Salvate il soldato Renzi

 

Tregua subito per salvare il soldato Renzi, La Nuova Bussola Quotidiana, 1 agosto 2014

 Mare sempre più tempestoso al Senato per le riforme costituzionali proposte da Renzi. Dopo i modesti successi dell’”operazione canguro”, quando ieri si è passati al voto segreto il governo ne uscito battuto: una modifica presentata dalla Lega Nord ha raccolto la maggioranza dei voti.

Ciò che però a noi sembra molto più importante e grave è la permanente schizofrenia del dibattito in corso. Nessuno, né in Senato né fuori, parla del contenuto del disegno di legge sul tappeto. Tutto viene vissuto e raccontato come un puro e semplice voto pro o contro la fiducia a Matteo Renzi. Con buona pace per le sorti del governo in carica, la posta in gioco è invece molto più alta: è la scelta pro o contro il centralismo e lo statalismo quale (presunta) carta vincente per la soluzione della crisi politica italiana.

Rimandando per ulteriori dettagli a quanto già avemmo occasione di dire modi della sua elezione, sono soltanto un anello della catena, e nemmeno il più importante. La riforma proposta —  con cui si vogliono modificare non solo gli articoli che riguardano il Senato bensì un terzo dell’intera Costituzione – cancella il pur tiepido regionalismo dell’originaria carta costituzionale repubblicana del 1948 riportandoci all’Italia dei prefetti del tempo di Giolitti. (Cfr. Si scrive riforma del Senato. Si legge: centralismoLa Nuova Bussola Quotidiana, 18 luglio 2014) ribadiamo che è questo il nocciolo della questione. Se infine la riforma sul tappeto passasse, il suo impatto sulle nostre istituzioni andrebbe ben oltre Renzi e questo suo governo.  Il ruolo del nuovo Senato che si propone, e i L’opposizione che la riforma sta incontrando è in parte opportunistica e spuria. C’è però anche chi si oppone perché si rende conto di quale sia appunto la vera posta in gioco.

A fronte di una situazione economica che in Italia non cessa di peggiorare, mentre il mitico semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea sta trascorrendo senza che sia risolta la questione del membro italiano della Commissione (che per di più ne dovrebbe essere il “ministro degli Esteri”), e mentre l’inascoltato e derelitto commissario per la spending rewiew minaccia le dimissioni, ci si può domandare perché mai Renzi si incaponisca in un braccio di ferro dall’incerto esito come quello in corso a palazzo Madama. Il fatto è che, brandendo questa riforma come la bandiera del suo governo, ha finito per farne una trappola a suo danno. Le energie sue e dei suoi più stretti colleghi di governo ne risultano totalmente assorbite quando invece le priorità sarebbero ben altre.  Tenuto conto che una riforma costituzionale implica due successivi passaggi per ciascuna delle due Camere a mesi di distanza l’una dall’altra, e che le resistenze sono quelle che sono, se insiste su questa riforma Renzi finirà per non doversi più occupare di altro sino al termine della legislatura. Magari il premier se lo potrebbe permettere, ma non se lo può permettere l’Italia.  Se davvero il bene comune fosse una priorità assoluta, il governo dovrebbe ritirare il disegno di legge di riforma costituzionale per ripresentarlo successivamente adeguatamente rivisto; e nel frattempo tornare a dedicarsi alle vere urgenze del momento. Purtroppo per lui, e quindi anche per noi, il dibattito in corso al Senato è invece divenuto, dicevamo, un voto pro o contro Renzi. In questo quadro la ventilata imminente apertura del dibattito sull’ “Italicum”, la nuova legge elettorale, è un colpo di mano che potrebbe anche non riuscire, ma anzi rendere lo scontro ancora più convulso. Anche se è uno dei padri occulti del malaugurato disegno di riforma costituzionale, avrebbe il coraggio il presidente della Repubblica di mandare alle Camere un messaggio in cui è lui a chiedere la sospensione del dibattito su tale riforma e il ritorno alle questioni davvero urgenti? Salverebbe così la faccia a Renzi e le sorti di un governo che al momento non ha alternative. Sarebbe un bel gesto.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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