I mille giorni di Renzi: l’idea d’insieme è buona, ma poi resta il problema del come e del con chi

 

Taccuino Italiano, Giornale del Popolo, Lugano, 17 settembre 2014

Ieri a Roma il premier italiano Matteo Renzi ha preso la parola sia alla Camera che poi al Senato per annunciare il suo programma per il tempo che resta fino alla scadenza dell’attuale legislatura, ossia fino al febbraio del 2018. Ci ha tenuto a dire di non temere le elezioni anticipate, ma di essere convinto (e come non dargli ragione?) che riforme importanti come quelle che egli ambisce fare non si compiono in poche settimane, ma richiedono un impegno sistematico e di lungo periodo. Renzi si propone perciò di realizzare nell’arco dei prossimi “mille giorni”, ossia entro il maggio 2017, il piano di riforme a cui pensa, per poi lasciare tempo alla prevedibile “riorganizzazione delle forze politiche” che avverrà all’ombra della prevista nuova legge elettorale. Con quella libertà di spirito che è un simpatico aspetto del suo carattere, il premier italiano ha presentato e difeso il proprio progetto politico facendo un discorso programmatico e di metodo, ma senza spiegare niente in dettaglio. In apertura ha delineato un orizzonte complessivo senza dubbio nuovo e di grande interesse. Ha cominciato affermando che quando si dice che l’Italia non è un paese normale non le si fa una critica ma un complimento in quanto è un paese eccezionale. Al di là del gioco dialettico l’affermazione è molto significativa. L’anormalità cui si vuole alludere quando si dice che “l’Italia non è un paese normale” – un luogo comune diffuso nel suo establishment laico-radicale – è quella che deriverebbe dal suo aver respinto la Riforma ed essere rimasta cattolica. Questa scelta storica (che invece per parte nostra riteniamo provvidenziale) le avrebbe impedito di diventare moderna. Se dunque il leader del partito in cui si peraltro si riconosce buona parte di tale “razza padrona” ha il coraggio di ironizzare sulla presunta anormalità italiana, e ne rovescia il significato, non possiamo che applaudire. Resta però da domandarsi come potrà mai tirare davvero le conseguenze di tale lucidità tenuto conto delle forze che sono in maggioranza nel suo partito. Un altro elemento altrettanto innovativo e importante è stato la sottolineatura della centralità per l’Italia dell’area mediterranea, e del rilievo che la politica estera deve perciò avere nella politica italiana.

A chi lo rimprovera di fare più annunci che fatti concreti il premier italiano ha replicato che in questi suoi primi mesi di governo ha fatto “la cornice del puzzle” delle riforme; che si ripromette poi di completare appunto entro il maggio 2017. Considerato che quel puzzle comprende le riforme della pubblica amministrazione, delle imposte, del diritto del lavoro e della giustizia, non resta che fargli i più vivi auguri. Il nocciolo del problema non sta però nel “che cosa” ma nel “come”: le intenzioni sono ottime, ma la cultura politica del suo partito va in senso opposto a ciò che Renzi auspica. Con quali alleanze sociali e culturali potrà egli portare avanti l’ambizioso progetto, che implica grandi liberalizzazioni e la rottura di consolidati privilegi neo-corporativi? E’ questa una domanda di cui non si vede la risposta. Con il suo radicale statalismo la riforma della scuola, l’unica su cui sin qui il suo governo è entrato nei dettagli, induce a tristi pensieri. E .lo stesso dicasi del suo annuncio di una legge sui “nuovi diritti civili” che con l’aria che tira rischia di dividere il Paese per soddisfare lobbies tanto influenti nei media quanto lontane dal comune sentire del popolo italiano.

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Informazioni su Robi Ronza

Giornalista e scrittore italiano, esperto di affari internazionali, di problemi istituzionali, e di culture e identità locali.
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