Italia: non c’è solo il dovere dei cittadini di pagare le imposte, c’è anche il dovere dello Stato di non depredare i cittadini

 Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 7 agosto 2014

Non solo in Italia ma ovunque tutte le stime che circolano in tema di evasione fiscale sono scarsamente attendibili per definizione. Se infatti l’evasione fiscale fosse esattamente accertabile perciò stesso diventerebbe impossibile. In Italia poi, dove a grandi linee l’economia nazionale è divisa tra un settore che produce e un altro che vive di spesa pubblica (e dove quest’ultima si porta via oltre il 50 per cento del prodotto nazionale lordo), la questione assume anche immediatamente una valenza politica. Ciononostante, o forse proprio per questo, non c’è grande fiducia sulle stime ufficiali del fenomeno. Si tende a dare più credito a dati provenienti da organizzazioni internazionali o anche da singoli centri di ricerca privati stranieri come ad esempio il britannico Tax Research UK. Di recente il dibattito si è riacceso sulla base di dati diffusi all’origine da questo organismo, che è finanziato da fondazioni, grandi organizzazioni non-governative e sindacati britannici. Sulla base di dati riferiti al 2009 Tax Research UK è arrivato a concludere che tra i maggiori Paesi dell’Unione Europea la Gran Bretagna è il più virtuoso con l’equivalente di 12,5 euro evasi su 100 dichiarati, mentre con 27 euro evasi ogni 100 dichiarati l’Italia è quella che lo è di meno. Ogni 100 euro dichiarati in Germania se ne evadono 16 e in Francia 15. Va però precisato però che sull’insieme dell’intera Unione Europea l’Italia è al nono posto in quanto ad evasione, preceduta da Polonia, Bulgaria, Grecia, Paesi Baltici, Cipro, Malta.

All’interno poi dell’Italia le differenze sono come al solito notevoli: si va dal massimo di 64,47 euro evasi ogni 100 dichiarati nel Molise al minimo di 20,31 del Trentino-Alto Adige/SüdTirol; con 27,99 euro evasi la Lombardia sta poco sopra la media nazionale. Si tenga però conto che le varie regioni italiane hanno peso demografico ed economico ben diverso. In quanto a popolazione, ad esempio, la Lombardia vale 18 volte il Molise, e anche di più dal punto di vista economico.

C’è qualche buon motivo per insospettirsi quando un centro di ricerca britannico assegna alla Gran Bretagna il posto di primo della classe, ma ciò fermo restando non c’è dubbio che in Italia l’evasione fiscale sia notevole. Vale però la pena di approfondire il problema al di là dei luoghi comuni e dei moralismi di facciata cominciando in primo luogo a sottolineare un fatto: non esiste solo il dovere del cittadino di pagare le imposte, ma anche quello dello Stato di non depredare i cittadini. Ebbene, in un Paese come l’Italia, dove come dicevamo le imposte si portano via oltre il 50 per cento della ricchezza nazionale, è evidente e indiscutibile che si è al livello della depredazione. E’ peraltro vero che tale depredazione non pesa ugualmente sulle spalle di tutti. Ci sono settori dell’economia in cui l’evasione è praticamente impossibile (è il caso di attività professionali visibili per natura loro come l’avvocatura o il giornalismo), mentre ce ne sono altri (come la ristorazione e l’artigianato di servizio) dove è possibilissima). Quando l’IVA, come in Italia, è al 22 per cento, l’idraulico o l’elettricista o il carrozziere che la vogliono evadere trovano poi facilmente la complicità dei loro clienti. Non di meno, pur lavorando in un settore in cui c’è poca o nulla evasione, non pensiamo per questo che ogni problema sarebbe risolto se in Italia tutti pagassero le imposte. Quando la pressione fiscale supera il 30 per cento, ovvero quando comincia a trasformarsi in predazione, le risorse disponibili per gli investimenti e per la ricerca diventano insufficienti; e quindi l’economia declina in modo irrefrenabile come adesso sta accadendo nella vicina Repubblica. C’è chi sostiene che un prelievo fiscale abnorme come quello italiano diventerebbe ciononostante un volano di sviluppo economico se la spesa pubblica fosse efficiente. Questo potrebbe sembrare vero in teoria, ma non lo è nella pratica: una spesa pubblica elefantiaca infatti è perciò stesso sempre inefficiente.

Sta di fatto che l’evasione fiscale è un’illegalità, e in quanto tale corrode la convivenza civile. Dove però, come in Italia, la pressione fiscale è sproporzionata, alla folla degli evasori ingiustificati si aggiunge quella degli evasori per necessità. L’ovvia impossibilità di distinguere tra gli uni e gli altri ha innescato un circolo vizioso da cui non si sa più come uscire. I paradisi fiscali nascono perché ci sono gli inferni fiscali; e l’Italia è uno di questi. Il problema non è di oggi, ma risale alla nascita dello Stato italiano, che al suo formarsi  nel 1861 si trovò sulle spalle il pagamento dei debiti contratti dal Piemonte per finanziare le guerre d’indipendenza ossia le sue guerre contro l’Austria.  La pressione fiscale che ne derivò, già allora difficilmente sopportabile relativamente ai tempi, innescò tra cittadini e Stato un attrito e una sfiducia reciproca in materia che si  tentò di risolvere, sin qui con scarso successo, nel modo peggiore. Ossia tirando soltanto la leva della forza con l’istituzione nel  1881 della Guardia di Finanza, una polizia fiscale che, caso unico al mondo, è un corpo militare armato tuttora con compiti pure di guardia di frontiera, di ordine pubblico e di pattugliamento del territorio. Da allora fino ad oggi in chi va al governo in Italia mai è venuta meno l’idea che le imposte si debbano appunto imporre e che il popolo in proposito non abbia diritto di aprir bocca. Tanto e vero che persino la Costituzione repubblicana del 1948, solenne pilastro della democrazia rinata dopo il fascismo, stabilisce esplicitamente che in campo fiscale non si possono proporre referendum popolari. E nemmeno la riforma costituzionale adesso proposta dal governo Renzi prevede l’abrogazione di tale norma.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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2 risposte a Italia: non c’è solo il dovere dei cittadini di pagare le imposte, c’è anche il dovere dello Stato di non depredare i cittadini

  1. marinadimarino ha detto:

    ……pensa davvero che dirlo..denunciarlo. …possa essere utile. ..possa essere ascoltato. .. La ringrazio comunque del suo aver a cuore tutte le problematiche nostre umane Cordialmente Marina

    Inviato da Samsung Mobile

  2. Alessandro Maurizi ha detto:

    Sono pienamente d’accordo. Fra l’altro la costituzione dice che l’imposizione è ispirata a criteri di progressività. Ce ne sarebbero di spunti per una vera riforma costituzionale (conviene passare da un sistema di imposizione ad uno di tassazione? quesito da economisti, suppongo, per non parlare della perseveranza nel voler fissare per legge quanto un lavoratore autonomo può guadagnare). Non dimentichi inoltre il problema delle false fatturazioni, frequenti proprio nella ristorazione da lei citata, per cui la mancata emissione di una ricevuta equivale alla compensazione di un incasso mancato. Però in fin dei conti l’evasione sui redditi potrebbe trasformarsi in un aumento del gettito IVA per via dei maggiori consumi (lo fece notare un lettore a “Panorama” circa quindici anni fa). Non posso dilungarmi, la ringrazio dell’intervento (ha colmato un’altra mia lacuna, la GdF) e chiudo con il terrorismo fiscale che da trent’anni circa pare l’unico argomento a disposizione dei governanti con la criminalizzazione di intere categorie di lavoratori che ne è seguita: è di ieri il flop della limitazione nella circolazione del contante come misura antievasione (il redditometro non fa più notizia). Cosa ci si aspettava? L’evasione vera, grande, se ne infischia del contante. Spero che ormai sia chiaro a tutti che l’evasione fiscale è uno specchietto per le allodole, la scusa per nascondere gli eccessi di spesa pubblica. E data la crisi demografica neanche si può sperare in una riduzione delle aliquote o in un aumento delle detrazioni/deduzioni.

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