Il ritorno incontrollato dei lupi e degli orsi sulle nostre montagne e colline: un pericolo reale di cui è ora di rendersi conto

Il ritorno sulle Alpi e altrove sulle montagne e sulle colline europee dei lupi, degli orsi e delle linci (i cosiddetti “grandi predatori”) ormai da anni   viene sostenuto e anzi promosso dall’Unione Europea che stanzia milioni di euro per favorirne il reinsediamento ovunque, e non più solo in aree specificamente riservate e controllate. E ovunque, dalla Finlandia alla Toscana, questa scriteriata politica sta causando gravi danni. In Francia l’anno scorso oltre 5 mila capi di bestiame ovino sono morti a seguito di attacchi di lupi a greggi al pascolo. E anche in Italia, dalla Lombardia al Veneto e alla Toscana, gli attacchi di lupi si stanno moltiplicando. Ispirata a una filosofia ambientale ideologica e astratta, non a caso tipicamente metropolitana, questa politica allunga ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre. E non solo;  di recente infatti attacchi di lupi a greggi e mandrie al pascolo si sono registrati anche in zone prossime ad aree urbane della Maremma toscana e nell’ Oltrepò pavese, a poche decine di chilometri da Pavia e da Voghera. A tutto questo si aggiungono i danni — non accompagnati da seri rischi per le persone e il bestiame, ma comunque gravi e spesso gravissimi — provocati all’agricoltura dal proliferare degli ungulati (cinghiali, caprioli, cervi).

Con la partecipazione di esperti e di associazioni di allevatori di montagna provenienti da Grigioni, Vallese e Ticino (Svizzera), Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige/Südtirol e Veneto (Italia), Provenza-Costa Azzurra (Francia), sotto l’égida dell’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, ATsenzaGP, lo scorso 29 marzo ha avuto luogo a Poschiavo, nell’omonima valle di lingua italiana del cantone svizzero dei Grigioni, un interessante e significativo incontro di testimonianze internazionali appunto sul problema della ritorno dei grandi carnivori sulle Alpi e in altre regioni montane dell’Europa Occidentale; e sulle sue conseguenze per chi abita in montagna e vive della montagna. Al termine del convegno i partecipanti hanno sottoscritto una “Dichiarazione di Poschiavo per una montagna e una campagna europee libere dai grandi predatori” . Il documento è disponibile nelle tre principali lingue del “Paese delle Alpi”, ossia in italiano, tedesco e francese, ed è imminente anche una sua traduzione in inglese. Qui più avanti ne pubblichiamo la versione in lingua italiana.

La mobilitazione contro il ritorno dei grandi predatori sulle terre alte è peraltro un episodio, sia pure importante, di un processo più vasto di rifiuto della marginalizzazione cui gli abitanti di questi territori sono stati a lungo condannati non da tanto da vincoli obiettivi quanto da una politica ignara se non ostile ai loro legittimi interessi. Notizie al riguardo sono  adesso facilmente raggiungibili su:  www.forumterrealte.wordpress.com , interessante sito del ForumTerreAlte / per l’autonomia e l’autosostenibilità delle comunità di alta collina e di montagna. Questo sito è un’originale e rara fonte di notizie sul crescente movimento di rinascita sociale ed economica di cui si diceva, che obiettivamente ha una particolare importanza nel nostro Paese. In Italia infatti le terre alte non sono l’eccezione bensì la regola visto che costituiscono il 72 per cento del suo territorio.

 

Ecco la versione in italiano della Dichiarazione di Poschiavo:

Associazioni e persone che vogliano aderirvi lo possono fare inviando a tal fine un messaggio all’Associazione per un Territorio senza Grandi Predatori, ATsenzaGP, Poschiavo (Svizzera), fermo posta CH – 7742 Poschiavo, www.atsenzagp.org, info@atsenzagp.org.

(Chi fosse interessato alle versioni del documento rispettivamente in tedesco e in francese le trova nel sito http://www.atsenzagp.org )

 

Dichiarazione di Poschiavo

per una montagna e una campagna europee libere

 dai grandi predatori

Riuniti a Poschiavo / Le Prese su invito e per iniziativa dell’Associazione per un Territorio Senza Grandi Predatori, ATsenzaGP, i sottoscritti pastori, alpigiani, esperti della società e dell’economia delle terre alte,  abitanti e frequentatori delle Alpi e delle campagne europee,

preoccupati per il ritorno incontrollato sulle Alpi  dei grandi predatori che allunga ombre sul futuro della montagna non solo come meta sportiva e turistica ma innanzitutto come luogo di vita e di lavoro per chi sulla montagna vive e lavora da sempre,

prendendo esempio dalla presa di posizione di AmaMont (Associazione Amici degli Alpeggi e della  Montagna dell’Arco alpino europeo) con la sua lettera al Governo del Cantone dei Grigioni del 6 agosto  2012, e confortati nel vedere come ad analoghe conclusioni siano recentemente giunte le più grandi  organizzazioni di promozione e di rappresentanza del mondo alpestre e rurale europeo, e in particolare:

il Gruppo Svizzero per le Regioni di Montagna, SAB, con il suo documento di base sul lupo dello  scorso 21 febbraio;

la Confederazione nazionale dei Coltivatori Diretti, Coldiretti (Italia), con il suo comunicato dal titolo “Manifesto grandi carnivori, l’Ue dimentica l’agricoltura” dello scorso 27 febbraio

la Confédération paysanne, la Coordination Rurale, la Fédération Nationale Ovine, la FNSEA, les Jeunes Agriculteurs, Eleveurs et Montagnes , delle associazioni per la difesa del pastoralismo e altri organismi che nel loro insieme rappresentano in Francia tutto il mondo della pastorizia e dell’allevamento, con il loro comunicato congiunto dello scorso 5 marzo

 

 

dichiarano che:

diversamente da quando vennero siglati accordi internazionali e stabilite politiche di protezione con l’intento  di evitare l’estinzione dei grandi carnivori europei, oggi a rischio di estinzione in Europa non sono più i lupi,  gli orsi e le linci bensì i pastori e gli allevatori di montagna; il ritorno indiscriminato del lupo come pure dell’orso e di altri grandi predatori sulle montagne e nella  campagne europee è incompatibile con la presenza dell’uomo, e quindi pregiudica il presente e il futuro  delle popolazioni che vi abitano e vi lavorano, nonché la fruizione turistica di tali territori da parte delle popolazioni urbane; l’imposizione per legge e con politiche pubbliche – a prescindere dalla volontà delle popolazioni direttamente  coinvolte — della vicinanza tra grandi carnivori e abitanti delle terre alte oggi, e domani anche delle  campagne di pianura, è un’iniziativa autoritaria presa dagli Stati e dall’Unione Europea sulla testa delle  popolazioni interessate. Un’iniziativa presa sotto la pressione di sentimenti non a caso diffusi soltanto tra gli  abitanti delle grandi aree urbanizzate che non possono perciò avere adeguata esperienza e che non hanno  adeguata informazione sulla realtà della compresenza di uomini e grandi carnivori sul medesimo territorio.  Un’iniziativa che, nella misura in cui avesse successo, equivarrebbe a un decreto di espulsione della gente  delle Alpi e delle altre terre alte dalle sue sedi ancestrali.

Chiedono pertanto fermamente che:

  1. si stabilisca il principio che i problemi derivanti ad ogni livello dalla prossimità tra fauna selvatica, vita umana e attività agro-pastorali vengano d’ora in avanti affrontati non come corollari all’interno di programmi di protezione della fauna selvatica stessa bensì ab origine in sede politica, e con l’inderogabile partecipazione di rappresentanze delle popolazioni e delle categorie direttamente  interessate, dei pastori, degli allevatori nonché di esperti di loro fiducia;
  2. la Convenzione di Berna per la protezione dei grandi predatori, in particolare del lupo e dell’orso, venga rinegoziata; e in particolare il suo articolo n. 22 venga rinegoziato così da consentire agli Stati firmatari di poter liberamente modificare le riserve stabilite per le specie protette dalla Convenzione adattando la normativa alla loro dinamica reale;
  3. il Manifesto sui Grandi Carnivori della Commissione dell’Ue attualmente in consultazione venga ritirato e un suo nuovo testo venga redatto con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;
  4. la congruità in genere della vigente legislazione e delle vigenti politiche pubbliche ambientali ad ogni livello venga verificata con l’attivo contributo di esperti indicati dalle organizzazioni dei contadini, degli allevatori e dei cacciatori;
  5. gli Stati si assumano l’intera responsabilità dell’introduzione dei grandi predatori sull’arco alpino, con tutti gli effetti collaterali derivanti, senza pretendere di appellarsi, come accade in Svizzera, a un  principio del diritto romano oggi superato: quello secondo cui i grandi predatori viventi sarebbero “res nullius”. Nella condizione moderna infatti, la fauna selvatica sussiste soltanto perché protetta e gestita  dagli Stati, che quindi ne sono detentori responsabili a norma dei codici di diritto civile non meno di quanto analogamente sono responsabili per ciò che li concerne i detentori di animali domestici;
  6. non si consideri come risolutiva la formula dell’indennizzo a mezzo di assicurazioni dei danni causati dalle predazioni dei carnivori poiché con tale formula in primo luogo restano scoperti i danni indiretti, spesso più gravi di quelli diretti; e in secondo luogo la responsabilità civile in materia dell’Unione  Europea (nel caso dei Paesi che ne fanno parte), dello Stato e degli altri enti di governo del territorio eventualmente coinvolti diventano de facto inoppugnabili.

Poschiavo (Grigioni, Svizzera), 29 marzo 2014

Sigle firmatarie

www.forumterrealte.wordpress.com

www.eleveursetmontagnes.org

www.atsenzagp.org

www.orsotrentino.blogspot.it

www.amamont.eu

www.associazionealteterre.gmail.com

www.montagnaviva.ch

www.ruralpini.it

www.antiloupwolf.ch

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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