Il governo Renzi compie sei mesi: pochi per tirare un bilancio, ma già abbastanza per capire fin dove potrà arrivare

Taccuino Italiano,Giornale del Popolo, Lugano, 22 agosto 2014

Entrato in carica lo scorso 22 febbraio, il governo di Roma presieduto da Matteo Renzi compie oggi sei mesi. In effetti sei mesi sono pochi per tirare le somme di un governo, tanto più un governo con programmi ambiziosi come il suo. Si può però già dare un giudizio sulla strada che ha imboccato, su come si sta muovendoper fare delle riforme fondamentali come quelle da lui promesse, che nella migliore delle ipotesi richiedono due-tre anni. Ebbene, se ci si mette in questo orizzonte c’è di che preoccuparsi. Ciò che preoccupa tuttavia non è che Renzi non  abbia bruciato le tappe (cosa obiettivamente impossibile) quanto piuttosto che non stia costruendo la “macchina” di esperti, di studi, di esperienze e di consensi qualificati senza la quale varare riforme davvero innovative non è praticamente possibile. Mentre da un lato annuncia grandi innovazioni dall’altro il suo governo produce non riforme organiche bensì decreti che vengono presentati all’opinione pubblica con soprannomi roboanti, tipo “decreto sblocca Italia”, “riforma della giustizia” e così via, ma i cui contenuti effettivi sono modestissimi. La riforma numero uno da fare in Italia sarebbe quella dell’ amministrazione statale che è tanto costosa quanto inefficiente. Ciò non solo per ridurre la spesa pubblica improduttiva ma anche perché tale riforma è preliminare a qualsiasi altra. Se non si dispone di un’amministrazione statale efficiente manca infatti lo strumento necessario per fare tutte le altre riforme. Eppure il governo Renzi non ci sta nemmeno provando. Si tratta beninteso di un’impresa tutt’altro che facile poiché implica lo scontro con i sindacati storici, che sono schierati a difesa ad ogni costo dello status quo. Però è una battaglia inevitabile se si vuole davvero mettere l’Italia in grado di reggere alla sfida della globalizzazione. Lo stesso dicasi dell’altra questione altrettanto cruciale, peraltro strettamente connessa con quella cui già accennavamo, ossia la razionalizzazione della spesa pubblica. Renzi ha proceduto alla nomina di un suo commissario incaricato di fare proposte al riguardo. Questi le ha fatte, ma poi fino ad oggi non è successo nient’altro.

Renzi è invece riuscito a ridurre di 80 euro al mese il prelievo fiscale alla fonte che grava sui lavoratori dipendenti. Tale riduzione, che vale  soltanto per i redditi più bassi, non ha però sin qui dato la spinta ai consumi che il governo si attendeva. Chi, avendo un reddito basso, incassa i famosi 80 euro evidentemente o li usa per pagare dei debiti accumulati in precedenza o li risparmia. Per di più non si sa fino a quando il governo riuscirà a finanziare tale beneficio. Frattanto la situazione economica complessiva dell’Italia non solo non migliora ma anzi peggiora.  Se Renzi avesse contro il grosso dei mass media, come li aveva contro Berlusconi, adesso sarebbe già sulla graticola. Finora gliela risparmiano, ma fino a quando?

Fatto sta che, in questo suo primo semestre di governo, Renzi ha dedicato la massima parte delle sue energie a un’ambiziosa (e a nostro avviso nefasta) riforma costituzionale. Il Senato, cui era stata presentata lo scorso 8 aprile, l’ha infine approvata in prima lettura l’8 agosto al termine di un durissimo scontro che per quattro mesi ha monopolizzato l’attenzione sia delle forze politiche che del governo. E’ un progetto di carattere marcatamente centralistico, che abolisce le province ma non le prefetture e che riduce le Regioni a organi esecutivi della politica del governo centrale. Al di là di tutto ciò c’è da domandarsi se fosse questo il momento per imbarcarsi in una riforma costituzionale. Quella italiana è una Costituzione cosiddetta “rigida”: ogni sua modifica richiede due passaggi in ciascuna delle due Camere a non meno di tre mesi l’uno dall’altro. Al primo passaggio basta la maggioranza semplice, ma al secondo occorre una maggioranza assoluta. Si procede poi a referendum popolare confermativo salvo che le Camere al secondo passaggio abbiano approvato l’innovazione con la maggioranza dei due terzi. Renzi comunque si è impegnato a indire un referendum anche in tal caso. A questo punto c’è il rischio che l’iter di approvazione di questa riforma, la cui urgenza è quanto mai discutibile, finisca per monopolizzare la vita politica italiana per i prossimi due anni. L’Italia se lo può permettere? Certamente no, ma non se lo può permettere nemmeno Renzi. Gli converrebbe lasciar perdere questa malaugurata riforma e impegnarsi nelle due riforme davvero urgenti di cui si diceva, in mancanza delle quali l’Italia rischia di ripercorrere all’indietro tutta la strada che la portò dal 1945 al 1975 a trasformarsi da Paese in macerie a membro del G 7, il club delle maggiori economie industrializzate del mondo.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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Una risposta a Il governo Renzi compie sei mesi: pochi per tirare un bilancio, ma già abbastanza per capire fin dove potrà arrivare

  1. francesco taddei ha detto:

    la grande rivoluzione in italia sarebbe quella della responsabilità: se fai più e meglio ti premio, se fai casino paghi. per tutti(statali,magistrati,insegnanti,operai…tutti!). ma non si farà mai perché è culturalmente osteggiata da tutti. da politici, da imprenditori che vivono di sussidi, da preti che per carità non facciamo i cattivoni, dai democratici che gridano al nuovo fascismo..ecc. un giorno andremo in bancarotta e lo straniero non si accontenterà più di farci il piano Marshall o di allearci nell’impero nato. questa volta verranno casa per casa con bastoni e….bastoni.

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