui confina. Ci sarebbero altre cose ancora da aggiungere anche con riguardo al complesso ruolo che Berlusconi e il suo Forza Italia stanno assumendo in tale situazione, ma se ne potrà parlare in prossime occasioni. In estrema sintesi ci sembra però di poter dire questo: mentre quello di Letta era un governo vecchio e bloccato in partenza, il governo di Renzi, è nuovo; e magari il Peter Pan che lo guida riuscirà anche a fare qualcosa di buono. Stiamo a vedere.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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